I Resistenti, con il Sud

AVELLINO 6 MARZO 2009 ORE 16,00 PRESSO HOTEL DE LA VILLE, LA CONFERENZA PROGRAMMATICA DEL PD IRPINO: P U N T I D I P R O P O S T A

Posted by Staff su marzo 6, 2009

Irpinia. E’ già domani. (punti di proposta)

Oggi abbiamo di fronte grandi responsabilità. Le scelte che prenderemo avranno ripercussioni per il futuro delle prossime generazioni che vivranno in questa Provincia. Se non sapremo interpretare bene i cambiamenti, essere puntuali nelle decisioni e innovativi nelle nostre politiche rischieremo una regressione economica, sociale e culturale. Per questo vogliamo che il nostro lavoro sia la base sulla quale costruire una provincia che accetti le sfide imposte dai mutamenti e dalla crisi in atto; che non abbia paura di reinventarsi e accetti di investire su se stessa. Vogliamo costruire, dal basso, una nuova idea di sviluppo sociale ed economico, un nuovo patto tra i territori, tra le associazioni, le imprese e i lavoratori. Per un territorio che lavora unito ad un progetto di sviluppo condiviso e che guarda al futuro con speranza.

Come dimostrano i programmi di Angela Merkel e Barack Obama e le tesi di Jeremy Rifkin è in atto una battaglia culturale per avviare una nuova rivoluzione industriale all’insegna dell’ambiente e dello sviluppo sostenibile. In questo contesto la provincia di Avellino può avanzare la legittima ambizione di andare a ricoprire un ruolo trainante in Mezzogiorno. In questo, dobbiamo assumere come strategica la sfida energetica ambientale: dal ciclo integrato dei rifiuti alla posizione d’avanguardia nella sfida imposta dal Protocollo di Kyoto, fino alla incentivazione dell’uso delle energie rinnovabili e al governo del territorio. Tuttavia sentiamo il bisogno di compiere ulteriori passi in avanti in questa direzione, assumendo la qualità ambientale come elemento qualificante della nostra proposta politica, uscendo dalla logica delle politiche di settore e ponendo la costante ambientale come comune denominatore, trasversale ad ogni politica e a ogni scelta. Dobbiamo contribuire affinché un moderno ecologismo, che ha compiuto passi in avanti importanti nell’opinione pubblica, anche Irpina, si faccia, definitivamente, azione politica, proponendo sostenibilità e buone pratiche. In questo senso dovremo impegnarci per ridurre le emissioni, il consumo energetico e aumentare le produzioni di energia da fonti naturali e rinnovabili con obiettivi e scadenze precisi che ci pongano al passo con altre aree europee. Per queste ragioni, dovremmo impegnarci a perseguire  l’obiettivo del “20-20-20” (entro il 2020 produrre il 20% del fabbisogno di energia da rinnovabili, aumentare del 20% l’efficienza energetica, ridurre del 20% le emissioni di gas serra).

Di seguito proponiamo, a mo di sintesi, e di bozza propositiva, una serie di proposte per l’Irpinia, le quali verranno ampliate, integrate, arricchite, rimesse in discussione, durante la conferenza programmatica, e che produrranno, poi, un documento programmatico completo delle proposte e delle indicazioni pervenuteci durante la stessa.

  • Innovazione e sostenibilità

Innovazione e sostenibilità dovranno essere le parole chiave al fine di poter guidare un nuovo processo di industrializzazione favorendo e privilegiando nuove filiere e la modernizzazione ecologica dell’economia, puntando: sui poli delle bio e nanotecnologie; dell’hi-tech e dell’agroalimentare, attraverso la riproposizione dei parchi scientifici e la collaborazione tra impresa, ricerca ed università e le politiche di distretto, cercando di valorizzare le produzioni autonome, ed il sistema industriale delle energie rinnovabili. Abbiamo la necessità di innovare il processo produttivo, mettendo in campo un nuovo know how, pensando alle nostre aree come territori di eccellenza per la produzione di energia alternativa e pulita. Questa costituisce oggi il fondamento di ogni sviluppo possibile.

Non si tratta più di pensare, nel medio periodo, solo ad un’industria pesante o alla possibilità di investimenti di importanti comparti nazionali (Fiat, etc.). Al contrario appare opportuno promuovere nuove filiere produttive, attivando accordi di programma con la rete di imprenditori che hanno deciso, utilizzando fondi Paser, di investire nei nostri territori. Dentro questo quadro decisiva è la formazione e soprattutto una formazione continua (livelong learning).

