I Resistenti, con il Sud

ALDO D’ANDREA de “I Resistenti con il Sud”: Berlusconi e la sua corte dei miracoli

Posted by Staff su dicembre 2, 2010

 

 

 

SILVIO, MARIA STELLA

E

IL SISTEMA ISTRUZIONE VIOLATO

 

E così questa corte dei miracoli che è oggi al Governo del Paese, è riuscita a resuscitare immagini “sessantottine d’antan”.

Certo, a chi è toccato conoscere e vivere quell’epoca, non è bello che riscoprire quel sapore di antiche tensioni, tafferugli, soqquadri urbani, scontri violenti, finanche morti ammazzati, e chincaglierie del genere; era parso che tutto si fosse ormai confinato nell’oblio,  divenuto materia di ricerca esclusiva per Storici,  e invece, questa banda attrezzata ai peggiori miracoli ci ha rituffati in quei tempi industriandosi a richiamarli, cosicché, ora, puntuali, questi ricompaiono appena fuori dell’uscio, ai più ospiti indesiderati.

Di quella Corte,  il duo delle meraviglie, Il Silvio e la Mariastella, finge di ignorare, o per davvero ignora sul serio, che il sistema democratico fonda il suo seme nella capacità di diffondere persuasione, e da qui, cioè da azioni sobrie e da comportamenti decorosi dei delegati a governare, il sistema, con i suoi uomini responsabili, si rinnova in  vitalità ed autorevolezza, in misura geometricamente proporzionale alla capacità che ha di spandersi in credibilità.

Già, ma del Silvio e della Mariastella, in quanto a credibilità, è meglio “il tacer che il dir”, e questo lo si può declinare con certezza e senza necessariamente dover rincorrere alcuna pruriginosa intercettazione.

L’augusto duo, prodotto e derivato scolastico modesto, non poteva che esaltare la sua incompiutezza, all’atto di volersi o doversi occupare di un mondo, quello Universitario, nel quale di loro è rimasta traccia solo per quel soggiorno indispensabile per il benedetto e pur tanto faticoso titolo di studio conseguito.

Tant’è. Ma se le cronache raccontano dell’ansioso pellegrinaggio peninsulare della Mariastella alla ricerca della sua pergamena, narrano pure che ella, tenace, per colmo dei paradossi, esaltandosi nel suo mentore, è riuscita fino al rango di Ministro …della Cultura. Calzante esempio del declino dei nostri tempi, dove pare che nessuno debba stare al posto suo!

Possono, allora, questi due campioni avvedersi di quanto danno stanno procurando al Paese?

I giovani sono in rivolta, e se le loro vibranti e rumorose proteste, finora civili e contenute, dovessero saldarsi con altre sofferenze avvertite in altri ambienti della Società, e si pensi a quelle presenti nel mondo del lavoro, si confezionerebbe una miscela esplosiva a contenuto sovversivo, fondamentalmente copia di quella che fu la miscela “sessantottina”.

Ignorare che viviamo un tempo di grave congiuntura economica e sociale è drammaticamente colpevole. Sono tangibili i tanti segni negativi che spaziano da una disoccupazione elevata, e elevatissima al Sud, ad una precarizzazione che investe oltre due milioni di lavoratori, dall’assenza di investimenti nel Sud-Italia e al suo crescente impoverimento, alla stagnazione ormai decennale della crescita complessiva del Paese, e, non ultimo, alla confusione e all’arretramento dei costumi.

Questo quadro, si è già detto, esplosivo in sé, riesce appena a smuovere  Silvio il Presidente, o per meglio dire il Sommo Sire, che, disceso dall’ iperuranio della sua impunità,  compiacendosi di sé per la pur breve attenzione da dover dedicare alle cose dei bassi, con olimpico “coupe de teathre”, ti riesce ad inventare “i ragazzi che studiano se ne stanno in casa, e non vanno a protestare”, e che fa il paio con quell’altra perla ormai indiscussa icona del berlusconismo, coincisa con un’ altra sua precedente discesa dall’Olimpo, che, a cagione di grazioso omaggio per sollievo di giovani donne senza lavoro, più o meno risuonava così: “fidanzatevi con mio figlio o con altro ricco rampollo, e risolverete i vostri problemi”!

Simpatico barzellettiere impenitente o linguaggio da capotribù squinternato, ma di certo, non da governante responsabile di un grande Paese dell’Occidente: questo è rimasto dilemma per la metà degli italiani, malgrado che il Silvio ci abbia regalato ormai oltre 10 anni di suo malgoverno, volendo qui sottacere dell’altro suo degno compare Bossi, aspirante capotribù celtico.

Il celtico-padano, di quella razza può al massimo essere riconoscibile quando fa foggia dell’elmo con le corna.

Ormai, anch’egli padrone, scorazza sbeffeggiando e mazziando  i simboli del Paese di cui è purtroppo Ministro, con livore privilegiando il Meridione nell’arte di arrecargli oltraggio, e uso al  ghigno del bandito rapace, specie il 27 di ogni mese, che festeggia in famiglia con la giovane progenie già iniziata all’alimentazione statale, e perciò tempestivamente parcheggiato con retribuzione di consigliere regionale.

Così il buon Renzo, nota testa di rapa, e figlio di papà, imparerà almeno a far di conto, oltre che a divertirsi con “il rimbalza l’emigrante”.

Fa quasi tenerezza la Minetti che, igienista dentale di bell’aspetto, è divenuta “giusta” consigliera regionale lombarda, anche se per lei non deve essere stato facile come per il Renzo, consigliere per esclusivi motivi dinastici, malgrado l’aspetto tenerello, non dovuto certo alla giovane età o alla muscolatura magari da palestra ; si crede che, a differenza della giovane…rapa celtica, un qualche sacrificio Minetti abbia dovuto pure fare, forse nello…sforzo encomiabile, ma produttivo, di dare assistenza al Sommo, e forse anche di estendere la stessa assistenza all’Emilio, o al Lele, e poi via via a calare!

Comunque sta di fatto che non è stata ritenuta meritevole di un Ministero, fosse stato anche senza portafoglio, mentre per altre, di sicuro non migliori di lei, invece…, vallo a capire il Silvio!

Purtroppo per questa allegra combriccola, ma per  fortuna collettiva e nostra, le leggi e le riforme nei Paesi democratici non si impongono al popolo ricorrendo alle cariche della Polizia; tutt’altro.

Esse maturano quando vi è la necessità di adeguare il sistema democratico alla evoluzione dei tempi e alle nuove conoscenze, si introducono facendo ricorso alla persuasione delle parti e non di certo a tracotanze,  a saccenterie, o a diritti di regno.

Comprendiamo e condividiamo, perciò, le ragioni di una lotta che tocca studenti e discenti.

Facciamoci tutti l’augurio che il 14 dicembre diventi il nostro nuovo 25 aprile, anche se con le illusioni non si va lontano;  organizziamoci piuttosto per preparare tempi nuovi, nuove facce, nuove speranze.

Abbiamo l’obbligo di non sviarci dalla nostra Storia e mai dimenticare che questo è pur sempre il Paese di grandi menti e di uomini forti;  è stata l’Italia di  De Sanctis, di Dorso, di Croce, di Fermi, di Dossetti, di Moro, di Pertini, e di tantissimi altri uomini illuminati, giusti, di fede, di scienze,  e saprà ritrovarsi ancora uomini di pari valore. E perciò possiamo anche permetterci di tollerare, ridendo ma non troppo, ora e per ancora un po’, i tanti mentecatti che liberamente oggi pascolano allo stato brado, brucando l’erba del servo encomio, e componendo scempiaggini,  Odi “A Silvio”, scemenze cantate “meno male che Silvio c’è”.

Passeranno. Passeranno tempi ed imbecilli. Passerà Berlusconi,  resterà l’Italia.     Nel frattempo, richiamiamoci a Borrelli e ai suoi: Resistere, Resistere, Resistere.

 

Aldo D’Andrea

I Resistenti, con il Sud

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