I Resistenti, con il Sud

AVELLINO 24 feb. 09 AL “VIVA HOTEL” CON GOFFREDO BETTINI NEL SEGNO DEL RINNOVAMENTO. IL POPOLO DEL PD IRPINO SI STRINGE INTORNO AI SUOI DIRIGENTI

Posted by Staff su febbraio 24, 2009

11Nella sala stracolma il popolo dei democratici irpini si ritrova, esorcizza il disorientamento e prova a ricucire brandelli emozionali che fendono l’aria densa di interrogativi.

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Il dibattito è incentrato su “Società, innovazione, cambiamento: ripartire dai territori”

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Al tavolo della presidenza Franco Vittoria, Vanda Grassi, Gerardo Adiglietti, il sindaco Galasso ed il senatore Enzo De Luca fanno da corona a Goffredo Bettini, coordinatore nazionale del Partito Democratico, portatore oltre che della recentissima esperienza delle dimissioni di Veltroni, di cui è sempre stato, già in tempi non sospetti, grande sostenitore, anche e soprattutto di un messaggio di “speranza” per il futuro del partito che non appare proprio roseo.

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Speranza e determinazione che traspare sui volti dei personaggi di spicco dello scenario della politica provinciale del Pd, Franco Maselli, Rosanna Repole, Alberta De Simone, Rita Caronia, Vanni Chieffo, stretti in un abbraccio caloroso con sindaci ed amministratori, con i dirigenti e quadri del partito territoriale, con il popolo dei sostenitori.

Nella sala echeggiano parole antiche “nomenklature, catene di comando, spasmi correntizi, quote e pacchetti azionari, fuoco amico” che hanno determinato le dimissioni di Veltroni, ma anche nuove: navigare in mare aperto senza ancoraggi al passato, “dare una mano per “aiutare a crescere il Pd, un bambino appena nato, partito territorio”.

Si parla di futuro e futuro ci sarà se “amiamo di più questo partito” ha affermato Toni Ricciardi riprendendo quanto esplicitato dall’ex segretario nazionale e “questo deve essere un monito anche per il nostro territorio”.

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Rodolfo Salzarulo, sindaco di Lioni, “Il Pd si è visto nei mesi scorsi costretto a camminare con una marcia bassa, oppresso da un arrogante centro destra, forte solo numericamente, che nulla sa della gente del posto e delle sue problematiche e che pensa sia sufficiente, per risolverle, utilizzare spot nazionali.

Noi, più del ‘chi’, ci interessiamo del ‘cosa’”. Fa riferimento al non rapporto con i rappresentanti dell’Ente Regione Campania “cortocircuiti regionali”, all’ostinazione delle massime cariche istituzionali regionali a tenere fuori da ogni percorso strategico l’Irpinia “poca considerazione della nostra terra fatta per lo più di piccoli comuni”.

Ma, non si rassegna all’evidenza il focoso sindaco di Lioni al quale sta a cuore “non solo vincere le elezioni di giugno, ma anche, nel lungo termine, costruire un grande partito”.

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Luigi Famiglietti, sindaco di Frigento, esprime soddisfazione per la elezione a segretario di Franceschini ed un netto diniego ad alleanze con i popolari di De Mita che hanno ostacolato i governi di centro sinistra decapitando sindaci ed amministrazione provinciale.

Evidenzia le storture delle scelte calate dall’alto: “questa provincia è rappresentata soltanto dal sen. De Luca, che dio ce lo conservi.

La provincia di Avellino, onostante il maremoto scatenato dai trasformisti dell’ultima ora (ndr De Mita), ha dato al Pd il 36% dei consensi.

È stata la percentuale più alta tra le province della Campania e –  concludendo con una sciabolata – non ha avuto nemmeno il piacere di vedere in faccia i deputati e senatori che ha eletto, non solo, ma si è vista negata da parte del governatore Bassolino anche la rappresentanza nella Giunta regionale”.

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Sulla stessa falsariga Paola Flammia che paragona l’elezione a segretario di Franceschini ad una “una cesura nella continuità”.

Alberta De Simone, sfiduciata dai demitiani con un anno di anticipo da presidente della provincia di Avellino dice che la decisione di Veltroni “è stata una doccia fredda e non è dipesa soltanto dall’esito delle regionali ma, soprattutto, dal  fuoco amico”.

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Franco Maselli s’invola nel suo ragionamento partendo con un ringraziamento sentito a Veltroni per il cambiamento che ha determinato sullo scenario politico italiano e gli esprime la solidarietà più piena.

Di poi affonda la sua analisi spietata sugli atteggiamenti e sui comportamenti.

