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ALDO D’ANDREA: PROGRAMMAZIONE DEL PIANO SANITARIO PROVINCIALE IRPINO DA AFFIDARE AL CANDIDATO GOVERNATORE DEL CENTROSINISTRA NELLA CONSULTAZIONE ELETTORALE REGIONALE 2015

Posted by Staff su febbraio 13, 2015

Dott. Aldo D’Andrea,
chirurgo toracico e cardiaco
Componente della Commissione Regionale Sanità del Partito Democratico
Avellino Tel.: 347 6210235

PROGRAMMAZIONE DEL PIANO SANITARIO PROVINCIALE IRPINO DA AFFIDARE AL CANDIDATO GOVERNATORE DEL CENTROSINISTRA NELLA CONSULTAZIONE ELETTORALE REGIONALE 2015

L’erogazione dei servizi sanitari non può essere calibrata unicamente tenendo conto del versante delle spese, perché lo sguardo monoculare ignora fattori di civiltà e, come paradosso, determina, nel contempo, anche cattivi risultati in termini finanziari, addirittura opposti a quelli attesi.
Fenomeni come quello della emigrazione dei pazienti in altre regioni d’Italia, legato alla ridotta tempestività della erogazione delle cure, per la riduzione di strutture e del personale, se all’apparenza paiono sgravare i conti ordinari regionali, al contrario invece, appesantiscono fattualmente il sistema produttivo e previdenziale generale e locale, stornano risorse del SSN destinate alla Campania verso altre Regioni e rendono vano quel tipo di criterio di risparmio; paradossalmente, si compie una sorta di eterogenesi dei fini, finendo per spendere di più.

Nello spirito dei costi standard e nella introduzione dei LEA, il legislatore intese, invero, che dovesse farsi ricorso ad un maggior controllo e all’utilizzo ottimale delle risorse, pur sempre, però, nell’interesse del cittadino, che, nella sua essenza ontologica di persona, doveva restare comunque cardine del sistema sanitario. Da questi criteri, ne è derivato che i costi “pro-capite” che attualmente la Campania riceve dalla ripartizione dei fondi del SSN, però, non tengono conto delle condizioni socio-economiche dei cittadini, certamente più modeste, se comparate a quelle di altre Regioni d’Italia; il budget ripartito, infatti, è stato calcolato come il mero derivato risultante dalla densità abitativa e dalla età più bassa dei suoi abitanti, mentre ne ha ignorato del tutto altre, ben più incidenti sul benessere fisico, che sono indubbiamente quelle legata al vissuto disagio sociale.

Inoltre, è opportuno precisare che, per fatto storicamente rapportabile ad una sorta di “contenimento degli abusi”, l’Irpinia riceva dalla Regione le rimesse più scarne, non assolutamente in linea con quelle che sono esigenze imprescindibili, sia in termini di adeguata assistenza che in termini di risposta alla domanda sanitaria attuale.

La giunta Caldoro, se è vero che mena a suo vanto l’aver sanato il grave debito della Sanità regionale, addirittura dichiarando di aver ottenuto il pareggio di bilancio, deve dirsi pure che ha scelto di agire solo ricorrendo a provvedimenti difettivi, quali riduzione del personale, soppressione di strutture e aumento smodato dei tickets; sono state scelte, queste, che hanno appesantito i già onerosi fardelli sociali ed economici che attualmente gravano sulla popolazione campana.Altra strategia, altra linea, invece, sarebbero state gli sforzi di ottimizzare le risorse, l’organizzare le reti interconnettive tra pubblico e privato, la cancellazione degli sprechi, il virtuoso controllo delle convenzioni e degli accreditamenti, che avrebbero parimenti alleviato le casse regionali, rifugiando dal semplicismo della abusata pratica dell’aggravio di tassazione e dalla riduzione dell’assistenza, cui questa Giunta ha ritenuto di ricorrere. Perciò, le incongruenze delle scelte di Caldoro sono grandi, fanno da sfondo evidente alla sua gestione inefficace; vale la pena, al proposito, dire che solo attraverso la chiusura di 11 ospedali e il taglio di 10000 unità di personale, vengono risparmiati oltre 450 milioni di euro all’anno.

Da questi tagli indiscriminati, l’Irpinia è stata ampiamente interessata; la soppressione dell’assistenza e il mancato potenziamento dei poli di eccellenza, come quelli dell’Ospedale di Avellino e di Ariano Irpino, danno l’immagine plastica della caduta dei LEA nella provincia. Di più; insindacabilmente, questa Giunta ha ritenuto di dover accreditare circa 920 strutture private, in Regione, senza aver prima verificato quali fossero le carenze del pubblico servizio, o dall’aver discusso delle reali necessità per il soddisfacimento dei LEA. In altri semplici termini, si è inteso concedere convenzioni a strutture private in modo del tutto slegato dalle vaste carenze rilevabili dell’offerta sanitaria presenti, tanto da poter indiziare questo provvedimento di arbitrarietà, sia perché non fondato su criteri di raziocinio, sia perché comporta la duplicazione di offerte di alcuni servizi sui territori, a scapito di altri, che, carenti sono e carenti restano. Al proposito, valga l’esempio dei centri di dialisi, o di strutture pediatriche e psichiatriche; ci si chieda, in sostanza, se, in forza delle convenzioni concesse alle 920 strutture private, ne deriverà, in Regione, l’abbattimento delle liste di attesa per esami diagnostici. Molto improbabile che questo accadrà.

L’aumento dei tikets, poi, ha prodotto il fine opposto a quello che ci si è proposto, se è vero che l’introito derivante da questi è…. decresciuto, piuttosto che aumentare, come nelle attese del legislatore. Infatti, dai precedenti 65 milioni di euro che la Regione introitava, dopo l’aumento dei tickets, se ne incassano ora…45, cioè circa 20 in meno! Inoltre, la sottrazione di strutture secondarie in zone impervie e di difficile collegamento, la mancata riqualificazione e riconversione delle stesse strutture, la non uniformità dei costi per singolo cittadino in relazione alla sua residenza intraregionale, sono, nello specifico, scelte francamente ingiuste e sbagliate.

Occorre riflettere seriamente su questo, affinché possano poi esservi le migliori condizioni per rilanciare nei termini migliori la erogazione dei servizi sanitari, partendo dalla verifica degli indici di affidabilità per singole strutture sanitarie, dalla rete dell’emergenza da organizzare, dalla integrazione tra l’assistenza primaria sui territori e quelle secondarie e terziarie, dalla stesura del piano di prevenzione per le misure di profilassi, assolutamente indispensabile, anche alla luce dell’inquinamento di vaste zone della nostra Provincia, come il quartiere della ferrovia di Avellino e quello della Valle del Sabato. Ma non ne mancano altri. Va sempre ricordato che la conformazione fisica della nostra Irpinia offre di sé un pluriversum geografico; accanto a zone fortemente urbanizzate, con alto indice di insediamento abitativo, ve ne sono altre in condizioni del tutto opposte, collinari o montuose, interne, con bassa densità abitativa, distanti dai centri più urbanizzati e dotati dei servizi di assistenza.

Parliamo di un’area vasta e di una popolazione di diverse decine di migliaia di unità, e perciò qui si pongono questioni specifiche di grande e seria rilevanza. Conosciamo i luoghi; sono nuclei abitativi costituiti da piccoli paesi, in maggioranza al di sotto dei 5000 abitanti, molti di essi al di sotto dei 3000, posti per lo più in zone impervie, sulla dorsale appenninica, frequentemente innevate d’inverno. Ci riferiamo all’Alta Irpinia naturalmente, ad una zona, cioè, del tutto dimenticata o ignorata, se si considerano le strategie che hanno guidato ultimamente l’ASL Av, il cui direttore Florio fu “misso dominici” della Regione con funzioni di prefetto liquidatore delle speranze delle genti d’Irpinia. Si stigmatizzi, qui, tra le altre “perle”, la soppressione dell’ADI (assistenza domiciliare integrata), che è stato vanto irpino, unico esempio, in Regione, di assistenza ed efficienza, punto di emulazione, alla fine pur esso soppresso da un ineffabile direttore dell’ASL Av, incurante del disagio degli inabili, indifferente alle attese dei deboli ed esposti, in preda ad un cupio dissolvi frutto di un disegno di sottrazione e di risparmio, purchessia.