In questo contesto sarebbe assai grave disdegnare l’utilizzo di strumenti di sostegno congiunturale alla piccola impresa, artigiana e commerciale già esistente, che stenta a sopravvivere in questi venti di crisi. Solo come dato di memoria si richiama l’agevolazione regionale automatica del credito d’imposta, già previsto (Burc n. 63/07) ma rimasto solo su carta. Occorre immediatamente completare l’iter legislativo per liberare le risorse da destinare, appunto, al credito d’imposta; stipulare le necessarie convenzioni con l’Agenzia delle entrate; predisporre le specifiche per le istanze per la concessione dello stesso credito di imposta. Ancora opportuno e necessario sarà prevedere agevolazioni che finanzino, con lo stesso metodo, le spese di gestione corrente.

Altra necessità che vediamo, in questa fase di acuta carenza di liquidità, consiste nel mettere in condizioni le PMI di recuperare in tempo reale i crediti vantati nei confronti della pubblica amministrazione.

Soprattutto, però, occorre che la Regione si decida a operare il riparto dei fondi europei su base territoriale e del numero delle imprese e non del numero di abitanti, diversamente non ci sarà il riequilibrio tra l’area interna e quella metropolitana.

  • L’Irpinia in Europa – Area Urbana e piccoli comuni

In un territorio come il nostro, caratterizzato dalla molteplicità di piccoli comuni (101 al di sotto dei 5mila abitati) l’ente Provincia deve assurgere al ruolo di cabina di regia dello sviluppo e di coordinamento degli strumenti di programmazione negoziata attivi sul territorio. Va implementata poi una rete Antenna Europa che consenta ai nostri territori di entrare direttamente in relazione con Bruxelles, e di competere, alla pari, con le regioni europee più avanzate.

In questo, il Piano Strategico dell’area urbana di Avellino ed Europa Più sono le leve sulle quali costruire una nuova progettazione. È necessario mettere in campo una programmazione che non si limiti ai comuni più vicini alla città capoluogo. Bisogna pensare ad un’area urbana più ampia, estesa, con la consapevolezza che la moderna “questione urbana” non si declina semplicemente nella pianificazione degli spazi, o comunque dentro i parametri, di un sistema di progettazione urbanistica.

Bisogna, invece, coniugare l’urbanistica – gli spazi – con i tempi della vita concreta e materiale delle donne e degli uomini che vivono nella città. Occorre intervenire sulle periferie spesso anonime e senza voce, rivitalizzare le nostre comunità dando ad esse una funzione, far parlare alla città capoluogo il linguaggio del proprio hinterland e della intera provincia. Così la città di Avellino può riconquistare il ruolo di centralità che le spetta.

  • Trasporti, infrastrutture e reti

Una nuova “veste” del territorio che parta dal completamento dell’asse della Valle Caudina ed il relativo collegamento con Avellino; i lavori della Lioni-Grottaminarda-Termoli, ammodernamento del tratto dell’Ofantina da Melfi a Lioni, la messa in sicurezza della “vecchia Ofantina”; collegamento di Avellino con la stazione dell’alta velocità del salernitano. Sono queste le opere infrastrutturali necessarie, da cui si potrà ripartire. E poi, nella Valle Ufita, con la stazione “HIRPINIA” Flumeri-Grottaminarda, si concentra la linea dell’alta capacità e la più estesa area industriale della provincia di Avellino: questa è l’area territoriale nella quale dovranno essere concentrate scelte ed opzioni strategiche che devono essere governate, selezionate e dirette. Al centro degli scambi commerciali dei due grandi porti del Mediterraneo – Napoli e Bari – l’area può divenire il luogo di primo arricchimento e trasformazione industriale dei prodotti e delle merci che transitano per i due porti. Dunque, non un semplice luogo di scambio tra gomma e ferro, ma un’area in cui la ricerca applicata, la trasformazione dei prodotti, le sinergie con le preesistenze industriali inducano un nuovo meccanismo di crescita, incontrandosi con le risorse umane e naturali del territorio.

