I Resistenti, con il Sud

Aldo D’andrea de “I Resistenti, con il Sud”: la scostumata durezza del governatore Caldoro

Posted by Staff su febbraio 14, 2011

 

Aldo D’andrea de “I Resistenti, con il Sud”: la scostumata durezza del governatore Caldoro


Per noi Irpini, questo Governo sta sempre più assumendo tratti punitivi.

La marginalizzazione del Meridione d’Italia sta dando segnali inequivocabili sia in Campania che nella nostra Provincia, con lo scippo delle acque, la chiusura degli Ospedali, la subliminale idea che la nostra provincia sia spazio sversatoio di rifiuti.

E l’Irpinia in particolare poi, appare essere simile ad un’anticaglia della soffitta berlusconiana, irraggiungibile anche per colui che pare aver assunto panni da commissario liquidatore della Campania, Caldoro.

Costui, sordo alle istanze ed ai bisogni perorati da Sindaci irpini e dal Presidente della Provincia, mostrò il 12 Ottobre i tratti della scostumata durezza, tipici ed usuali dei deboli, specie se rivolti verso gente con poca voce ed educata alla civiltà, lasciando sbarrati i portoni della Regione, ben difesi da Carabinieri in assetto antisommossa.

Era presente, in quella manifestazione, finanche un Vescovo d’Irpinia, forte solo della sua mitezza e della sua generosità; da qui, forse l’esigenza di Caldoro di asserragliarsi nel Palazzo e difenderlo con ogni mezzo dagli assalti di improbabili rivoluzionari. Ridicolo! Credo che mai come allora, in tanti irpini sia esploso lo stupore dell’elezione di simile soggetto a Presidente della regione Campania.

Ma i guai all’orizzonte non appaiono diradarsi, e anzi, con la organizzazione  federale dello Stato, questa brava gente che ci governa ha deciso la definitiva morte del Sud-Italia. Ragioniamo.

Una corrente di pensiero lascia intravedere che per il Sud-Italia possano così crearsi condizioni definitive per un avanzamento della sua civiltà e del suo sviluppo economico, perché dall’applicazione dell’assetto federale si creerebbero poi le condizioni  nelle regioni meridionali per l’affermazione di una classe dirigente più responsabile.

Parrebbe più possibile, così, che chi compie danni, poi ne debba pagare le conseguenze, e per questo, per evitare probabili sanzioni, si dovrebbe assistere alla riduzione degli sprechi, della corruzione, del clientelismo; di converso, allora, migliorerebbero in conseguenza servizi offerti a noi cittadini e controllo diretto dell’impiego del denaro da noi stesso versato al fisco.

Tutto questo, però, a ben guardare è solo propaganda. Innanzitutto, questa riforma nasce viziata dall’eccessiva impronta leghista e dall’afonia del ceto politico meridionale. Studi della Banca d’Italia hanno ben evidenziato l’impossibilità, al momento, di una convergenza virtuosa delle regioni meridionali verso costi standard dei servizi più bassi, oggi attuati solo in alcune regioni settentrionali. Valga l’esempio disastroso della Sanità campana e meridionale!

Ci fosse un clima politico più sereno, si eviterebbero innanzitutto i rischi devastanti di una riforma così delicata, che pare debba nascere, costi quel che costi, al fine che possa brandirsi come bandiera da presentare agli elettori leghisti, primo decisivo passo verso una fattuale secessione del nord dal resto della Penisola.

Di certo, così come concepito, questo federalismo non tiene minimamente conto delle diverse condizioni di partenza, in termini di reddito, di PIL, e del contesto territoriale particolare, con le sue economie illegali mafiose, e, se si volesse per davvero concepirlo come processo riformatore benefico per l’intero Paese, esso richiederebbe una riflessione sulle attuali diseguaglianze ed una predisposizione a non privilegiare nessuna Regione ai nastri di partenza.

Occorrerebbe allora che si partisse con gradualità e con meccanismi di sussidiaretà efficacemente perequativi. E qui la riforma federale presentata da PDL-LEGA cozza contro ogni logica di buoni propositi, perché appare essere solo concepita per il definitivo affossamento economico e civile del Sud-Italia, a causa della grandezza dei tagli delle rimesse statali, intorno al 50%, e del conseguente decremento qualitativo e quantitativo dei servizi erogati ai cittadini.

E così, la sola opzione nelle mani degli amministratori meridionali resterà il ricorso all’inasprimento della tassazione. E questo sarebbe il Governo che da circa dieci anni, annuncia tagli delle imposte! Sono, solo degli imbroglioni, e, purtroppo, non potrebbe essere altrimenti viste le tante menzogne a cui reiteratamente ricorre il Premier Berlusconi, nel suo rapporto con noi cittadini.

Questa destra sta denigrando il Paese, acuendo le difficoltà della sua Comunità, allentandone i costumi, favorendo privilegi, sfocandone l’unità, favorendo le divisioni e procurando tensioni. Esortiamoci dunque a chiudere il sipario, e prepariamoci al secondo tempo segnato da un urlo: elezioni subito!

E se questo non dovesse bastare, siano allora le opposizioni a dimettersi o a rifugiarsi “sull’Aventino”, pur di lasciare questo Parlamento denigrato al punto da essere divenuto il bivacco delle concupiscenze berlusconiane.

Si costringa Berlusconi alle urna!

Aldo D’Andrea

I Resistenti, con il Sud

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