I Resistenti, con il Sud

AVELLINO 18 ottobre 2009, IL SEN. DE LUCA AL FORUM DELLA TESTATA IRPINA “OTTOPAGINE”: “Dobbiamo andare oltre le culture storiche, che pure porteremo dentro di noi. E’ questa la forza delle primarie”.

Posted by Staff su ottobre 18, 2009

DeLucaFranceschini

di Christian Masiello

«Il 25 ottobre si completerà il processo costituente del Partito Democratico, avviato due anni fa dai cittadini, con la elezione di un gruppo dirigente locale, regionale e nazionale, che porterà la politica italiana fuori dagli apparati, tra la gente».

Ed ancora: «In questo senso, il voto popolare nel Paese e in Irpinia conterà molto di più rispetto ad un’elezione per le amministrative o per rinnovare il Parlamento: la comunità dovrà dare impulso definitivamente al rinnovamento della democrazia italiana nel suo momento più drammatico dal dopoguerra ad oggi».

Si incentra sull’appuntamento elettorale delle primarie nazionali Democratiche l’attenzione del senatore Enzo De Luca, ospite del forum di Ottopagine, in redazione.

Ad una settimana dalla consultazione, che eleggerà il segretario nazionale e gli omologhi regionali del partito, oltre alle assemblee, avviando la fase invernale dei congressi provinciali, De Luca ha voluto sottolineare la portata “storica” dell’appuntamento.

Si tratta del punto d’arrivo della fase costituente del Pd, a due anni dalle primarie che hanno sancito l’addio a Ds e Margherita, ma soprattutto il punto di partenza per il nuovo gruppo dirigente, “autenticamente Democratico”, espressione della Quarta fase della democrazia italiana, quella del riformismo, ha spiegato.

Senatore De Luca, qual è il significato di queste primarie?
«Al di là del percorso un po’ bizantino di questi due anni, l’esperimento del Pd arriva alla fase cruciale».

Cioè?
«Si dovrà dimostrare che è possibile affermare un gruppo dirigente fuori dagli apparati, tentando così di provocare una reazione nella società civile, stimolandola a partecipare e a non rassegnarsi».

I partiti non bastano?

«I partiti storici non reggono più rispetto ai fermenti sociali che oggi attraversano la società, e che non possono essere lasciati alla deriva che si alimenta sul fronte opposto a quello del Pd…».

Si riferisce alla Destra?

«Dall’altra parte ormai c’è solo uno pseudo-governo, guidato da un signore che non tollera la Costituzione su cui ha giurato, svilisce la figura di massima garanzia del Capo dello Stato parlando di “coabitazione”, mette in discussione la magistratura e ormai nemmeno prova più a nascondere il proprio fastidio per le assemblee elettive…».

La sfida è sulla tenuta democratica, dunque…?

«E’ sul futuro della politica nel nostro Paese. Perfino Obama negli Usa accetta di dover “sudare” in Senato per ottenere sulla sanità il via libera alla sua storica riforma…».

E in Italia?

«Siamo intrappolati nella logica della fazione, che ci divide tra favorevoli e contrari, senza un ragionamento nel merito delle questioni. Si semplificano e vanificano le idee».

Qual è il tentativo?

«La nostra sfida è sulla piena maturazione della nostra democrazia per far uscire il Paese dallo stallo che lo sta portando al declino. Dobbiamo andare oltre le culture storiche, che pure porteremo dentro di noi e rilanciare lo sviluppo su un progetto condiviso».

Come?
«Con l’affermazione definitiva della cosiddetta Quarta fase: la nostra società è matura per un confronto su alleanze preventivamente concordate, che chiudano la stagione del doppio o triplo forno, unendo una società non più divisa in classi e a forte rischio di frammentazione, su un cammino preciso verso il futuro».

In che modo il Pd, che pure ha vissuto lacerazioni e divisioni in questi due anni, può farlo?

«Può farlo rendendosi consapevole che il 25 ottobre è il momento della svolta: gli iscritti sono l’anima del partito, ma il sentimento vero lo trasmettono i cittadini. Sono loro a dover reagire, a dare consenso a dirigenti, contenuto e progetto ».

Le primarie sono una “sveglia”?

«L’ultima. Se i cittadini non reagiranno, la malattia del Paese, quell’indifferenza che Moro descriveva “sindrome mortale” per la politica, sarà conclamata».

E cosa accadrà?