Con evidente riferimento a Latorre in particolare (non ha avuto nemmeno la delicatezza di informare della sua venuta il senatore della provincia di Avellino) e, più in generale, nei confronti dei portaordini romani utilizzati nelle catena di comando: “oggi l’irpinia è diventata una barzelletta.

3-maselli1C’è un personaggio che ritiene di essere la storia, ma ogni giorno ha una caduta di stile. La prego – rivolgendosi a Bettini – non ci dica anche lei con chi dobbiamo allearci: noi ci alleeremo con il Centro-Sinistra.”

Non manca inoltre di lanciare da una parte inequivocabili segnali ai potenziali alleati: “sono inaccettabili gli attacchi ed il fuoco di fila al nostro capezzale” e,   dall’altra, bordate al grande vecchio dell’Irpina “basta con la questione De Mita si, De Mita no. Ora respiriamo finalmente aria nuova e non abbiamo nemmeno paura delle sconfitte: finalmente ci siamo liberati”.

Chiude, infine, con un accorato appello a tutti quegli irpini che hanno fatto della provincia di Avellino il luogo dove il partito ha raggiunto la più alta percentuale dei consensi in Campania: “non piangiamoci addosso, il nostro compito è quello di continuare a costruire il partito”.

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Gerardo Adiglietti riprende il concetto del radicamento e la mala pratica delle cooptazioni. Polemizza con il Ministro Rotondi che “si è fatto eleggere a Rho, non avendo il coraggio di mettersi in gioco nella sua terra”.

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Il segretario prov.le del Pd irpino Franco Vittoria indica nel rinnovamento le coordinate da percorrere. Parla di sfide che ci stanno davanti che non si possono affrontare con armi e strumenti vecchi “a favore o contro i demitiani”. Le vere sfide sono “le paure, la crisi, il lavoro che non c’è.

C’è bisogno di valorizzare talenti ed eccellenze”.

S’incammina sul concetto della “giusta laicità” della visione “morotea” per poi sottolineare che “non si può parlare ancora di etichette, il pluralismo è una risorsa solo se non si parcellizza il passato e le provenienze.

Il Pd è un nuovo partito, non un partito nuovo”. Poi, riprendendo il filo di Maselli dice: “non possiamo più accettare che le candidature vengano imposte dall’alto; se così ancora fosse, sarebbe la mortificazione e la morte dei territori.

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L’intervento di Goffredo Bettini, braccio destro di Veltroni spazia dalle vicende politiche  nazionali a quelle locali, dalle trame e sgambetti utilizzati dai vari capi corrente ai disegni ostacolati: “altro che troppa innovazione, le vecchie logiche c’hanno distrutto”, alle reclamate posizioni di potere. Tratta  dei condizionamenti, dei massimalismi e delle congiure del palazzo che hanno rappresentato il vero tallone di Achille di Walter Veltroni.

C’è bisogno di un cambio generazionale – con forza e grande carica emotiva, afferma –  ed è per questo motivo che ho detto a Franceschini che accompagnerò da dirigente questo nuovo corso fino ad ottobre. Dopo, la mia funzione cesserà”.

Non cesserà, invece, il Pd: “il Pd non rompe le righe ma compatto resta in campo per arginare la destra che sempre più scivola verso un nuovo autoritarismo”.

Sottolinea la grande responsabilità venuta fuori dall’assemblea nazionale “ha scelto la strada giusta”, ed evidenzia che le dimissioni di Veltroni costituiscono un fatto politico nuovo nella storia della politica in Italia: “non è stata una bizza”.

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Chiude l’evento l’intervento del senatore De Luca che, riprendendo la necessità del rinnovamento, solidarizza con Veltroni e lancia a tutte le forze del centro sinistra a ritrovarsi in “un accordo sancito in trasparenza.

Il Mezzogiorno è scomparso dall’agenda nazionale del governo che è completamente assente sulla questione meridionale.

La destra che sta schiacciando le regioni del sud Italia in un isolazionismo che mai si era riscontrato dalla nascita della Repubblica in poi, come ultimo regalo e,  di questi tempi, ha provveduto a cambiare la destinazione dei fondi europei Fas e Fse che non saranno più disponibili per lo sviluppo delle nostre aree”.

Infine, l’unico rappresentate irpino del centro-sinistra nella politica nazionale si accomiata lanciando nell’aria più rasserenata della convention l’ultima stilettata: “il Pd della provincia di Avellino ha grosse potenzialità perché si è liberato dei grossi pesi del passato che ne hanno rallentato la crescita e non ha paura dei prossimi appuntamenti amministrativi”.

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  1. Intervento video Paola Flammia

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