I Resistenti, con il Sud

AVELLINO 4 MAGGIO 2009 – VIVA HOTEL –: IL SENATORE GIORGIO TONINI DA IL VIA ALLA CAMPAGNA ELETTORALE DEL PD IN IRPINIA. IL POPOLO DEL PARTITO DEMOCRATICO DELLA PROVINCICA DI AVELLINO CHIAMATO A RACCOLTA DAI SUOI RIFERIMENTI RISPONDE ALLA CHIAMATA CON UNA PRESENZA MASSICCIA ED ALIMENTA LA SPERANZA DI UNA CORPOSA VITTORIA ELETTORALE

Posted by Staff su maggio 7, 2009

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CI SIAMO: IL PD IRPINO SCENDE IN PISTA PER LA CAMPAGNA ELETTORALE

di bernardino tirri

Avellino, 4 maggio 2009

Il maxischermo che troneggia sulla sala da la cifra di come sarà la campagna elettorale del Pd in provincia di Avellino. Sulla scena incombe l’incoerenza di un vecchio leader politico irpino, Ciriaco De Mita che, pur di continuare a trastullarsi con i destini delle persone dal suo eremo dorato, con una disinvoltura che stupisce, dato il personaggio, camaleonticamente tinge la sua livrea proprio di quel colore che da sempre  e mai aveva sopportato.

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“Berlusconi anticipa la destra peggiore, quella senza cultura senza idee, quella destra che non è avversione all’avventurismo” è il suo anatema di qualche tempo fa  – diffuso dagli altoparlanti – che riecheggia nella sala costipata fino all’inverosimile e mette a nudo il vero volto del personaggio divenuto protagonista degli ultimi fatti politici che contraddicono la sua lunga storia.

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L’ilarità si propaga nel luogo scuotendo i corpi che il calore intenso inizia già ad appiccicare alle poltrone, mentre il tambureggiare degli interventi che cantano delle miserie politiche, della sfacciataggine e dell’incoerenza “dell’uomo del monte” (ndr Ciriaco De Mita) sollecitano l’ascolto dell’attento uditorio.

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Al tavolo della presidenza gli sguardi fieri dei condottieri che fanno da cornice all’illustre ospite, il senatore Giorgio Tonini, si incrociano con quelli della folla plaudente e ricaricano le batterie degli astanti, rimotivando una schiera che s’appresta a scendere in campo nell’agone elettorale.

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La candidata alla presidenza della Presidenza della Provincia Alberta De Simone ed il candidato a Sindaco della città capoluogo Giuseppe Galasso che il Pd ha sacramentato suoi condottieri annusano l’aria e, inspirando gli umori, suonano la carica.

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“Negli ultimi 15 mesi andavo a letto e non sapevo se la mattina mi svegliavo ancora sindaco – esordisce il sindaco Galasso. E questo, solo per aver fatto una scelta di coerenza: quella del Pd. Aver tentato di far cadere il Comune dopo l’omicidio consumato alla Provincia, è stato un atto vergognoso.

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Chi oggi mi contesta è stato fino a pochi mesi fa con me in giunta. Sono convinto che vinceremo al primo turno perché gli avellinesi sanno scegliere” così il candidato a sindaco della città di Avellino dove ognuno lo chiama affettuosamente “Pino” risponde alle critiche. “Non mi spaventa essere definito capocantiere – incalza – perché la gente sa valutare l’umiltà di chi in pochi anni ha avviato una trasformazione senza precedenti”.

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Parla di una “svolta prossima al compimento” e risponde alle contestazione dei demitiani “i risultati stanno arrivando e la città è con noi. Abbiamo un candidato in ogni famiglia avellinese. La città ci premierà al primo turno, consentendo di riportare Avellino al centro dell’Irpinia attraverso il Piano Strategico”

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Denuncia l’assenza di pudicizia mentale di chi oggi “critica le scelte amministrative, nonostante prima le avesse imposte” e, dopo aver tracciato un breve bilancio dell’attività svolta dalla sua amministrazione, “la campagna elettorale ci darà la possibilità di spiegare alla città tutto ciò che è stato realizzato e quello che resta da ultimare”, nel rapportarsi allo spessore politico, istituzionale ed umano di Mancino sollecita il senatore De Luca ad interpretarne il ruolo: “Enzo, devi raccogliere il testimone di Mancino. Noi siamo abituati ad avere punti di riferimento, e tu sei il nostro”.

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Non da meno è la presidente Alberta De Simone. Racconta delle “firme raccolte di notte” per farla cadere dal vertice di palazzo Caracciolo, perché “era venuto l’ordine dalla montagna” senza “presentare nemmeno una mozione di sfiducia”. Di la ci “sono pecore che seguono il pastore, un’ammucchiata trasformistica” di qua “gente che si è allineata al filo della coerenza come l’Irpinia che storicamente è di centro sinistra”.

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Incita ad una “campagna elettorale di resistenza” e, facendo riferimento ai partigiani, dice che la parola d’ordine in questo periodo deve essere “non mollare mai”. Di poi rende conto di tutto quello che è stato fatto nel corso del suo mandato alla Provincia fino a quando è stata disarcionata.

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“Altro che convegni nelle sale di velluto – e chiude – noi andremo nei mercati tra la gente”.

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Gerardo Adiglietti, vice segretario prov.le del Pd, in apertura dei lavori ha definito i demitiani “buffoni che vanno raccontando favole” ed ancora “dobbiamo battere questi apprendisti stregoni che devono essere messi alla gogna.

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Il Pd  – ha continuato – è l’unico partito ad aver candidato idee, ad aver proposto battaglie contro i tagli che penalizzano la società irpina. I ministri del governo Berlusconi – ha precisato – hanno promesso tavoli con le imprese e con le istituzioni che non sono mai stati realizzati”.

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Riprendendo i toni forti, aspri, taglienti e pungenti  utilizzati dal vice segretario Adiglietti allorché ha aperto i lavori al cospetto di una platea accorsa numerosa per ascoltare il “verbo” dei democratici, il segretario provinciale del Partito Democratico Franco Vittoria irrompe sulla scena replicando alle invettive di De Mita con sciabolate pesanti e dure: “una volta c’era il viaggio elettorale di De Santis. Oggi, invece, abbiamo presunti maestri che girano il territorio insultando e dicendo che l’unico loro scopo è liquidare il Pd perché gli è stata negata l’ennesima candidatura”. Ed ancora: “De Sanctis attraversava l’Irpinia nel suo viaggio elettorale per raccontarla nella sua dignità, non per offenderla, irridendo le sue istituzioni, talvolta picconando avamposti di democrazia come il Comune di Andretta, ultimo baluardo contro l’arroganza del Governo sull’emergenza dei rifiuti».

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È un crescendo di toni, uno scoppiettante ed incalzante intercalare quello utilizzato dal segretario che vibra colpi e fendenti all’indirizzo degli avversari politici, con particolare riguardo a Ciriaco De Mita: “questa destra considera le istituzioni come un fatto. La destra che oggi si allea con l’UDC di De Mita – e qui scaglia l’affondo – è la stessa che per anni ha aspramente criticato il modello di gestione, ad esempio della sanità, messo in piedi da De Mita”.

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Nel mirino l’Udc di De Mita: «Sembrano il “politburo (l’ufficio politico del partito comunista della Germania est, ndr) che si riuniva mentre la folla picconava già il Muro di Berlino». Ed ha proseguito: «Non hanno ancora capito che quel Muro non c’è più dal voto 14 aprile 2008». Sempre colpi su colpi quelli di Vittoria che martellano l’avversario e si avventano sui rappresentanti dell’Unione di Centro.

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La densità dell’attacco frontale nei confronti di quello che fu uno dei leader più prestigiosi che ipotizzò l’incontro fra cattolici e socialisti, trova il suo apice nella mitragliata delle stangate finali scagliate con forza, efficacia e determinazione: “la loro intenzione è quella di colonizzare questa provincia. I nostri maestri sono altri: De Santis, Dorso, Mancino e Bianco. Sono i maestri della coerenza, non del trasformismo.

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La destra di oggi è la stessa che De Mita criticava nell’intervista che vi abbiamo mostrato: è la destra – e chiude – dell’egoismo e della paura”.

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A seguire il senatore De Luca che, partendo dalla volontà di non voler rispondere alle provocazioni per non scivolare sul terreno dell’insulto scelto dall’antagonista principe (ndr Ciriaco De Mita) afferma: “non mi va di polemizzare con chi non trasmette il benché minimo segnale di civiltà politica”.

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Ricorda Moro “tra qualche giorno ricorre l’anniversario del suo rapimento” e De Gasperi “che c’entra questa storia con il populismo sudamericano di Berlusconi e della destra. Noi in lista per le Europe abbiamo Elvira Matarazzo, non gente che fa politica da un secolo ed oggi aspira a Strasburgo, per il comune capoluogo una giovane aspirante mamma che è l’esempio più alto di chi difende i valori per il futuro di un figlio che cresce nel suo grembo”.

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Nel suo ragionamento che si sforza di mantenere sempre più sul terreno della politica e meno su quello della polemica spicciola, non fa mancare, però, spunti di acidità a seguito dei colpi ricevuti: “siamo l’unica speranza che le nuove generazioni hanno per vivere in un Mezzogiorno capace di guardare avanti e di tracciare la propria strada.

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I nostri candidati non sono scaturiti dai vertici, né scelti nei caminetti: sono state le primarie e la partecipazione straordinaria dei cittadini che hanno effettuato la scelta.

Diciamolo apertamente e con chiarezza – ed incalza con un altro attacco all’onnipresente De Mita che mai è stato citato nel corso del suo dire – l’intesa con il Pdl è stata semplicemente una scelta di convenienza per mantenere una fettina di potere. Questo è”.

Raccogliendo, infine l’invito e l’esortazione del sindaco Galasso: “non posso esimermi dallo scendere in campo, anche se il testimone che raccolgo è pesante”. Poi, per dare ulteriore risalto  alla figura del vice presidente del C.S.M. che seppure assente ma ben saldo nei cuori e nelle menti della gente d’Irpinia, con un tocco finale e davvero incisivo chiude la serie delle sue riflessioni: “chi ironizza con Mancino non ha il senso dello Stato. Forse non l’ha mai avuto.

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Giorgio Tonini, senatore e responsabile nazionale del settore Formazione del partito , dice di trovare “incomprensibile e penosa questa fase finale di un’esistenza politica grande” che De Mita ha scelto di vivere. Poi indirizza bordate contro il governo che toglie risorse al Mezzogiorno per trasferirle al Nord: “al sud prende la maggioranza dei voti che lo fanno vincere che utilizza per privilegiare le esigenze del nord, di per se territorio ricco e prospero.

Anche per finanziare il terremoto dell’Abruzzo ha sottratto risorse già stanziate per la realizzazione di opere nel sud”. Poi si lascia andare ad un’amara costatazione: “anche nelle emergenze sono solo e sempre i poveri chiamati a sostenerle, il ricco nord, invece, non viene per niente coinvolto nell’esprimere solidarietà a quelle popolazioni colpite dal sisma”.

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Consegna alla platea convenuta la notizia beneaugurante per l’Irpinia e l’Italia tutta del “63% dei consensi attribuiti ad Alessandro Andreatta che a Trento gli ha consentito di battere il Pdl. La, nell’estremo nord l’Udc si è presentato alleato con il Pd, contrariamente alle scelte fatte in provincia di Avellino.

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A chiusura dei lavori il popolo dei democratici irpini si riversa nella strada con tutto il carico di entusiasmo che hanno assorbito. La parola d’ordine che passa di bocca in bocca: “diamoci da fare, moltiplichiamo le energie. Vinciamo, si vinciamo”.

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