I Resistenti, con il Sud

Aldo D’Andrea: l’Italia insultata

Posted by Staff su aprile 10, 2012

L’Italia insultata

Mezzo miliardo di euro ai partiti politici, che sono soldi pubblici di alimento per corruttele e inutili sprechi, lauree pataccate che affossano la grammatica ed elevano ragli e rutti a discipline superiori, porcherie varie per consentire smodatezze e deliri di onnipotenza a indegni rappresentanti, che siano essi dirigenti o politici, vacanze in posti esotici da oltre 5000 dollari solo per dormire (Schifani-Rutelli-Casini alle Maldive in dicembre), cialtronerie e indecenze da galera in bella mostra nelle aule parlamentari; tutto è “a gratis” per questi nobili signori del Paese di Bengodi, a “lenimento delle loro sofferenze” procurate dalle, ahimé, privazioni diffuse a cui sono da tempo costretti gli “altri” italiani. Quando si dice la solidarietà! Questi sono insulti all’Italia.

Primo, se quel mezzo miliardo “rubato” dai partiti politici trovasse giustificazione “per i costi della democrazia”, sarebbe ancora ancora più o meno tollerato, ma, di grazia, quei predatori dovrebbero allora saper anche spiegare del perché dobbiamo poi trovarci in pieno regime oligarchico, cioè non democratico, avendo oggi, anzi subendo, una specie di governo degli ottimati, cioè senza che nessuno di questi sia mai stato eletto, e che sta assumendo decisioni sempre più pesanti per i deboli e leggere per i forti.

E qui, tra l’altro, vi è il chiaro esempio di come la Politica sia scienza troppo impegnativa per lasciarla agli economisti, e per di più di parte. Prima se ne vanno, meglio è. Secondo, se quelle loro lauree pataccate servissero solo a cingere la fronte di insulsi “ciucci” o a decoro di muri di grassatori, avrebbero un significato trascurabile, perché solo ornamento di sventurati; invece, purtroppo, questi plebei della buona educazione, anche servendosi di esse, pretendono poi di guidare addirittura processi di “modernità”, e di interpretarne l’essenza.

Luci rosse e familismo amorale ben intinto nelle brume nordiche. Terzo, 5000 dollari o 4500 euro sono il corrispettivo paga di quattro mesi di lavoro di un operaio, un anno di lavoro di un giovane in un call-center, anche laureato,  sette-otto mesi di un pensionato al minimo; spenderli in una sola notte per dormire in alberghi di vacanze in luoghi esotici può tranquillamente farlo un possidente, un imprenditore ricco, un finanziere, un agiato professionista, ma può farlo meno un uomo politico o di Governo in un momento di così grave sofferenza per il Paese e per una così gran parte dei suoi cittadini.

Anzi proprio non deve farlo e non dovrebbe consentirlo la sua coscienza, specie alla luce di ciò che sta venendo fuori in questi giorni. Già, la coscienza; se ne esiste ancora una. Quarto, sarebbe ora che il popolo italiano si riappropriasse del diritto di scelta dei propri rappresentanti al Parlamento; se cialtroni e indecenti proprio debbono sedere su quelle panche, che ci si lasci almeno la possibilità di farlo consapevolmente.

Ovviamente è un paradosso questo, perché due cose noi occorre volere fortemente per la rinascita del Paese, che sono la volontà di premiare le persone perbene e di cancellare del tutto lo schifo dei rimborsi elettorali. La prima sarà la pietra su cui rinascerà il principio che sul lavoro cresce una società civile e la seconda servirà ad indirizzare verso utilità comuni fondi pubblici che oggi, al contrario, sono orientati verso vergognosi famelici appetiti da suburra.

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