I Resistenti, con il Sud

AVELLINO 31 MARZO 2009: Maselli ed il raduno degli autoconvocati del Pd irpino nel resoconto di Cristian Masiello giornalista di “OTTO PAGINE”

Posted by Staff su aprile 2, 2009

1-maselli-masiello

MASELLI: RIALZATI PD, TORNA TRA LA GENTE

E la base: basta cooptazioni, ora si deve cambiare

1

«Il Pd è l’inizio di un’altra storia. E al di là di qualche caduta, questo resta l’orizzonte del nostro impegno che non è “contro” qualcuno, ma solo a favore del nostro partito».

2

Davanti ad una platea affollata di giovani, donne, amministratori, pochi dirigenti, ma numerosi attivisti del territorio, Franco Maselli ha chiamato alle armi della mobilitazione e del consenso il popolo Democratico, quello delle primarie del 2007 e della cavalcata veltroniana dell’aprile 2008.

3

Pur sottolineando carenze ed errori delle primarie in corso, ha lanciato un appello al voto per i tre candidati in pista, sotto gli occhi di Peppino Di Iorio, Aldo D’Andrea, Guido D’Avanzo, ma anche Luigi Mainolfi e, a sorpresa, l’ex sindaco di Nusco Giuseppe De Mita (omonimo del dirigente dell’Unione di Centro), intervenuto per portare a Maselli stima e sostegno, in questo momento delicato per le sorti della politica provinciale.

4

E Maselli ha voluto rimarcare che non intende recuperare quella corrente «che all’indomani delle primarie del 2007 ho sciolto, ahimé seguito da pochi altri esempi…», ma affrontare apertamente un disagio e un malessere che attraversa il Partito Democratico in questi giorni. «Siamo qui a dirci che per vincere bisogna fare qualcosa, soprattutto superando quello scoramento che le ultime sconfitte elettorali del Pd hanno determinato».

5

E ancora: «C’è un sentimento pericoloso tra di noi, che attraversa anche i nostri dirigenti, ai quali pure non dobbiamo fare mancare il nostro appoggio, incalzandoli al cambiamento. Questo sentimento da sconfiggere è la rassegnazione». Maselli ha chiarito da subito che non intende contestare, ma stimolare. «Possiamo perdere in conseguenza delle nostre idee, ma non sarebbe quella una sconfitta politica…».

6

Maselli ha respinto l’etichettatura di «eretico» ricevuta da alcuni settori del partito, «solo perchè, sollecitato da decine e decine di telefonate, ho organizzato un’iniziativa non per dare ricette, ma per discutere con la gente su come vincere».

7

E il Presidente dell’Alto Calore Servizi non ha risparmiato anche chi la manifestazione di ieri l’aveva voluta, per poi disimpegnarsi al momento della partecipazione. «Dispiace che tutti quelli che mi hanno rassegnato malessere al telefono, oggi non siano con noi. Tanti si sono giustificati. Io sono qui perchè il malessere c’è per davvero. Dopo le sconfitte, ora occorre rialzarsi».

8

il rispetto delle regole. Prima di affrontare il tema delle primarie, delle modalità con le quali sono state organizzate, Maselli ha recitato un implicito mea culpa, estendendolo di fatto. «Quando invochiamo il rispetto delle regole, vale per tutti. E quando ciò non è avvenuto, nessuno di noi si è preoccupato di denunciare posizioni di incompatibilità e contrasto con il codice etico». Dopo il grande risultato elettorale del 2008, si legge tra le righe, qualcosa si è fermato. «Abbiamo lavorato per dare sostanza e forma al Pd. E nonostante qualche caduta, la prospettiva è e deve restare questa».

9

Di qui la critica alla modalità di utilizzo delle primarie «che si fanno per coinvolgere i cittadini nelle decisioni, non svolgendo un puro esercizio plebiscitario, ma allineando ai nastri quindici, anche venti candidati, anziché dissuadere qualcuno a presentarsi». E qui ha incassato gli applausi più fragorosi:«Le primarie sono un partito che si fa popolo e offre ai cittadini disincantati dalla politica che cala le decisioni dall’alto l’occasione di partecipare e concorrere davvero». E si è difeso:«Se dire questo significa essere eretici, dico che in realtà non faccio altro che ricordare a me stesso le radici del Pd».

32

«Le identità restano nel cuore». Maselli ha indicato nel cambiamento la ragione d’essere del Pd. «L’intuizione intelligente che ha originato il Pd sta nell’aver voluto fondere le diverse culture democratiche nel Paese per uno slancio verso il futuro». E ancora: «Ciascuno di noi è ex Pci, Dc, Psi, con tutte le altre tradizioni, escludendo la sinistra radicale irpina chiusa in se stessa. Ma il passato deve vivere solo dentro il nostro cuore, non nel progetto politico». E affonda il colpo:«Invece il partito continua ad essere compresso dal prefisso “ex”, al punto da svilire la memoria nobile dei partiti costituenti, in un ricordo statico che si perpetua nel tempo».

11

E qui ha infiammato la sala. «Il Pd non può ridursi ad essere continuazione del passato, ma deve essere anticipazione del futuro». Per il numero uno dell’Acs, «sono i legami con culture e territorio il nodo, altro che la storiella dell’autosufficienza…». In sostanza, ha concluso, c’è qualcosa che va conservato e qualcosa che va cambiato. «Dobbiamo incalzare il cambiamento, non per disturbare il manovratore, ma per dare sostanza a quel Pd che Veltroni ha disegnato a Torino e che necessita di esempi e comportamenti».