Inoltre, la questione delle infrastrutture riguarda anche le reti e l’innovazione. In questo senso è fondamentale mettere in campo una battaglia culturale e riuscire a fare sistema tra pubblico e privato su basi nuove, diffondendo una cultura dell’e­government e dell’amministrazione digitale volta a migliorare la qualità della vita del cittadino. Questo permetterà di sfruttare al meglio la capacità di innovazione dei servizi di rete in numerose direzioni: semplificando molti passaggi burocratici ed incrementando il processo di partecipazione dei cittadini alla vita della comunità attraverso l’uso di forme di comunicazione innovative che rendano più comprensibili e trasparenti le comunicazioni da e con gli enti pubblici; promuovendo l’accesso alle nuove tecnologie da parte di tutte le fasce della popolazione e del mondo della piccola impresa.

  • Il bacino idrico del Sud

L’Irpinia è il bacino idrico più importante del Sud. Questa straordinaria risorsa deve essere curata, monitorata, utilizzata con equilibrio, in quanto risorsa pubblica e bene prezioso. Per questo, ci proponiamo, nell’ambito dell’obiettivo operativo 1.4 POR-FESR, la costruzione di un grande progetto di ammodernamento degli impianti di distribuzione idrica attraverso: Interventi infrastrutturali per la riduzione delle perdite lungo gli acquedotti, le reti di adduzione e di distribuzione idrica; Implementazione di tutti i sistemi informativi territoriali; Progetto pilota per il monitoraggio dell’evoluzione dei fenomeni franosi (Quindici, Cervinara). Inoltre, è necessario completare gli schemi fognari e depurativi tramite collegamenti agli impianti di depurazione attraverso: la realizzazione e potenziamento di tutti gli impianti di depurazione di raccolta delle acque, di regimazione, trattamento e riuso delle acque reflue; e il collegamento delle utenze ai collettori afferenti gli impianti di depurazione.

  • Distretti rurali, filiera della qualità e promozione dei territori

Riteniamo necessario un disegno forte di ricomposizione delle aree marginali, che può passare solo attraverso la valorizzazione della risorsa territorio, nella esaltazione dell’ambiente naturale e della ruralità, anche in relazione ad ogni possibilità connessa. Per questo occorre integrare la “filiera della qualità” con la tipologia dell’industria leggera delle trasformazioni. Bisogna puntare su un approccio per distretti rurali, in grado di valorizzare le peculiarità territoriali e che realizzi un duplice obiettivo: da una parte riorganizzare e rilanciare “la filiera della qualità” – vino, olio, ma anche della castagna e del nocciolo, e dei relativi marchi di qualità (ad es. l’Iprinia è l’unica provincia meridionale ad avere tre marchi DOCG per i Vini)  – e nel frattempo, riteniamo possibile riprendere la zootecnica di nicchia, da integrare con la produzione energetica da fonti rinnovabili.

Il PTR recentemente approvato sancisce che la messa in sicurezza del patrimonio edilizio esistente è uno degli obiettivi prioritari da perseguire nell’area vasta di Avellino ed è facile capirne il perché visto, da un lato, il forte rischio sismico a cui la nostra città e la nostra provincia sono esposte, dall’altro la vetustà di gran parte dei nostri edifici. Questo ci offre anche la possibilità concreta di operare alcune scelte fondamentali in direzione di una possibile promozione territoriale, verso la quale si muove concretamente la più recente legislazione urbanistica. Soprattutto nell’area del cratere, la zona più fortemente interessata dal terremoto del 1980, è presente un grosso patrimonio edilizio, diffuso in una costellazione di piccoli e piccolissimi centri, che aspetta solo di essere messo in valore e non in termini di rendita. Anzi, da questo punto di vista si va verso la svendita per disvalore. Se un accorto associazionismo tra “campanili” porterà alla elaborazione di PUC condivisi, se non addirittura interconnessi, si potrà andare verso l’ottica dell’ albergo diffuso, fatto a ridosso delle risorse turistiche forti, come il Laceno, o più deboli come le aree termali o gli itinerari religiosi, o come i sentieri montani e fluviali. In special modo dentro questi ambiti la promozione dei territori, favorendo un reinsediamento antropico, potrà ergersi a sentinella della difesa dal rischio idrogeologico molto meglio che gli interventi pesanti, tanto agognati quanto fin qui non realizzati. Proprio all’interno di habitat limitati, ma comunque definiti, in cui possano essere esaltate le aree dei parchi naturali, potrà sicuramente decollare un turismo rurale – a partire dalla filiera delle aziende agrituristiche e delle fattorie didattiche, con la strutturazione di percorsi garantiti e protetti, accanto ad un turismo senza ulteriori attribuzioni, che necessita solo di una strategia condivisa, interterritoriale, che scopra una propria cabina di regia in grado di disegnare una rete di iniziative che valorizzi e promuova, insieme alle risorse naturali e archeologiche, anche le risorse immateriali con l’individuazione di Cartelloni e Percorsi, dall’eno-gastronomico-culturale, al religioso, dal naturalistico al museale, fino a quello delle manifestazioni storico-tradizionali, che abbiano la caratteristica di attraversare il corso dell’intero anno. Inoltre, proponiamo la creazione della “Rete dei parchi irpini” collegando tramite corridoi ecologici i parchi regionali, i parchi urbani e le aree s.i.c. e z.p.s. della provincia.