Invece, sono anche questi cittadini, cui doverosamente la Regione deve assicurare il diritto alla salute. Tra l’altro, è bene precisare che molte di quelle zone non vanno certo considerate a rischio estinzione, perché, causa la bellezza dei luoghi, l’ospitalità delle genti, l’apprezzata gastronomia, la bontà delle colture, la qualità dell’artigianato, sono da tempo meta di visitatori, specie durante il periodo estivo, a premio di una particolare forma di turismo, quello rurale, fortemente in espansione, in virtù dei costi contenuti e della elevata qualità nella offerta. Ridimensionare i servizi in quelle zone, se non cancellarli, come di fatto è avvenuto in questi ultimi anni, non solo mostra sgradevoli aspetti di brutale insipienza, ma rivela anche la scarsa propensione di questa Giunta regionale a favorire, o mantenere, economie che, solo apparentemente marginali, stanno vieppiù autonomamente potenziandosi in forza dei loro prodotti di qualità, capaci di accreditarsi anche oltre i confini nazionali.

Valga l’esempio, uno per tutti, di un paese di poche migliaia di abitanti in alta Irpinia, Calitri, che da qualche anno, poco più di un decennio per essere precisi, è divenuto riferimento di investimenti edilizi inglesi, e frequentato da persone provenienti da quella area d’Europa. Non tener conto di ciò, produce vulnus in termini di civiltà, di democrazia, di incomprensione dei fenomeni di crescita e di sviluppo spontaneo. E’ dovere inderogabile della Regione, allora, contemplare nelle sue strategie programmatiche queste caratteristiche e specificità; occorrerebbe prevedere, come mai finora seriamente è avvenuto, la più proficua connessione di questi territori e dei suoi cittadini al sistema integrato della rete di emergenza provinciale e regionale.

Al proposito, l’indirizzo dell’ ASL verso multiple costituzioni di UOCCP( Unità Operativa Complessa Cure Primarie), favorirebbe di certo l’integrazione Territorio-Ospedale, a tutto vantaggio del cittadino, che diverrebbe “cliente” più fiducioso del sistema sanitario, non solo per patologie a carattere di urgenza o di emergenza, ma anche per quelle patologie ad evoluzione cronica che incidono in modo rilevante sui costi del sistema; ci si riferisce qui all’ipertensione arteriosa, al diabete, alle neuropatie centrali, alle disendocrinie, alle malattie artrosiche. Di più: per quei luoghi vi è oggi la possibilità di migliorare e potenziare i meccanismi in termini di innovazione, facendo ricorso alla Telemedicina. E’ un avanzato presidio tecnologico, questo, che può diventare cardine di una proposta programmatica di avanguardia, utile nell’organizzazione dell’emergenza, e non solo, simbolo di un centrosinistra che vuole offrire di sé la capacità di cogliere le conquiste della modernità e di volgerle a favore del puro e immediato interesse del cittadino.

Se si considerano le cause di morte, gli accidenti vascolari, cardiaci e neurologici, sono quelli più frequenti. L’ appropriatezza delle cure in questi casi è aspetto fondamentale e imprescindibile, se si vuole che si determinino condizioni migliori di sopravvivenza e di guarigione; il ricorso alla Telemedicina assicura sia tempestività nella correttezza della diagnosi che nelle cure, creandosi nell’immediatezza, attraverso il ricorso a questo presidio tecnologico, una trasmissione a distanza di dati ed un collegamento video con i poli di eccellenza di Avellino e Ariano. Si comprende facilmente, quindi, come già in un centro di cure di I livello, ad un paziente in preda ad un accidente vascolare si assicurerebbe immediatamente il percorso diagnostico e terapeutico più qualificato, potendosi imporre, nell’interesse del paziente stesso, fin da subito la necessità del suo trasferimento, sia per cure invasive che per escludere le stesse, evitando così inutili apprensioni e sprechi per patologie curabili anche in ambienti di cura generici o a domicilio dello stesso paziente.

Su questo e su altro vale la pena riflettere, interrogarsi, invigilare, se si vuole che la Politica segua i tempi e non affanni nel rincorrere l’Uomo proteso alla emancipazione di sé e dei suoi costumi.

Aldo D’Andrea

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