I Resistenti, con il Sud

Aldo D’Andrea: Cambiare si può, la rivolta delle anime belle

Posted by Staff su dicembre 18, 2012

Cambiare si può

 

 Nella battaglia di Montaperti, 1260, accusato per la condotta scriteriata, all’indice  per la sconfitta subita, il capitano dei guelfi replicò più o meno così: ” e voi dove  eravate, perché non siete intervenuti a correggere i miei errori?”

Già; la ragione di non evadere domande di questo tipo, è quella che ha  portato alla nascita del movimento Arancione, e alla lista “Cambiare si può”; è  stata avvertita, forte e chiara, la necessità di intervenire prima che la battaglia fosse persa, prima che l’Italia fosse ancor più gravemente  immiserita, prima che fosse più oberata da speculatori e grassatori.

E’ evidente la palude politica nella quale da tempo il Paese si dibatte, invischiato da fanghiglia e melma appiccicate alle Istituzioni, al punto da renderle untuose, pesanti, scostate dalle istanze della quotidianità dei  “miserabili”.

Noi, i “miserabili”. Il pensiero dominante delle classi dominanti  è creare una società dei bisogni, ove gli individui vivano nella paura delle  loro debolezze e si prostrino ai voleri senza domandare, con diritti ridotti,  nella attesa di benevolenza e pietismo altrui.

E’ la loro rivoluzione questa, quella della cosiddetta destra liberale europea, retta sul “riformismo” revanscista, quello ottocentesco per capirci.

Meno servizi sociali, ricorso all’uso edulcorato del lessico e a fonemi anglofoni, pur di produrre imbroglio mistificante pensiero e atti, con fine rivolto a redistribuire ricchezze a vantaggio dei…ceti abbienti e a danno di quelli meno abbienti, o per massiccio trasferimento di ricchezze a vantaggio di derivati finanziari, con danno all’imprenditoria produttiva e al lavoro nelle sue forme.

La figura dell’azzeccagarbugli de ” I Promessi Sposi” è  egemone, ed è quella finemente evocata dai comportamenti di questa classe dominante, conservatrice e lobbista.

Aumento delle tasse e “spending review” formano di per sé una miscela di sottrazione esplosiva, che se aggiunte agli impegni devastanti assunti con il “fiscal compact”, stante l’obbligo delle sue regole in Costituzione, condannano il nostro Paese a politiche privative di diritti per i prossimi vent’anni.

Malgrado queste strategie scriteriate, però, i risultati saranno vani, perché l’effetto vero e certo che ne potrà derivare, sarà solo la cronicizzazione della economia di recessione e la scopertura sempre più importante delle garanzie sociali.

Questa è la ricetta attuata dal “salvatore nostro” e dai suoi corifei, dal Professore, dai tecnocrati, patrioti dell’euro, che garantiscono sicuri rendimenti finanziari ai grassatori, con annesse spremitura e stritolatura popolare. Ci si può liberare da questo “salvatore” e dai suoi discepoli?

Sì, con la rivolta delle “anime belle”, di quelle che normalmente sono invisibili nei tempi “normali”, e che provano a ritrovarsi prima nelle variegate forme del ribellismo e poi spontaneamente ad andare verso forme organizzate; nascono movimenti spontanei, effervescenze disordinate, aggregazioni parolaie, vissuti squinternati di entusiami, esagerazioni infantilistiche, o come più aggrada, certo, però, che queste sono tutte azioni sospinte e accalorate dal puro sentimento dell’indignazione, che si rinforzano nella consapevolezza dell’esserci e poi nel riformismo vero, quello del solidarismo e dell’equità sociale, per intenderci.

E questo fa paura, perché, nel tempo, queste aggregazioni tendono, mano a mano, ad affrancarsi da aspetti inutili, e a consolidarsi invece nelle concretezze. E a questo punto ancor più la paura cresce, e “fa novanta per tutti”.

“Facit indignatio versus”, scriveva Giovenale a connotare la sua poesia, e di sicuro “l’indignazione” sarà anche il sentimento che connoterà il voto politico del prossimo febbraio. Vincerà, non potrà non vincere, quella moltitudine di gente di lavoro e di fatica, di precarietà, di bisogni, di tartassati, perché ad essa si salderà anche chi crede che l’equità sociale sia valore morale ed economico, che il lavoro sia e debba essere  volano di sviluppo e di dignità della persona, che il mondo da consegnare ai ragazzi debba essere più ordinato, più serio di quello che da tempo si sta delineando.

Il movimento “Cambiare si può” è nato, e anche qui, ad Avellino, si è presentato al pubblico.

Lo ha fatto sabato sera, ed è stata la “prima” della rivolta delle “anime belle”, di quel mondo trattato con tanta leggera sufficienza, pure deriso dagli illuminati onniscienti soloni della nostra politica professionista, quelli, cioè, che hanno saputo così bene impegnarsi a scombinare e degradare il nostro Paese, tanto da renderlo esempio comico planetario.

E sono pure riusciti nella loro stolta impresa. Però, il “bello” ci salverà, (Dostojevski) ed il “bello” spazzerà pure  parassiti e  mandarini .  Alla “prima” delle anime belle io c’ero; erano tante, e le ho ammirate.

Aldo D’Andrea

Advertisements

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

 
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: