I Resistenti, con il Sud

Quindici 10 dicembre 2010: discesa in campo del movimento politico-culturale irpino “I Resistenti con il Sud”

Posted by Staff su dicembre 11, 2010

di bernardino tirri

I rappresentanti de “I Resistenti, per il Sud” si involano nel Vallo di Lauro dove questa sera, a Quindici, si terrà il primo convegno-dibattito sulle ragioni della nascita del movimento.

 

C’è un po’ di tensione che un vento gelido di tramontana taglia a fette. Non mancano pensieri di velata preoccupazione che fluttuano nella mente nonostante dolci note di un motivo antico tentino con insistenza impertinente di distogliere l’attenzione da una certa apprensione.

Ci siamo. Le luminarie ci indicano la strada da seguire e ci guidano lungo un rettilineo alberato al luogo dell’appuntamento. Il ghiaccio si scioglie, ci sono tante persone.


Il sindaco Santaniello ci accoglie con uno smagliante sorriso benaugurante e noi, gli ospiti, veniamo inghiottiti dalla folla che ci trascina nella sala mitigando con il calore dei corpi lo sbalzo di temperatura che ci investe.


L’auditorium è ampio, i convenuti molti. Melodie moderne risuonano nell’ambiente e scaldano l’atmosfera che già pregusta l’aria festosa del Natale incipiente.


Pochi i convenevoli, strette di mani e  . . . s’inizia.

Il sindaco Liberato Santaniello nel dare il benvenuto ai convenuti tratteggia le motivazioni alla base della nascita del movimento “la politica in Irpinia è distante dai cittadini. Per certi versi, vive ripiegata sul proprio ombelico, lontana dai territori ed incurante dei problemi della gente.

I sindaci nel loro peregrinare tra gli enti sovra comunali non trovano le risposte ai bisogni dei territori che amministrano: gli interlocutori istituzionali sono assenti. Il movimento è sorto per porre al centro l’uomo, la persona con le sue esigenze, le sue speranze e per aiutare le istituzioni a mettersi in sintonia con la gente che non ne può più. ”

Il centro polifunzionale di Quindici (AV), fresco di inaugurazione, rappresenta un segno di riscossa per questa terra martoriata dalle calamità naturali, non sostenuta dalla politica, pericolosamente minata dal malaffare.

La sollecitazione ai presenti ad esprimere le proprie opinioni è ossigeno, aria fresca, valvola di sfogo ad ansia di protagonismo per individualità vessate, deluse ed ingannate. “Non siamo qui a fare passerella. Siamo venuti ad ascoltare – Pellegrino Del Regno all’uditorio che pesa rapito le parole del già sindaco di Montoro Inferiore ed ex consigliere prov.le – ed a raccogliere indicazioni, a sollecitarvi riflessioni”.


Gli interventi che si susseguono producono una tale spinta corale a partecipare al dibattito che determinano subito una connessione tra platea e relatori.

A cascata fioccano domande su domande. Giovani e meno giovani si avvicendano nell’interlocuzione e si lasciano coinvolgere nella discussione con un intreccio di riflessioni e ragionamenti e spunti di considerazioni che calamitano l’attenzione.

Saccone, da profondo conoscitore delle questioni che interessano i quindicesi accorsi in massa al convegno, ipotizza soluzioni, indica percorsi, individua iniziative da porre in campo, quelle più idonee per affrontare i problemi delle comunità e contribuisce a trasformare il luogo dell’incontro in una fucina di idee, in un laboratorio di analisi propedeutiche a proposte di soluzioni.

Vengono poste questioni, si sottolineano dubbi ed aspirazioni, perplessità e convinzioni.

 

Su questa strada si incammina subito il dirigente scolastico dell’Istituto Comprensivo locale, il prof. Bruno Donnarumma che nella sua veste anche di coordinatore territoriale del Pd di Quindici eccepisce che tali problematiche possono essere affrontate nel partito non fuori.

“Fuori ci sono persone – interloquisce D’Andrea – e, poiché i partiti appaiono come agglomerati senza anima, capaci e protesi solo ad auto generarsi, noi siamo più propensi a rapportarci con chi sta fuori dai palazzi, per annusarne gli umori, intercettarne le aspirazioni e meglio affiancarli nel loro duro cammino quotidiano che con burocrati istituzionali ammantati di finta “classe dirigente”.

Non siamo né contro i partiti, né contro la politica. Anzi, per quello che ci è possibile, vogliamo dare una mano alla politica e, nella fattispecie, al centro sinistra, affinché possano riconciliarsi con tutto un mondo di arrabbiati, di delusi che si sono allontanati e che non vanno più a votare perché si sentono traditi ed abbandonati.


A noi interessa ascoltare persone di carne, ossa e sangue, non gli apparati. Aspiriamo ad interpretarne le esigenze ed offrire così un nostro modesto contributo di proposte utili alla politica per riconnettersi con la gente”.

La discussione si accalora e coinvolge gli astanti in un intreccio di domande e risposte.

I giovani si fanno avanti e tengono il banco nella discussione, operai ed immigrati miscelano le loro problematiche con le questioni dibattute.

Cosa dire di questa prima uscita del movimento? Senza dubbio ha colto nel segno.

C’è fame di partecipazione, c’è ansia per le criticità del momento, c’è voglia di sentirsi vivi, parte attiva nei processi decisionali che riguardano il Vallo.

Il nostro ruolo è questo: sostenere le aspettative, affiancare il bisogno, alimentare sogni e candide speranze  come i fiocchi di neve che sulla strada del ritorno, bianche e fluorescenti lucciole che impattano la macchina che si inerpica su per i monti,  in un magico scenario incantato.

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