«Chi sta al timone potrà continuare a fare quel che vuole: affondare il Sud in nome dell’asse Cavaliere-Lega, gestire le emergenze, assaltare le istituzioni. Rispetto a questa drammatica prospettiva dovrebbero mobilitarsi tutte le forze che hanno a cuore le sorti della nostra democrazia e non vogliono ritrovarsi in un Paese sudamericano».

Il 25 ottobre sarà cruciale per il Pd.

«Dalla gente il Pd attende la direzione. E’ questa la forza delle primarie. Ecco perché in Irpinia, due anni fa quando stavamo entrando tutti insieme in questo partito, qualcuno reagì violentemente all’idea che si facessero anche qui le primarie, gli apparati vengono superati».

De Luca da che parte sta?

«Sono in campo prima di tutto per il Pd, sono dalla parte del confronto. Nondimeno ho fatto anch’io la mia scelta, come tutti, da Bassolino a Franceschini».

Qualcuno ha polemizzato su questo.

«Figuriamoci, c’è chi pretendeva che fossi l’unico dirigente a non farlo in Italia. Nel partito siamo tutti candidati. Al di là di questo, sono in campo per il partito intero, come nel 2008, come alle amministrative…».

Questo è l’ennesimo esame?

«Nel 2008 l’uscita di scena di un autorevole esponente del Pd di allora fu letto da molti come un ridimensionamento. Ci davano al 15 per cento, superammo il 34. Alle amministrative, mentre nel Sud il Pd è stato sconfitto ovunque, noi abbiamo preso il Capoluogo e altri importanti Comuni».

E domenica, che accadrà?

«Tutto dipenderà se recupereremo lo spirito del 2008, se capiremo che si vota per cambiare davvero. Sono ottimista».

E’ necessaria l’unità del Pd?

«Ritengo prioritario salvaguardare l’unità del partito, ben sapendo che le diverse mozioni non sono conseguenza di fratture o divisioni, ma frutto prezioso del confronto sui contenuti».

Che intende?

«Dico che l’unità non necessariamente significa unanimità…».

Quindi…
«…l’unità va intesa nel rispetto delle opinioni. I partiti, come recita l’articolo 49 della Costituzione, sono libere associazioni, ma vincolate alle regole democratiche, che intervengono se non si arriva ad una opinione unanime. Diversamente, dei problemi veri quando si parlerebbe?».

Vale anche alla Regione?

«Sì, anche in ambito regionale».

In questo confronto sulle proposte Lei ha scelto Franceschini.

«Dario è stato perfetto. Si è assunto una responsabilità, quella di salvaguardare il partito in una fase difficile, dove altri sono rimasti in disparte e al sicuro. Appena eletto, hanno cercato di demolirlo, tirando in ballo una anti-storica e patetica logica delle appartenenze».

Giudica positivamente la gestione del segretario uscente?

«Con Dario il Pd è ripartito, al di là delle lotte intestine che ha trovato, recuperando subito consenso nel Paese al progetto Democratico. Oggi, grazie a lui, una nuova stagione si può aprire, mettendo da parte le vecchie logiche».

Franceschini “significa” mantenere la vocazione maggioritaria.

«E questo non significa certo “correre da soli”, ma stabilire alleanze su regole e contenuti chiari, e non sulla conquista di quote per assessorati e ministeri. Anche per questo è necessario un preambolo sulla legge elettorale. Non possiamo permetterci di eleggere deputati e senatori nominati dall’alto».

Quali sono gli altri punti cardine del programma?

«C’è il Mezzogiorno, che è la grande questione dell’Italia, con al centro l’agenda dei fondi europei».

Il governo ha appena giocato la carta della “Banca del Sud”.

«Ha investito altri cinque milioni dei nostri Fas, il vero pozzo di San Patrizio del Cavaliere, per non far nulla. Invece di fare annunci, perché non restituisce al Mezzogiorno i 30 miliardi di fondi strutturali sottratti al Sud…?».

Lei non crede nel progetto di una banca meridionale?

«E’ l’ennesima risposta emergenziale, quindi improvvisata, di un governo che in realtà è un super-commissario di emergenze condite da spot».

E poi?

«C’è il problema della criminalità e dell’ambiente, due questioni connesse, su cui sto operando direttamente nelle commissioni parlamentari dove sono impegnato. Lì stanno venendo fuori votate all’unanimità proposte di riforma per il Paese su appalti e sicurezza nei luoghi di lavoro. E non solo».

A parte gli appalti, per uscire dal dilagare della criminalità cosa serve?
«Non basta affidarsi solo alle leggi e al protagonismo della magistratura e delle forze dell’ordine, servono cultura della legalità e sviluppo.

Non si possono lasciare quattrocento cave sul territorio inutilizzate, preda della malavita, che può utilizzarle per stoccare rifiuti speciali e non solo, in una battaglia sui grandi interessi come questa».

E sul rilancio economico…?

«Con la Conferenza programmatica, noi ci siamo fatti carico della necessità di avviare una stagione di concertazione, per arrivare ad un progetto condiviso.

Nella logica della sinergia con i privati, come pure sollecitano le imprese?
«Su acqua e rifiuti, per capirci, siamo per il pubblico, ma non si può non far concorrere il privato negli investimenti. Sono d’accordo con Silvio Sarno, occorre un salto in avanti».

Cosa frena l’apertura di una nuova stagione di confronto tra pubblico e privato nell’interesse generale?

«Dobbiamo cambiare mentalità e portare l’Irpinia nel contesto europeo. Siamo comunità di questo Paese, dobbiamo fare i conti con la realtà nazionale, non fermarci al condominio».

In che modo?

«Nel federalismo fiscale molti aspetti di un nuovo rapporto tra pubblico e privato sono già enunciati. Si tratta di assumere la consapevolezza che la contrazione della spesa ordinaria, la cancellazione dell’Ici senza le risorse sostitutive annunciate e la rapina subita dal Sud sui fondi straordinari, cioè sui Fas, impongono al Pd di reimpostare politiche di sviluppo basate sulla concertazione».

Qual è la parola d’ordine sullo sviluppo?

«Apertura. Tra le politiche sui respingimenti, un Dpf che consegna una previsione di crescita zero per il Paese nel 2010, il Sud ha bisogno di uscire dall’isolamento. E dobbiamo farlo mobilitando le istituzioni locali, andando oltre gli steccati».

Lei ha proposto un patto istituzionale per lo sviluppo. Crede che gli enti locali possano supplire alle scelte del Governo?

«Facciamo attenzione alla criminalità organizzata, che diventa più forte quando le istituzioni territoriali arretrano o si indeboliscono…».

Continui.
«A Napoli alle provinciali ha votato meno della metà degli aventi diritto. E’ un segnale preoccupante. Ecco perché è necessario unire Comuni, province, imprese e forze sociali. La leva dei fondi europei va utilizzata in quest’ottica, dando opportunità».

Sul Piano strategico Avellino è partita. Ne è soddisfatto?

«Il Comune sta ben operando».

Oltre le primarie, a dicembre si celebrerà il congresso provinciale. Da “reggente”, conferma voci su possibili differimenti?

«Al contrario, cercherò di anticipare la data del 5 dicembre».

L’avvento delle tre mozioni ha rimescolato le vecchie appartenenze di ex Pci-Dc e Psi. Salteranno i vecchi equilibri?

«Le tre mozioni in Irpinia hanno generato fermenti ed entusiasmi. L’adesione alle linee programmatiche, al di là delle origini politiche di ciascuno, consegnano al partito una straordinaria ricchezza. Il confronto serrato porterà una grande partecipazione popolare. Tutto questo è molto positivo ».

Il Pd è reduce dalla stagione dell’unitarietà. E ora…?

«La sfida è totalmente aperta. Per quel che mi riguarda lavorerò per far stare tutti insieme, pur nel rispetto delle opinioni».

Si eleggerà una leadership per le regionali, oppure…

«…no, il congresso si celebrerà a segreterie nazionale e regionale già elette, quindi nella nuova fase in atto. Il nostro compito sarà scegliere non solo un segretario, ma un gruppo dirigente che a pieno titolo dovrà guidare il partito per l’intera durata del mandato, forte del consenso popolare che lo avrà espresso».

Quale sarà l’obiettivo del nuovo gruppo dirigente?

«Dovrà connettere il partito all’intero territorio, non limitandosi a stare in via Tagliamento, facendo dichiarazioni e convocando ogni tanto una conferenza stampa. Essenziale sarà interconnettere il territorio e sostenere lo sforzo delle istituzioni sullo sviluppo».

Cosa si aspetta dal nuovo segretario e dai suoi dirigenti?

«Il nuovo gruppo dirigente dovrà dimostrare ogni giorno con il proprio impegno che cos’è il Pd, senza cedere ad ambizioni sfrenate, ma valorizzando la ricchezza del partito, i suoi sindaci e amministratori, che in futuro dovranno acquisire sempre maggior peso nel nostro partito».

Crede che il Congresso provinciale realizzerà tutto questo?

«Ne sono certo».

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