I Resistenti, con il Sud

Aldo D’Andrea dirigente IdV irpino: il progetto dei ragazzi che cambierà il mondo

Posted by Staff su ottobre 21, 2011

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il progetto dei ragazzi che cambierà il mondo

Finalmente i giovani son desti. Non ci si lasci ingannare, né sviare, dagli esecrabili episodi di violenza di Roma, né dalla attesa onda di spocchioso disgusto dei benpensanti e dei ben panciuti per i misfatti accaduti, limitati alla irresponsabilità di qualche centinaio di mascalzoni imbecilli; ciò che sta accadendo nelle maggiori capitali del mondo occidentale, e che fa seguito alla rivolta del Maghreb, è fenomeno globale le cui stimmate sottendono scintille di rivoluzione, e non di pura, banale, semplice rivolta.

Sono prodromi di cambiamenti planetari: gli esattori del capitalismo finanziario ultraconservatore, antimoderno, scroccone, succhiatore di risorse e ricchezze derivanti dal lavoro altrui sono stanati, e finiscono per essere nel mirino di quanti, consapevoli, avvertono la ignobile sottrazione del loro futuro.

Asserragliati nei Palazzi, a mo’ di fortini tenuti da ultimi giapponesi, questi nostri non amati governanti con gli occhi bendati, resistono, inconsci di quanto accade e, da indolenti, perpetuano scelleratezze e affarucoli utili alle loro miserie.

Il Signor Berlusconi, pervicacemente, ordina ai suoi “ragazzi di bottega” sigilli e bavagli; la Signora Polidori, e con lei altri illustri infelici, s’arrampicano surrealmente a ruoli di “vice-chi”  di “sotto-che”, lontani e avulsi dal mondo reale, quasi alieni, straniati dalla indifferenza agli eventi da cui sono avvolti. Non hanno ancora chiaro che quei ragazzi che alzano bandiere di dignità, di libertà, di equità sono di qui a breve, l’aria che li disperderà, il vento che li annienterà. Beati loro, perché se ne andranno senza capire nemmeno perché, e perciò, nella ignoranza, resterà loro un ché di beatitudine.

Ed è in questi periodi di confusione e di disordine, in cui gli spazi delle certezze si restringono,  che necessita la Politica, e certo non quella spicciola dei faccendieri o quella arruffona ed inconcludente dei protagonisti da terza o quarta fila; come nella tragedia greca, ad un certo punto, si staccava dai coreuti il corifeo, così dovrà essere la Cultura a darsi l’assolo di rappresentare ed indicare percorsi evolutivi e di rinascente civiltà.

Dovrà cambiare il rapporto tra individualismo e comunitarismo, e questo è bello che già stia avvenendo negli Stati Uniti, che è patria del capitalismo sfrenato, dovrà trovarsi un equilibrio diverso tra prodotto del lavoro e finanziario, facendo sì che il primo perda la sua funzione ancillare; in questa visione culturale, la sinistra democratica dovrà esprimere la sua autentica vena riformatrice, propositiva e avanguardia di libertà e di equità, nella sfida aperta al liberismo sfrenato, mercatista, deregolato, figlio di genitori noti, con padre Reagan e madre Tatcher.

Non è tollerabile che, a fronte del fallimento di Aziende, i manager responsabili, poi, prendano buonuscite fantamilionarie malgrado tutto. E’ il paradosso assoluto, e significa che i compensi sono slegati dal merito, dalla produttività, dalle forme di reltà.

Questo è il progetto che i ragazzi e non solo, vogliono, e che cambierà il mondo.

Aldo D’Andrea  IdV irpino

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