In definitiva, ci proponiamo di mettere in campo tutte le energie, gli strumenti di concertazione e promozione, con l’obiettivo, di promuovere il “brand Irpina”, in tutte le sue peculiarità e differenze, che di fatto, ne determinano la ricchezza. Per questo, occorre, allora, definire una strategia d’intervento che dovrà mirare a consolidare l’identità turistico-culturale del territorio e a valorizzarne le peculiarità, così da incrementarne la domanda.

  • Puntiamo sulla cultura, la filiera della conoscenza e il “livelong learning”

Intendiamo porre al centro della azione politico-programmatica la cultura nel suo senso più ampio, intesa non solo come percorso di arricchimento individuale e opportunità di valorizzazione di risorse storiche, artistiche, ambientali di un territorio, bensì come condivisione di scelte, frutto di incontri tra generazioni, di scambi di esperienze e sensibilità che nella loro diversità racchiudono il suo valore fondamentale: la crescita della cultura democratica. In una società, infatti, in continua e rapida evoluzione, un partito politico deve saper trasmettere alla sua gente quanto siano ancora essenziali l’istruzione e la formazione culturale all’emancipazione di uomini e donne che procede in parallelo allo sviluppo economico e sociale di una comunità. E la Scuola ha un ruolo fondamentale per l’azione formativa nei confronti dei giovani dei quali deve saper intercettare i bisogni educativi e le vocazioni al fine di contribuire in modo concreto alla crescita occupazionale ed alla coesione sociale. In un momento difficile in cui il Governo Berlusconi ha impoverito la già precaria situazione della scuola con tagli inesorabili sul personale e la gestione ordinaria con la conseguenza di diminuire la qualità della formazione, il PD ha perciò avviato una attenta e profonda analisi del mondo-scuola, in considerazione anche del grave calo demografico che l’Irpinia sta vivendo con l’effetto di impoverire le risorse intellettuali del nostro territorio. I Programmi Europei hanno diffuso nelle istituzioni scolastiche una maggiore consapevolezza della cultura del lavoro e alcune esperienze formative, tuttavia nel nostro contesto territoriale resta ancora netta la separazione tra mondo della scuola e mondo del lavoro. E’ da qui che bisogna ripartire se vogliamo rispondere veramente ai bisogni delle comunità, dei giovani che chiedono opportunità di mettere a frutto ciò che hanno acquisito; bisogna costruire una cabina di regia che svolga la funzione di coordinamento a livello provinciale, fornendo alle Istituzioni Scolastiche finalità, obiettivi, strategie, in modo da formare profili professionali pienamente rispondenti ai fabbisogni del territorio. Spetta all’ente Provincia il compito di delineare un disegno di sviluppo programmatico creando le sinergie giuste tra i diversi attori di un processo di sviluppo e di miglioramento delle condizioni economico-sociali. Ma spetta altresì al mondo del lavoro, alle aziende locali, all’Unione degli Industriali, avviare una collaborazione seria e fattiva per agevolare la realizzazione di percorsi formativi atti a facilitare l’inserimento dei nostri giovani in contesti aziendali.

Infine, non necessitiamo solo di percorsi formativi per le giovani generazioni, in questo la formazione continua (LIVELONG LEARNING) risulta essere un punto nodale d’intervento, dove la formazione per gli adulti che si trovano nella difficile situazione della fuoruscita dal mondo del lavoro e trovano difficoltà di reinserimento, diventano il focus sul quale concentrare gli interventi maggiori.

