I Resistenti, con il Sud

AVELLINO 12 OTTOBRE 2009 – HOTEL DE LA VILLE : STANDING OVATION PER DARIO FRANCESCHINI.

Posted by Staff su ottobre 18, 2009

CRONACA DI UN FREDDO POMERIGGIO AUTUNNALE TRASFORMATOSI PER CHI L’HA VISSUTO IN UN PIENO DI SPERANZA

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di bernardino tirri

È una giornata strana quella di lunedì 12 ottobre 2009. È strana e nell’aria si palpa anche una certa tensione diffusa sia per l’orario anomalo fissato per una riunione importante per la vita e la storia che il Pd si appresta a consumare, sia per un tempo che minaccia tempesta e che rabbuia la predisposizione alla partecipazione ed all’ascolto, sia per le note vicende di conflitto esagerato che hanno determinato una ricaduta di certo non positiva dell’immagine del Partito Democratico sulla pubblica opinione della provincia di Avellino.

Tanti sono stati gli scontri accesi che hanno animato il rapporto tra i dirigenti provinciali, troppi i toni che si sono alzati, diverse le posizioni di forte contrasto che si sono manifestate nelle istituzioni che non hanno aiutato e non aiutano a guadagnare la benevolenza dei cittadini e degli elettori del Pd nei confronti sia dei propri rappresentanti di partito che della politica in generale.

È indubbio che, nonostante tutti gli sforzi e la pazienza del Sen. De Luca – il reggente voluto a gran voce anche da quelli che subito dopo lo hanno messo in croce – che si sta sobbarcando, a dire il vero con grande fatica, della responsabilità di traghettare il partito verso il congresso, il Pd provinciale vive un periodo di calma apparente.

Ognuno aspetta e si augura che sedimentato lo scontro, si mettano da parte le polemiche, ci si rimbocchi le maniche e ci si appresti ad un impegno fattivo ed unitario nell’affrontare la tornata elettorale che incombe e spera in un clima diverso e più tranquillo.

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Ma oggi è una giornata importante per i sostenitori ed i simpatizzanti della linea politica portata avanti da Dario Franceschini che, di questi tempi, si ritrova a dover far fronte agli attacchi esterni che gli piovono dal governo e dai partiti del centro destra, a quelli interni, portati dai rappresentanti e supporter delle altre mozioni.

Si ha la sensazione che il solito sciame di curiosi ed addetti ai lavori non ci sarà, sensazione che, con l’approssimarsi dell’orario previsto per la manifestazione viene subito smentito dai fatti.

In un batter d’occhio il cortile esterno del luogo dell’appuntamento si anima e pullula di gente, nell’aria plumbea si annusano gli interrogativi, rimbalzano le speranze, si rincorrono le aspettative e ci si augura che i sogni non si tramutino in disillusioni.

“Non è ancora arrivato?” si fa largo la domanda in un brusio generalizzato che fa da sfondo all’ansia dell’attesa. Ma . “ecco, stanno qui”. In un tramestio generale il corteo guadagna la sala tra pacche sulle spalle, auguri ed incitazioni a proseguire nel percorso iniziato.

Arriva Dario Franceschini che è scortato dal sen. De Luca che fa gli onori di casa, dall’europarlamentare Davide Sassoli “è davvero un bell’uomo” – si lascia andare qualche signora che s’illumina nel suo sgargiante sorriso -, dall’on. Marco Minniti caratterialmente arcigno e tosto come la Calabria la sua terra di origine e dal sindaco di Avellino Galasso.

C’è anche Lello De Stefano ad accompagnarlo, il fruttuoso dirigente provinciale del Pd della provincia di Avellino, fresco del grande successo di critica e di pubblico per il convegno da lui organizzato al Viva Hotel venerdì scorso dove, a causa della sua complessa ed articolata relazione programmatica sulla quale poi si è incentrato il dibattito, ha riscosso un lusinghiero apprezzamento e compiacimento generale.

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Con l’ingresso del corteo l’auditorium si presenta subito stracolmo. Introduce i lavori Carmine De Blasio: “c’è esigenza di rinnovamento nel partito”, dopo i formali saluti agli ospiti e l’incitamento a “proseguire sulla strada intrapresa dal segretario nazionale del Partito Democratico”.

Nelle prime fila delle poltrone sono schierati gli alti dirigenti del partito: Maselli, la presidente Alberta De Simone, l’on. Anzalone, Lello De Stefano, Pennetta, Michele Iannicelli, il segretario cittadino il prof. Francesco Barra, Ciarcia Michelangelo e tanti altri.

È il fronte di una marea di giovani, uomini e donne allineati al cospetto di un tavolo della presidenza nutrito con personalità di grande spessore politico-amministrativo: Franceschini, De Luca, Sassoli, Minniti ed il sindaco della città ospitante Pino Galasso: “proprio da Avellino partirà il messaggio di riscossa di un partito che c’è, che deve guardare avanti senza tornare indietro – afferma il primo cittadino, intervenendo subito dopo De Blasio -.

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Aver ascoltato a Roma le parole di Dario Franceschini – continua ancora l’illustre inquilino di palazzo di città – mi ha reso orgoglioso di aver fatto tale scelta e sono sempre più convinto che devi essere tu il segretario del Pd”.

Poi, rivolgendosi alla innumerevole platea aggiunge: “non lasciatevi influenzare dai numeri che abbiamo letto fino ad oggi: a mio avviso, più gente andrà a votare, maggiori saranno le possibilità di vittoria di Franceschini”.

È la volta dell’europarlamentare Davide Sassoli: “è necessario scommettere su un’identità diversa – dice, calandosi nello scenario – non vogliamo e non dobbiamo tornare indietro, perché siamo l’alternativa più logica e credibile alla destra. A differenza di altri – alludendo alle invettive di D’Alema nei confronti di Franceschini, afferma – noi non abbiamo nemici nel partito, ma solo avversari nel centro-destra e, quando qualche candidato (ndr Bassolino) non ci piace, abbiamo il coraggio di dirlo “.

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Il filo è ripreso da Marco Minniti: “dobbiamo costruire un’alternativa credibile al governo – e, riprendendo il grido lanciato da Carmine De Blasio – è necessario mettere in campo – afferma – un progetto di rinnovamento delle classi dirigenti del Mezzogiorno.

Io, come voi sono un uomo del Sud. Dobbiamo avere il coraggio di dire che non siamo stati capaci di portare avanti nel segno del rinnovamento le esperienze di governo nonostante che al Sud il centro – sinistra ha ricevuto un grande consenso popolare. Le classi dirigenti del Mezzogiorno – e chiude – debbono essere rinnovate”.

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Il sen. De Luca: “la convenzione di Roma – rende nota la sua impressione – ha testimoniato la nascita di un partito, il Pd, che ha davvero a cuore le sorti del nostro paese.

Franceschini – aggiunge – ha svolto una relazione appassionata, senza tentennamenti e tatticismi, secondo la quale gli iscritti rappresentano l’anima, ma la società, attraverso la partecipazione ed il coinvolgimento, deve ritrovare la sua.

Nel Sud – trasferendo la sua brevissima analisi nel mondo da cui proviene – non ci sono le garanzie per le imprese e la libertà dell’informazione”.

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Infine, guardando alla politica nazionale chiude la sua breve riflessione: “c’è la deriva populista di un Presidente del Consiglio che si comporta da irresponsabile. A questa condizione si può porre rimedio se votiamo Franceschini che ha dimostrato di andare ben oltre la carica perché ha a cuore le sorti del Paese e la crisi di identità dello Stato”.

Franceschini da inizio al suo dire ad Avellino con: “Questo di Avellino, è il primo incontro dopo la bella giornata di Roma”.

Quindi, dal palco dell’Hotel de La Ville risponde a D’Alema che l’accusa di seminare zizzania: “dice che se verrò eletto io, gli iscritti se ne andranno dal partito. A lui rispondo che deve stare tranquillo. Chiunque vinca gli elettori non andranno via perché amano questo partito”.

Poi, rispetto all’esito del voto degli iscritti: Ora si riparte da zero. Saranno gli elettori, anche i non iscritti, a scegliere il segretario il 25 ottobre – ed ancora – non toglierò mai al popolo delle primarie il diritto di scegliere il segretario del partito. Se mi rieleggeranno, garantirò l’unità dei Democratici“.

Parla con il cuore al popolo delle Primarie in generale, ai suoi sostenitori irpini, in particolare, ai simpatizzanti del Pd accorsi numerosissimi all’Hotel de La Ville di Avellino. Lui, si, proprio lui che trasuda certezze dall’ambone, si presenta come il loro profeta.

