I Resistenti, con il Sud

Aldo D’Andrea: i “cittadini parlamentari” non amano concedersi

Posted by Staff su marzo 17, 2013

beppe grillo

Ballando sul Titanic: la musica suona e nuovi attori intrattengono, ma gli spartiti restano gli stessi. La nave va come va, e ognuno suona e recita un po’ come gli pare, tanto grande è l’illusione che sarà “quello stesso iceberg ” a correggere la rotta e finanche a portare in solari mari calmi e soporosi.

Fatte le elezioni, incuria, incapacità, ignoranza, condite da presunzione e incoscienza, servono il conto a questa “povera” Italia, attonita e intimorita.

Sotto il cielo, sopra la terra, c’è molto più che nei conti del ragioniere, profetizzò Shakespear; nel nostro Paese, il cielo è lontano, la terra è arida, il ragioniere è ubriaco.

Eppure, dalle elezioni il ricambio importante nel nostro Parlamento vi è stato, e giovani e donne ve ne sono ora in “abbondanza”; ma per far che, ancora non è lecito scoprirlo, visto che i nuovi “cittadini parlamentari”, per ripetere il loro stesso “mantra”, non amano concedersi, sfuggono e si trincerano dietro veli e misteri da cui mai, ma si spera solo per il momento, dovranno trasparire le loro future mirabolanti soluzioni che gelosamente nutrono in serbo.

 E perciò, niente Governo, niente dialogo, niente accordi. Che siano quegli stessi “partitacci” a finire quel loro lavoro così ben avviato; siano loro stessi a stendere definitivamente il Paese, così, sulle macerie fumanti, sarà più facile ottenere il 50%, o addirittura il 100%, dei futuri consensi, secondo le appena accennate profezie del loro “guru” e dell’altro suo misterioso comprimario.

 Politica moderna; torna il tempo delle tre scimmiette: una non vede, l’altra non parla, l’altra ancora…fa rumori del tipo  referendum sull’euro…. Poc’anzi si diceva dell’iceberg, e a “quell’iceberg” il nocchiero e il mozzo pare vogliano affidarsi per scegliere la rotta del Titanic nuova versione.

 Nel frattempo, le multiple attese dei cittadini, quelle che richiedono un Governo che tracci il percorso, aiuti il mondo del lavoro, sgravi dagli assurdi fardelli di autentici macigni su chi ancora riesce a produrre ricchezza, svolti verso un reale processo di moralizzazione pubblica, decapiti l’idra della burocrazia, diventano del tutto secondarie, perché “a monte”, tanto per usare il neologismo caro agli imbecilli, o a quelli in malafede, restano preminenze, riti e liturgie care al Palazzo, e da cui proprio non è possibile sfuggire, malgrado le recenti conquiste dei tanto innovatori social networks “palingenetici”.

 Poc’anzi si è detto delle “virtù” del nostro ceto politico, vecchio e nuovo.

Non a caso ai miei occhi si stagliano, nelle nostalgie del tempo andato, le nerocrinite figure dei cari giovanotti in Parlamento, Casini, Buttiglione, D’Alema, Cicchitto, La Russa, Gasparri etc, etc; ciò per ricordare che anche i “vecchi” sono stati giovani, sempre lì, in Parlamento, in perenne servizio salvifico per il Paese.

Fin da ragazzi, questi qui, sentirono il tocco della vocazione dei missionari, e stanno ancora consumando il loro tempo in battaglie sociali sulle trincee della resistenza, in difesa degli interessi comuni.

O indefessi eroi.

Purtroppo, a volte, alla giovinezza non s’accompagna altro; i vari Pertini, Moro, Berlinguer, De Gasperi  che non si distinguevano certo per sesso o freschezza, seppero insegnare che essere capaci, avere buona moralità, possedere senso alto delle Istituzioni, non è cosa legata all’età. Ci si augura che non resti pedagogia di altri tempi.

E torniamo ai tempi nostri,  perché dopo il salutare sconquasso elettorale, siamo alla vacatio di oggi, onde per cui, sono molto sgradite le chiacchiere. Le forze in Parlamento dovrebbero sentire la responsabilità di rappresentare le Istituzioni, e con esse le “fortune” di un popolo ancora più in preda a privazioni di ogni sorta; urge che nasca un Governo.

 Mi auguravo, e mi auguro tutt’ora, che si faccia largo innanzitutto l’idea di dare al Paese, in primis, ciò che argina l’emergenza attuale, poi che si cambi la legge elettorale e poi ancora che finalmente si torni al voto quanto prima, autunno o primavera dell’anno prossimo che sia, mettendo noi tutti da parte sia nostalgie dei tempi andati che false speranze di futuro; è tempo di vivere il presente con le sue le tante tribolazioni che ci porta.

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