I Resistenti, con il Sud

Aldo D’Andrea: Monti e la sua guerra ai poveri.

Posted by Staff su marzo 19, 2012

MONTI: OPERAZIONE GUERRA AI POVERI

Un utile gioco di comparazione: 250 milioni di euro possono o azzerare i debiti dello Stato con le imprese campane, e si eviteranno così anche possibili e malaugurati licenziamenti, o, quegli stessi 250 milioni sparendo allo schiocco delle dita, possono rendere più felice un partito, la Margherita, magari “sistemando” campieri e mezzadri . Credo che il 95% sceglierebbe per il primo impiego, l’altro 5%, ed è quello che dichiara di aver fiducia nei partiti, si orienterebbe per il secondo.

Altro gioco: i tributi possono provenire in misura maggiore o da quel 10% che possiede beni oltre il 50% del PIL,  o, facendo risparmiare i primi,  spremere maggiormente il restante 90%  dei contribuenti, meno abbienti. Monti ha preferito ricorrere alla seconda opzione, ed il gioco si è chiuso con il paradosso che il 55% degli italiani afferma pure di aver gradito queste scelte. Autentico mistero, o solo perché nella testa di tutti ci sono ancora i misfatti del governo Berlusconi. Vorrà dire che il tempo sarà galantuomo e metterà le cose nella giusta luce.

Giocando e rigiocando però, siamo arrivati alla farsa, e il riso è divenuto forzato, dal  sapore amaro.  Siamo giunti all’epilogo di un’epoca disgraziata, forse iniziata in quel lontano e pessimo 9 maggio 1978 dell’uccisione di Moro,  cui è seguita la crisi dei primi anni ’90 e di tangentopoli, poi il declino dei partiti politici e del suo ceto dirigente, ed infine la imposizione di regole finanziarie neofeudali che hanno soverchiato quelle di economia. Ne sta uscendo stravolto l’impianto distributivo derivato dalla sconfitta europea del nazifascismo,  che ha assicurato finora  crescita e contemporanea assicurazione del welfare sociale.

Paiono questi, quattro fossi, ed il Paese ne è rimasto impantanato.  A tangentopoli, e alla crisi di sistema dell’epoca, seguì Berlusconi, un burlesco personaggio dalla vuota simpatia, capace per lungo tempo di imbrigliare la “fantasia” di gran parte degli italiani; oggi, alla crisi generata dalla insipienza e indifferenza dei governi del succitato burlesco, sta seguendo l’Amministrazione Monti, fatta da persone di aspetto presentabile, sobrie pure, ma testarde nell’attuazione di “papelli” imposti da chissà chi, e tenaci nel condurre la battaglia definitiva per la sottrazione di welfare sociale e  per l’ulteriore impoverimento dei poveri cristi, già da tempo allenati a privazioni in successione.

L’operazione guerra ai poveri, condotta dall’alfiere Monti, riesce ed è in “progress”, e così il paese dei sudditi e della servitù si avvia tramortito, schiantato, ad essere deriso con lacrime di coccodrillo e cinici risolini dispiegati a turno da ministri ed eccellenze varie. Tempo di neofeudalesimo,  già si è detto. E che PDL-UDC appoggino Monti e guidino i giochi è comprensibile, perché rientra nella logica degli schieramenti, nella consustanzialità degli interessi di rappresentanze e delle loro passate alleanze, ma il PD che c’entra con loro?

Perché e cosa sia davvero successo per essersi verificato l’aborto di un governo di destra addirittura sgravato dal PD, è cosa che solo il PD potrà spiegare, come pure dovrebbe dirci che sa di questo mefistofelico “spread” che da oltre 500 punti, in breve tempo, quasi tarantolato, arretra sotto la soglia dei 300. La riguadagnata fiducia diventa mistero gaudioso, e banali spiegazioni “all’uopo”, non sono fin da ora accettate come benvenute.

Vengono i dubbi, e vengono grandi, specie quando si avverte un che di oligarchico nell’aria, e ci si convince di questo perché si è inconfutabilmente in presenza di governanti non eletti, mai legittimati, sfuggiti al giogo del consenso, concepiti probabilmente oltre i confini d’Italia e oltre gli interessi del suo popolo, e che malgrado tutto questo, fanno cose che ad altri, eletti e legittimati, magari le piazze avrebbero difficilmente consentito, tipo questa riforma delle pensioni, questo aumento delle accise, la forte tassazione sugli immobili, l’aumento di tariffe e pedaggi, l’aumento dell’Iva annunciato, la riduzione dei servizi, la prossima “inevitabile” cancellazione dell’art.18 con annessa tartufesca sofferenza lacrimatoria.

Naturalmente, dalla pubblicità del “no party”, Monti pare abbia coniato il “no banche, no assicurazioni, no patrimoni, no…e basta”, e i soliti intoccabili annuiscono con soddisfazione e benevolenza, ammiccando a quell’uno dei loro.

 Oligarchia e feudalesimo, corruzione e trasformismo, come vizi capitali del Paese. E i partiti “stanno a guardare”.

 

Aldo D’Andrea

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