  • Opportunità e mobilità sociale per i giovani

Se non siamo in grado di offrire alle nostre nuove generazioni la possibilità di esprimere le loro capacità, ci mangiamo il futuro e le possibilità di sviluppo economico, sociale e culturale della nostra area. Troppo spesso il nostro territorio, è percepito statico e ingessato dai più giovani. La provincia di Avellino è un luogo in cui si cresce bene, si studia in tutta tranquillità e si può trascorrere una vecchiaia serena: ma rischia anche di diventare una zona dalla quale allontanarsi nella fase lavorativa della vita, soprattutto se si è altamente qualificati.

La nostra provincia ha grandi risorse e tratti caratteristici in grado non solo di mantenere le energie migliori, ma anche di attrarre competenze e talenti in coerenza con l’idea di sviluppo che abbiamo in mente. In questo senso c’è bisogno di un forte slancio culturale in una direzione di apertura, affinché una provincia dinamica e innovativa possa favorire l’emergere della creatività e delle idee all’interno dei suoi confini e attrarre nuove risorse dall’esterno, favorendone la loro concreta espressione. Questa, nei prossimi anni, deve essere una priorità. Il modo migliore per mettere in moto una maggiore diffusione di opportunità è far sì che il merito e il talento vengano premiati, facendo ripartire quell’ascensore sociale, che negli anni Sessanta, Settanta e Ottanta ha consentito a tante persone di migliorare la propria condizione attraverso il lavoro, creando quella diffusione di ricchezza di cui ancora oggi sentiamo i benefici. Perché questo avvenga occorre che le istituzioni monitorino costantemente il territorio alla ricerca di idee, senza aspettare che le proposte innovative emergano da sole. Abbiamo l’obbligo di andare a scovarle, sostenerle e valorizzarle: investire nelle persone e nelle capacità è il modo migliore per rilanciare questa provincia.

  • Rilancio della attività di ricerca

I fondi europei 2007-2013 porgono l’opportunità di un sostanziale rilancio dell’attività di ricerca non solo nel campo scientifico ma anche in quello storico-umanistico. In Irpinia vi sono grandi giacimenti culturali in genere, e documentari in particolare, anche se spesso sottovalutati o addirittura ignorati. L’inventariazione, il restauro, la conservazione e lo studio di tali fondi archivistici offre grandi possibilità non solo di progresso della conoscenza, ma anche della valorizzazione delle strutture che li custodiscono, nonché di occupazione giovanile qualificata. Ci si propone, quindi, d’istituire (ad es. presso il Centro Guido Dorso) un settore specifico, finalizzato all’individuazione, all’inventariazione, alla riproduzione in microfilm e in digitale, alla conservazione e allo studio di tutti i documenti conservati negli archivi irpini e fuori dell’Irpinia, senza trascurare l’Archivio Segreto Vaticano, l’Archivio Centrale dello Stato e le altre istituzioni archivistiche e bibliotecarie italiane e straniere. Questa operazione avrebbe una straordinaria valenza culturale e consentirebbe di creare una struttura permanente di ricerca, in grado di sviluppare la ricerca storico-culturale in Irpinia e nell’intero Mezzogiorno. Per quanto riguarda la Biblioteca provinciale di Avellino, essa conserva non solo una ricca collezione di giornali e periodici irpini dalla metà dell’800 ad oggi, ma anche una nutrita e pressoché unica collezione di periodici e quotidiani napoletani dell’800. Vi è inoltre la concreta prospettiva di acquisizione di importanti e significative donazioni da parte di famiglie di importanti giornalisti irpini del recente passato. C’è quindi la possibilità di rendere l’Emeroteca una struttura assai più funzionale, moderna e attiva, da collocare al pianterreno del complesso culturale di Corso Europa quando il Museo Irpino si trasferirà nel carcere borbonico. Alla sua gestione si potrà collegare – in stretta collaborazione e sinergia con l’Ordine dei Giornalisti della Campania – un Centro per la storia del giornalismo, col compito di predisporre iniziative di studio, di divulgazione e di ricerca atte alla valorizzazione e all’arricchimento del patrimonio dell’Emeroteca.

  • Welfare a misura di cittadino

La grave crisi economica che stiamo attraversando, insieme alle profonde trasformazioni sociali della popolazione irpina rendono opportune nuove politiche di welfare che mettano al centro il concetto di persona e di genere. I cambiamenti demografici ci restituiscono un’immagine del nostro territorio complessa e articolata. Una realtà che, per essere rispettata e sviluppata come ricchezza, necessita di un’attenzione in termini di una maggiore differenziazione e personalizzazione del sistema dei servizi alla persona. Il nostro obiettivo, nel rispetto degli indirizzi programmatici della legge regionale 11/2007 e della Legge quadro 328/00 è consentire ai territori la programmazione e realizzazione di azioni sociali che favoriscano un miglioramento delle condizioni di vita dei cittadini tale da consentire la strutturazione di una comunità sociale sostenibile. L’applicazione delle due Leggi ha avviato un processo di trasformazione del modo di intendere e fare le politiche sociali. Gli obiettivi, sul territorio, sono stati raggiunti anche se  in modo non omogeneo: ci sono elementi di innovazione, ma anche di resistenza, cosa possibile considerando che in provincia di Avellino su 119 comuni 100 sono piccoli e in uno scenario di tagli e razionalizzazione della spesa si ha una difficoltà oggettiva a creare interventi sociali stabili. Le parole chiave per progettare e costruire un welfare a misura di cittadino in grado di rispondere ai bisogni sociali delle specifiche realtà territoriali sono: Ambiti territoriali, attraverso i quali, promuovere forme di cooperazione intercomunale per favorire un’erogazione di servizi competitiva in termini di qualità e costi. Segretariato sociale, che deve rappresentare una porta unitaria di accesso di un sistema integrato reale e funzionante dei servizi territoriali socio-sanitari. Privato sociale, con il quale valorizzare un terzo settore imprenditoriale, volontaristico, molteplice e differente, ma coeso.

Infine, bisogna promuovere l’utilizzazione delle risorse del POR 2007/2013 per interventi finalizzati a concretizzare opportunità occupazionali stabili, invitando i Piani di Zona ad essere attori primari e fondamentali del “buon utilizzo” delle risorse ampliando l’orizzonte di integrazione delle politiche sociali con altre politiche e strumenti di programmazione. Per quanto concerne le risorse, queste devono essere adeguate per garantire la realizzazione dei servizi essenziali come previsto dalla Legge 11/07 (almeno 40 euro ad abitante) e di un percorso di salvaguardia delle competenze maturate dagli operatori sociali attraverso criteri oggettivi e meritocratici. E’ evidente che il sistema di welfare regionale e locale non può essere individuato solo attraverso la strutturazione degli interventi e dei servizi sociali, ma occorre proporre una strategia d’azione che individui gli obiettivi unitari verso i quali far convergere il complesso degli interventi da programmare e da attuare nell’ambito delle politiche sociali, delle politiche sanitarie, delle politiche per il lavoro e delle politiche formative ed educative.

  • Pari opportunità vere

Nonostante il mercato del lavoro della provincia di Avellino sia sempre più rosa, con una occupazione femminile che cresce costantemente e continua a rappresentare uno dei fattori trainanti dell’occupazione, la partecipazione femminile al lavoro continua a presentarsi su valori molto più bassi rispetto a quella maschile e a contenere elementi di instabilità e discontinuità connessi alle esigenze di conciliazione tra vita familiare e professionale. Il confronto con le altre provincie campane pone la provincia di Avellino ad un livello decisamente superiore rispetto a quello medio campano (46,6%), ma al di sotto rispetto ad altre regioni del Nord Italia, e soprattutto dell’Emilia Romagna dove l’obiettivo del 2010 è già stato superato. Siamo ancora lontani dai livelli medi europei e soprattutto dai paesi del Nord Europa come Danimarca e Svezia dove i tassi di occupazione delle donne hanno superato il 70%. Purtroppo in questo contesto c’è anche chi sostiene che l’età pensionabile delle donne dovrebbe essere aumentata sarebbe bene che qualcuno ricordasse, che la parità non deve essere ricercata solo nell’età pensionistica ma in tutto quello che riguarda il mondo del lavoro inteso come un insieme di diritti e di doveri e fino a quando ciò non accadrà la donna sarà costretta a rivendicare sempre ad alta voce il propri diritti. Pertanto, al fine di imboccare la strada giusta, che porti alle pari opportunità, non solo per le donne, riteniamo necessario puntare sui seguenti punti: ­dare pari opportunità alle persone diversamente abili; ­costruire servizi innovativi per la conciliazione tra tempi di vita e tempi di lavoro; ­creare un “progetto bambino”, per realizzare un territorio a misura di bambino; ­promuovere azioni di supporto per il proseguimento degli studi di ragazzi e ragazze dopo l’obbligo scolastico; ­promuovere azioni che aiutino a fare crescere una cultura dell’accoglienza. Insieme a questo, dobbiamo investire nelle politiche abitative con un’offerta differenziata che riesca a dare risposte sia ai cittadini che non hanno un reddito tale da avvicinarsi né all’edilizia pubblica né al mercato della casa, sia alle giovani coppie e a quella parte di ceto medio impoverito che rimane fuori dalle graduatorie di edilizia pubblica. Inoltre, dobbiamo potenziare l’esperienza del microcredito per prevenire le nuove esigenze delle famiglie e continuare la positiva esperienza della rete dei centri delle pari opportunità e raggiungere i parametri europei del 60% dell’occupazione femminile. Su questo, tra i primi provvedimenti messi in atto da Barack Obama, dopo il suo insediamento, è stato quello di firmare la prima legge dedicata alla parità salariale tra uomini e donne. Durante la cerimonia, il neopresidente, ha sottolineato come tale legge rafforzi il principio che “tutte le persone sono create uguali” e che meritano di “ricevere pari opportunità”, ricordando, per giunta, che “non è solo una questione che riguarda le donne. Riguarda genitori che si ritrovano con meno denaro per l’istruzione e la salute dei figli. Si tratta di potere tenere il riscaldamento acceso e di potere pagare il mutuo e le medicine”. In questo, della parità di cui parliamo spesso, è ancora lontana dall’esser raggiunta. In definitiva, oltre ad impegnarci per raggiungere una coscienza civile in materia, abbiamo la necessità di batterci per una legge che equipari i trattamenti economici, appunto, tra donne e uomini.