12

Maselli ha indicato un Pd in grado di recuperare il rapporto tra cittadino e politica, reagendo «ad un congresso scandaloso del Pdl, che ha messo in mostra tecnica del consenso e populismo». E’ sul piano democratico, del coinvolgimento la sua sfida. «Chi pensa che volessi candidarmi non sa, ad eccezione di Rosanna Repole, quanti “no” ho pronunciato negli ultimi mesi…».

13

L’intervento di Franco Maselli non si è limitato a indicare l’esistenza di un malessere dentro la base del Pd, ma a dare risonanza ad un sentimento che serpeggia spontaneo nella struttura portante territoriale del partito, l’aspirazione a non tornare indietro, a prima delle elezioni politiche che hanno eletto Enzo De Luca senatore.

14

Nell’indicare nel Premier «un caudillo sudamericano», cioè un leader forte che costruisce sul culto della personalità il proprio consenso populista, Maselli ha immediatamente stabilito un nesso tra il Cavaliere e un esempio dell’esperienza locale, quella dell’ex Premier irpino. «Parlo e continuo a parlare, anche se qualcuno me lo aveva sconsigliato, perchè se al Pd togliamo la democrazia, lo consegniamo a quella teocrazia berlusconiana, cioé demitiana, che spingerebbe il nostro partito nel pensiero unico.

15

Non deve essere questa la bussola del Pd». E utilizza l’esempio dei parlamentari irpini della Destra come immagine per mettere in guardia dalle conseguenze del “pensiero unico” e del leaderismo i suoi: «Sono tanti, ma tutti egualmente inermi, di fronte ad un Cipe che dell’Irpinia e del Mezzogiorno non ha avuto alcun riguardo nel tributare al Nord tutte le risorse».

161

E Maselli, pur nella sobrietà dell’argomentazione, non nasconde ai tanti Democratici presenti, le insidie che in questa direzione pure ci sono, fronteggiate da un gruppo dirigente e istituzionale che è sembrato non voler difendere solo per diplomazia. «Noi dobbiamo aiutare chi dirige il partito, rispetto alle difficoltà e alle emergenze, divenendo portavoci del messaggio rinnovatore e riformista del Pd tra la gente». E nel sottolineare la fiducia nei vertici istituzionali, sembra in qualche modo volerli rassicurare:«Sono lieto di vedere qui tanti giovani ancora speranzosi. Dobbiamo ancora radicare il Pd e per farlo abbiamo bisogno di un impegno radicale e disinteressato».

17

L’ultima parte del suo discorso, che chiude sul piano delle alleanze la porta al leader di Nusco, ribadisce che anche sul metodo interno al partito la stagione demitiana a via Tagliamento deve ritenersi conclusa. Rassegnando una fedeltà “attiva” all’establishment dei Democratici irpini, Maselli consegna al Pd la sua (e non solo) buona volontà: «Siamo umili servi di un partito nel quale continueremo a credere. Sarò anche l’ultimo, ma sarò l’ultimo Democratico».

18

LA POLEMICA/ EVITIAMO LA TEOCRAZIA DEMITIANA

19

L’intervento di Franco Maselli non si è limitato a indicare l’esistenza di un malessere dentro la base del Pd, ma a dare risonanza ad un sentimento che serpeggia spontaneo nella struttura portante territoriale del partito, l’aspirazione a non tornare indietro, a prima delle elezioni politiche che hanno eletto Enzo De Luca senatore.

20

Nell’indicare nel Premier «un caudillo sudamericano», cioè un leader forte che costruisce sul culto della personalità il proprio consenso populista, Maselli ha immediatamente stabilito un nesso tra il Cavaliere e un esempio dell’esperienza locale, quella dell’ex Premier irpino.

21

«Parlo e continuo a parlare, anche se qualcuno me lo aveva sconsigliato, perché se al Pd togliamo la democrazia, lo consegniamo a quella teocrazia berlusconiana, cioè demitiana, che spingerebbe il nostro partito nel pensiero unico. Non deve essere questa la bussola del Pd». E utilizza l’esempio dei parlamentari irpini della Destra come immagine per mettere in guardia dalle conseguenze del “pensiero unico” e del leaderismo i suoi: «Sono tanti, ma tutti egualmente inermi, di fronte ad un Cipe che dell’Irpinia e del Mezzogiorno non ha avuto alcun riguardo nel tributare al Nord tutte le risorse».

22

E Maselli, pur nella sobrietà dell’argomentazione, non nasconde ai tanti Democratici presenti, le insidie che in questa direzione pure ci sono, fronteggiate da un gruppo dirigente e istituzionale che è sembrato non voler difendere solo per diplomazia. «Noi dobbiamo aiutare chi dirige il partito, rispetto alle difficoltà e alle emergenze, divenendo portavoci del messaggio rinnovatore e riformista del Pd tra la gente».

23

E nel sottolineare la fiducia nei vertici istituzionali, sembra in qualche modo volerli rassicurare: «Sono lieto di vedere qui tanti giovani ancora speranzosi. Dobbiamo ancora radicare il Pd e per farlo abbiamo bisogno di un impegno radicale e disinteressato».

24

L’ultima parte del suo discorso, che chiude sul piano delle alleanze la porta al leader di Nusco, ribadisce che anche sul metodo interno al partito la stagione demitiana a via Tagliamento deve ritenersi conclusa. Rassegnando una fedeltà “attiva” all’establishment dei Democratici irpini, Maselli consegna al Pd la sua (e non solo) buona volontà: «Siamo umili servi di un partito nel quale continueremo a credere. Sarò anche l’ultimo, ma sarò l’ultimo

25

Democratico».

26

27

28

29

30

31

Advertisements

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

 
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: