I Resistenti, con il Sud

AVELLINO 9 OTTOBRE 2009, L’AREA CHE FA RIFERIMENTO ALLA MOZIONE FRANCESCHINI SI RITROVA CON GINO NICOLAIS AL VIVA HOTEL. UNA RICHIAMATA ALLE ARMI, UNA RIFLESSIONE POLITICA: L’IRPINIA E LE BASI DI UN PROGETTO POLITICO CONDIVISO.

Posted by Staff su ottobre 11, 2009

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di bernardino tirri

Avellino 9 ottobre 2009 – Finalmente un partito che parla di cose concrete, il partito che vogliamo. I fatti al centro della discussione al Viva Hotel di Avellino hanno catalizzato gli interventi che si sono succeduti al cospetto di un folto uditorio attento, quello a sostegno della Mozione Franceschini.

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L’on. Nicolais, il teorizzatore del partito “Innovazione”, lo scienziato con radici genetiche in S. Angelo dei Lombardi, l’ex ministro che già in tale veste ha dato un taglio diverso e riformatore all’azione politica della compagine guidata dal Presidente Prodi, ad Avellino ha affermato che “in Campania come nel resto del Paese c’ è un gran bisogno del Partito democratico.

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In un Paese che sembra aver smarrito la speranza nel futuro c’è bisogno di un partito capace di guardare oltre l’emergenza dell’immediato. Ma, il Pd che a nostro avviso occorre costruire, è un partito che non si accontenta di migliorare quello che già c’è, ma, piuttosto, un partito che punti a costruire quello che non c’è”.

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Tesse ed incardina  il filo del suo ragionamento sulla visione del partito innovatore, il cuore della “Mozione Franceschini”: “occorre riaffermare – dice –  quella vocazione maggioritaria da tanti definita strumentalmente come vocazione all’isolamento. Il vero isolamento sta nel ricorso a vecchi schemi ormai consegnati alla storia.

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Quello che noi vogliamo costruire, invece, è una nuova casa comune fondata sulla forza della memoria, del futuro e sull’incoscienza della passione. Più che soccombere all’immediato, preferiamo costruire l’avvenire. Insieme.

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Dobbiamo metterci più cuore in questo partito – prosegue l’ex Ministro della Pubblica Amministrazione –  nessun passo indietro rispetto al progetto veltroniano.

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E’ vero che chiunque vincerà sarà segretario del partito ma tra le proposte di Bersani e Franceschini c’è una grande differenza. Noi abbiamo l’idea di un partito a vocazione maggioritaria, un partito che guardi alle alleanze sì ma non come base fondante del proprio programma. Pensiamo che le primarie siano fondamentali per la partecipazione di tutti alla vita politica del paese”.

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Non trascura, in chiusura della sua interlocuzione,  nemmeno di soffermarsi su una riflessione relativa alla provincia di Avellino: “ha tutte le potenzialità per tornare a essere roccaforte del Pd e del centrosinistra» e condanna la politica napolicentrista portata avanti dalla Regione in questi anni: “abbiamo bisogno di una politica più equilibrata perché la regione deve crescere in un sistema equilibrato di sviluppo in cui le aree interne possono crescere valorizzando le loro vocazioni naturali

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Agricoltura, dunque, al primo posto insieme a un nuovo comparto industriale riqualificato e competitivo nel campo dell’innovazione e della ricerca”.

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È l’imprinting  finale che l’onorevole Luigi Nicolais inocula ai convenuti, a chiusura dell’incontro. È il viatico che consegna ai sostenitori irpini di Franceschini: gli apostoli su cui incombe l’onere della diffusione capillare del verbo riformatore che include nella condivisione delle scelte importanti, con le primarie, anche i cittadini.

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D’altronde, sono proprio le cinque parole Fiducia, Regole, Uguaglianza, Merito e Qualità di Dario Franceschini che fanno da traccia a tutti gli interventi che si susseguono.

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Il confronto che si svolge è ricco di spunti e s’intreccia su un denominatore comune: l’unità del partito che si ritroverà con il segretario che uscirà al termine del percorso congressuale.

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L’assise “franceschiniana” è stata l’occasione per riprendere quanto venuto fuori dalla conferenza programmatica dello scorso marzo (a cui ha dato un contributo determinante proprio l’organizzatore di questo convegno, l’acuto dirigente provinciale del Pd irpino Lello de Stefano) per rilanciarlo con una rielaborazione tesa ad arricchire l’azione programmatica del Pd irpino con nuove questioni nodali, funzionali ad un progetto politico forte,  finalizzato alla costruzione di  un comune disegno del futuro.

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L’ex presidente dell’ATO, De Stefano, con la sua sagace opera di mediazione è riuscito ad agganciare il Presidente del Consiglio Comunale di Avellino, Antonio Gengaro e lo ha aiutato, attraverso un’azione certosina improntata sul dialogo e sulla persuasione, mai fuori dalle righe, a rientrare nel suo alveo politico naturale dal quale aveva preso le distanze non senza polemiche.

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Antonio Gengaro, raccoglie l’assist del presidente dell’Alto Calore Servizi Franco Maselli e si inserisce nel dibattito con un atto di accusa nei confronti della Regione Campania: “va inaugurata una grande stagione all’insegna della discontinuità netta con Bassolino”. A questo, aggiunge anche una bocciatura di un eventuale ripescaggio dell’ “uomo del monte” ( ndr Ciriaco De Mita – così lo apostrofò l’ex Presidente della Provincia De Simone, anch’essa presente in sala)  nella coalizione che si andrà a formare nell’imminente tornata elettorale regionale.

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Esprime inoltre la sua valutazione anche sulla querelle ACS-Alto Calore Patrimonio: “le due società devono essere accorpate” e sull’ASA: “deve essere smantellata. Per tutto questo – continua – deve esserci un Partito Democratico forte che stia sui problemi e che assuma su di se l’iniziativa, anche in riferimento alla cosiddetta Aria Vasta della Bassa Irpinia, quella che, per intenderci, si srotola nella Valle del fiume Sabato, omogenea, non in competizione con quella dell’Alta Irpinia”.

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Al riguardo, rivolgendosi al sindaco Galasso che lo ascolta attentamente “Il Consiglio deve tornare ad essere il luogo delle decisioni della città. Va bene l’area vasta purché questa sia omogenea. Il vero problema è che Avellino è nel completo isolamento, fuori da tutti i progetti di potenziamento ferroviario”.

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Poi, “profittando dell’occasione del convegno” e non “essendo costretto ad assumere un ruolo istituzionale imparziale, come in Consiglio Comunale”, rassegna alla platea anche il suo pensiero politico: “le storture dell’azione politica ed istituzionale portata avanti dal centrosinistra in Irpinia come nel resto della Campania – afferma – richiamano tutti alla necessità di riscoprire i valori fondanti di quel riformismo che dovrebbe rappresentare la bandiera ideale di un Partito Democratico ad oggi mai nato.

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Occorre un immediato cambio di passo ed un ritorno alla responsabilità di ognuno, perché solo costruendo un centrosinistra nuovo negli uomini ma soprattutto nelle idee e riaffermando il coraggio di sognare un futuro migliore, sarà possibile arginare l’avanzata di un centrodestra che in questa Regione trova rappresentanza in inquietanti figuri come il probabile candidato nella corsa a Palazzo Santa Lucia, Nicola Cosentino. Di fronte a Berlusconi il Pd si dilania in un congresso che sta durando secoli.

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Non sono un iscritto del Pd, ma andrò a votare alle Primarie – e termina il suo applauditissimo intervento Antonio Gengaro – perché mi interessa il futuro di questa regione”.

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L’attuale presidente dell’ACS ed ex Presidente della Provincia di Avellino, l’ing. Francesco Maselli che lo precede nell’intervento, in riferimento ai progetti messi in cantiere dall’Alto Calore Servizi tuona: “Abbiamo presentato tantissimi progetti alla Regione e c’è un accordo già siglato con Provincia e Parco dei Picentini. Questi però sono da tempo vergognosamente fermi negli uffici della Regione Campania perché da Avellino c’è chi ha dato l’ordine che i progetti dell’ACS e quelli presentati dalla De Simone non vadano avanti”.

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Poi, alludendo allo scontro in atto sulle rispettive competenze dell’Alto Calore Patrimonio e dell’Alto Calore Servizi, nel riferirsi al presidente della “Patrimonio”, pur senza mai nominarlo, incalza: “c’è chi intende sottrarre all’Alto Calore Servizi competenze per fare quello che non può.

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La Patrimonio deve gestire il patrimonio, punto e basta e non comportarsi come se in una squadra di calcio portiere e centravanti decidessero di invertire i ruoli: è un po’ come se il portiere facesse l’attaccante e viceversa ”.

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Parla del partito Maselli, del Partito Democratico, qualche tempo fa era un sogno per il quale si formò il gruppo di “Democraticamente Insieme. La denominazione – ricorda – fu suggerita proprio da Gengaro che sin dall’inizio ne ha condiviso il percorso. Il Pd che rincorrevamo aveva e deve avere l’ obiettivo di scompaginare il sistema politico in atto. Ora  tutti dobbiamo impegnarci per farlo crescere in modo che possa camminare su gambe solide”.

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Al tavolo della presidenza Antonio Gengaro, Emiliana Mannese, l’0n. Nicolais il sindaco di Avellino Giuseppe Galasso e Lello De Stefano.

Nel saluto iniziale il sindaco Giuseppe Galasso parla delle scelte da fare sul Piano Strategico della città. “Siamo aperti all’allargamento ad altri comuni dell’hinterland per la costruzione di un progetto di rilancio dell’area” dice, ripetendo quanto esplicitato già qualche giorno fa. ” Quello che ci aspetta – e termina –  è una grande sfida e potremo vincerla solo se avremo un partito forte alle spalle”.

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Preciso, puntuale e circostanziato nella sua relazione introduttiva Lello De Stefano che, avvalendosi del contributo di slide, in effetti traccia la visione di una vera e propria piattaforma programmatica di un Pd che guarda la futuro.

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Parte nel suo excursus dalla “drammatica desertificazione sociale” in cui è precipitata l’Irpinia, le cui” soluzioni non sono le stesse per tutti i luoghi”. Questa consapevolezza suggerisce di dare vita a “politiche di sviluppo finalizzate alla valorizzazione delle nostre specificità, in netta contrapposizione con i fallimentari modelli di intervento implementati nel corso dei decenni dalle nostre classi dirigenti e fondati sulla miope emulazione di quanto sperimentato altrove.

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Ed è in tale cornice – incalza nella sua performance – che il Pd deve far venir fuori con forza la sua capacità di interlocuzione sociale ed istituzionale, facendo leva sulla robustezza delle idee e sfidando il centrodestra sul merito delle questioni, perché – parafrasando Rossi Doria – non esistono soluzioni uguali per realtà diverse”.

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Parla della crisi in generale che cala poi nelle realtà locali dell’Irpinia analizzandola nei particolari e suggerendo anche la “sua” via per superarla.

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Bisogna “valorizzare – dichiara – l’area vasta di Avellino e puntare sulla filiera dell’Università nel triangolo Serino, Solofra, Montoro”. Riguardo allo sperpero del danaro pubblico nella gestione delle acque preme per “la fusione delle due società dell’Alto Calore per incorporazione della Patrimonio.

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Sono sconcertato da quello che sta accadendo con lo scontro in atto tra la città di Avellino ed il resto della provincia. La Provincia non può essere capofila degli accordi di reciprocità. C’è necessità, invece, di un nuovo Welfare a misura di cittadino e non calato dall’alto”

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Non manca, infine, di sottolineare che c’è urgenza di ricambio della classe dirigente: “occorre – sostiene – rinnovare la politica con 100mila punture di spillo».

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Emiliana Mannese incentra il suo dire sull’ascensore sociale, il segretario della Cisl irpina Mario Melchionna esorta la politica a litigare meno.

Alla continua litigiosità in atto nel Pd fa riferimento anche il segretario irpino della Cgil Vincenzo Petruzziello che anche da iscritto al Pd denuncia che il partito sin dalla conferenza programmatica non è più presente sui problemi. “Nemmeno nelle manifestazioni dei lavoratori contro la crisi – e chiude – ha dato traccia di se”.

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Gli ultimi relatori che hanno preceduto l’on. Nicolais che ha chiuso l’incontro, sono stati il segretario provinciale dei giovani Giuseppe Mercuro, il capogruppo Pd nel Consiglio comunale di Avellino Stefano La Verde “la divisione in Consiglio Comunale? Di certo non l’abbiamo voluta noi”.

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Ultimo dirigente a prendere la parola è  Carmine De Blasio che difende il partito da tutte le accuse: “non siamo mica noi che governiamo.

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Al governo del Paese ci sono altri, i soli e veri responsabili dell’attuale catastrofe sociale, industriale e culturale”.

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