  • Sicurezza, protocollo di legalità e osservatorio sulla illegalità

Non esiste purtroppo, un “uovo di colombo” in materia di sicurezza; non esiste in altre parole una trovata semplice e geniale che consenta, con un solo colpo di mano e senza nessun costo per le tasche di risolvere una volta e per sempre questi problemi. In questo ultimo periodo, la sicurezza dei cittadini è stata messa a rischio oltre che dalla criminalità vera e propria dai rimedi della politica più attenta al consenso immediato dell’opinione pubblica che dall’effettivo interesse generale dove tutto è improntato nel fornire dati rassicuranti sull’andamento del crimine,attraverso dati statistici che spesso alterano il senso della realtà. Occorre ragionevolezza, a nulla servono i provvedimenti tampone che danno l’illusione di risolvere il problema ed invece lo complicano: la libertà sta anche nel rispetto delle regole, ci vuole chiarezza di compiti e responsabilità; oggi sembra che tutti rincorrano i poteri connessi alla sicurezza. Non bisogna mai affrontare i problema della sicurezza sull’onda dell’emotività indotta da gravi fatti di cronaca, bisogna invece saper pianificare gli interventi presentando progetti di lungo respiro, del tutto svincolati da ritmi dell’attualità imposti da mass media.

Inoltre, riteniamo fondamentale adottare il “Protocollo di legalità sugli appalti pubblici” ed insieme ad esso rilanciare un “Osservatorio sulla illegalità”.

  • …ma soprattutto – Capitale umano

Investire sul merito e nella selezione delle migliori forze a disposizione non significa abbandonare chi non ce la fa o chi non riesce ad emergere. Uno degli obiettivi cardine deve essere quello di creare tutte le condizioni affinché la “le cento irpinie” siano in grado di far crescere le proprie energie e di accoglierne di completamente nuove, agendo come una calamita di talenti, risorse e nuove attività imprenditoriali.

Saper formare sul nostro territorio quadri, ricercatori, personale qualificato, figure tecniche mirate alle esigenze degli imprenditori, ma soprattutto – classe dirigente – all’altezza di ricoprire ruoli importanti nelle aree della ricerca e della innovazione, riuscendo a sostenerli e valorizzarli deve essere una priorità.

I talenti ed il capitale umano rappresentano una risorsa che non possiamo consentirci il lusso di perdere, ed è un potenziale motore di sviluppo economico in grado di attrarre investimenti e generare ricchezza e occupazione.

­Valorizzare le eccellenze, il capitale umano, che è presente sul nostro territorio e sfruttarne a pieno le competenze,  per creare progetti che promuovano a pieno quanto ci siamo prefissati, deve essere punto di partenza di ogni nostra scelta.

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