Sta in maniche di camicia e con una metrica incalzante che t’avvolge trasferisce agli astanti la sua visione chiara e netta del partito che intende costruire: “i democratici che si esprimeranno nelle primarie insieme agli iscritti saranno l’ossatura del partito, loro i soli azionisti a cui noi dobbiamo spiegazioni e risposte”, lasciando intendere che dei giudizi di D’Alema non gliene importa proprio nulla.

Parla di un partito, quello che intende costruire come di un luogo “aperto al confronto, anche duro, dove si parla e si dice tutto con chiarezza” ma, dove poi, “terminata la fase della dialettica congressuale, anche aspra, tutto rientra in una sintesi unitaria “come in America – sottolinea -.

“Se dovessi vincere le primarie – infatti annuncia – e, quindi, dovessi rimanere segretario del Partito democratico, la prima cosa che farei sarebbe chiamare Pierluigi Bersani e Ignazio Marino per le competenze, rispettivamente, economiche e scientifiche che hanno. Se dovessi perdere, lavorerei per l’unità del partito”.

È un intervento accorato e sentito quello che Franceschini snocciola davanti ai convenuti, tutto all’insegna dell’unità del partito e contro il centrodestra: “Berlusconi dimostra di essere più interessato ai suoi problemi che a quelli degli italiani, e l’unica risposta che riesce a dare a quanti stanno soffrendo la crisi è: tirate avanti finché non passa”.

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C’è tanta gente: sindaci ed amministratori, tantissimi giovani e gente comune.

Nonostante l’inclemenza del tempo, un grosso temporale infatti si è abbattuto allagando via Pescatori, nonostante un insolito orario della riunione che carica disagio nell’assicurare le presenze, ore 15,30 di un meriggio uggioso, una moltitudine di persone ha risposto al richiamo dei sostenitori della Mozione Franceschini.

Sono accorsi ed hanno riempito la grande sala stipandosi ai margini delle poltrone tantissimi si, ma, tra essi, tanti e tanti i dubbiosi: non sono stati delusi.

Si sono beati del verbo del loro “profeta” assumendo il credo franceschiniano direttamente dalla sua viva voce che si è irradiata nella sala diradando i dubbi ed offrendo certezze, iniettando dosi di serenità ai timori e malumori causati dalle note vicende, quelle che hanno deteriorato i rapporti politici, a volte anche personali nel Pd della provincia di Avellino.

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La folta rappresentanza dei Democratici all’Hotel de La Ville non si è sentita disingannata per le cose che sono state dette.

Il giovane leader che sta plasmando il partito nuovo implementandolo su un’architettura innovativa, rispetto alla richiesta di rinnovo della classe dirigente ed alle aspettative circa il coinvolgimento nelle scelte che il partito andrà ad assumere, ha detto quello che in cuor suo ognuno reclama: Il Partito Democratico dovrà innanzitutto proporre idee nuove per il Paese – ha proclamato – con una classe dirigente nuova e capace, aprendo un confronto con tutte le forze democratiche e un dibattito senza alcuna ipocrisia”.

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Poi sottolinea il ruolo di leadership che la Campania deve avere nel processo di rinnovamento del partito: “c’è un patrimonio di energie nuove che hanno bisogno di emergere” e s’avvia alla conclusione con un incitamento: “voi siete anche amministratori e quadri di partito radicati sul territorio.

Assieme a tutti i democratici ed a coloro che hanno creduto in questa idea innovativa, impegnatevi nel dire alle persone che è importante partecipare alle primarie se vogliono bene al nostro Paese, se hanno a cuore le sorti della Democrazia.

Dite loro che, insieme a voi tutti, sono chiamati a scegliere in libertà”.

Infine, con un crescendo degno del migliore pathos che porta a spellarsi le mani: “che scelgano e votino chi vogliono e siano protagonisti di questo grande momento di partecipazione popolare perché se sceglieranno, se sceglierete liberi, il 26 ottobre sarà una giornata di festa per tutto il Pd.

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Venite a votare – ripete scandendo lentamente le sillabe, ma . venite a votare liberi. La cosa è troppo importante per lasciarvi influenzare!”.

Il popolo delle primarie si alza in piedi e gioisce della dolce musica nelle proprie orecchie: ha trovato quello che cercava.

I supporter, i divulgatori del “verbo” forti nel convincimento, pieni e ben satolli della “parola” ricevuta si allontanano dal luogo dell’imprimatur e si accalcano sotto il porticato in una stretta che porta sollievo alla temperatura gelida che fuori hanno trovato.

I volti si riappesantiscono nell’espressione: è la dura realtà da affrontare che ritrova il suo spazio nei pensieri.

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