I Resistenti, con il Sud

Avellino 12.02.2009, resoconto IV appuntamento del Lessico democratico con on. Gino Nicolais: Classi dirigenti e società.

Posted by Staff su febbraio 13, 2009

Prof. Carlo Carboni, avverte: Alimentiamo la discussione sulla democrazia.

Nicolais: Innovazione e Merito sono le chiavi di volta!

Famiglietti: Puntiamo su merito e qualità!

Si è tenuto questo pomeriggio il quarto e penultimo appuntamento del Lessico democratico, che ha visto come protagonista la letcio tenuta dal Prof. Carlo Carboni, ordinario di Sociologia economica, nonché, noto editorialista del Sole24ore.

Molto partecipato l’appuntamento, che vedrà la conclusione ad Avellino con l’intervento di Aldo Bonomi. Ad introdurre i lavori, Emiliana Mannese promotrice dell’iniziativa, la quale si è detta molto soddisfatta dell’attenzione e dei risultati fin ora raggiunti dagli appuntamenti del lessico democratico. La Mannese, inoltre, ha sottolineato come il tema delle classi dirigenti sia una delle questioni sempre piu’ di attualità in questo periodo.

Dopo aver affrontato la questione dal punto di vista storico, con l’appuntamento tra generazioni e tempi della storia, oggi affrontiamo l’aspetto dal punto di vista della sociologia economica.

Ha riscosso grande interesse l’intervento del sindaco di Frigento, Luigi Famiglietti, il quale ha denunciato come ci si ritrovi, oggi, dinnanzi ad una società bloccata, la quale difficilmente da spazio alla nuove classi dirigenti, le quali risultano essere quelle maggiormente competenti e sulle quali dovrebbe pesare il peso del cambiamento strutturale del sistema.

Tutto ciò passa attraverso il merito e la competenza. Inoltre, le nuove classi dirigenti provengono dall’impegno quotidiano nei territori. Il giovane sindaco di Frigento e delegato Ancigiovani, ha inoltre ricordato, come nella fase in cui un gruppo di giovani dirigenti, all’indomani dell’abbandono subito dall’attuale segretario provinciale, il quale ha fatto una scelta di comodo, familistica e non politica, un nutrito gruppo di giovani dirigenti ed amministratori ha deciso di puntare sulla sfida, della quale erano convinti del Partito democratico.

Infine, Famiglietti, ha sottolineato come oggi la sfida sia, in gran parte generazionale. Non si può pretendere dalla generazione dei nostri padri la risoluzione e la costruzione dei percorsi che interessano noi, in quanto nuove classi dirigenti, dobbiamo assumerci la responsabilità delle nostre scelte.

Corposa ed appassionata la relazione del Prof. Carboni, il quale ha sottolineato piu’ volte come in Italia si sia dinnanzi ad una crisi della democrazia reale, la quale, storicamente, si è sempre difficilmente imposta. Inoltre, abbandoniamo il localismo, inteso come provincialismo dell’intendere la politica, in quanto la questione e tutta dentro l’assetto e le difficoltà che oggi vive il sistema democratico in Italia.

E poi, per quanto riguarda la crisi, presa come esempio su come sia necessario spingere per un ricambio delle classi dirigenti, Carboni, sottolinea, come sia difficilmente credibile, che gli stessi che si sono riuniti a Davos, ovvero coloro che hanno provocato la crisi siano gli stessi ai quali affidiamo la sua risoluzione.

Molti i riferimenti al pensiero platonico, del quale Carboni ne è attento studioso, ed in particolar modo quando Platone sottolinea come, le classi dirigenti siano lo specchio fedele delle proprie società. Il punto centrale dell’intervento di Carboni è stato quello di coltivare e rilanciare a pieno il dibattito sulla democrazia, approfondendo, in tal senso, la questione del malessere democratico, il quale genera sfiducia verso la politica, le classi dirigenti, ed oramai oggi anche verso le istituzioni.

In questo, come si misura questo malessere?  Attraverso la crescente discrezionalità, che pervade i settori decisionali della nostra società, come ad esempio l’accademia. Inoltre, un altro dato allarmante e la scarsa propensione al merito, questione piu’ annosa rispetto al concetto di democrazia. Di fatto, puntare sul merito significa, abbattere in solo colpo, tutte le discrezionalità ed le arbitrarietà delle classi dirigenti.

Per quanto riguarda il Pd, esso per essere e consolidarsi quale grande forza riformista, deve puntare su due elementi: democrazia e rinnovamento. Per quanto concerne le classi dirigenti, stando alle analisi comparate dal ’98 al ’04, si nota come gli under 40 nel ’98 rappresentavano solo il 5,3%, quota che scende nel 2004 al di sotto del 4%.

Per quanto riguarda invece gli under trenta, questi sono al di sotto dell’1%. Dunque come si rinnova: aumentando il conflitto generazionale, inteso come momento di confronto scontro tra generazioni, ma soprattutto, puntando sulla generosità dei “senatori”, i quali dovrebbero farsi carico di scegliere qualitativamente i propri collaboratori, al fine di educarli e farli crescere verso le responsabilità di governo e di gestione dei processi politici.

Infine, la gerontocrazia è il vero problema strutturale in Italia e per questo il ricambio e tutta questione culturale. Le classi dirigenti si formano, per questo, sul campo.

Le conclusioni dell’appuntamento sono state affidate al neo candidato alla carica di presidente della Provincia, l’on. Gino Nicolais, il quale ha sottolineato come, in Italia si registra una crisi di credibilità delle classi dirigenti che si protrae da anni e non riesce a trovare uno sbocco, accelerando il declino italiano nel contesto globale.

La crisi di credibilità Italiana è una crisi diffusa che investe tutte le sue classi dirigenti: in grande parte delle sue leadership politiche, ma in maniera orizzontale investe tutti i settori trainanti del Paese (Economia, Industria, Formazione).

Il rapporto della LUISS “Generare classe dirigente – Un percorso da costruire“, ha effettuato un censimento vertici della società proponendo anche di esaminarne valori, modelli e obiettivi. L’elemento più sconcertante è che gli stessi dirigenti italiani non si sentono classe dirigente.

Nel senso che descrivono la classe dirigente con stereotipi negativi analoghi a quelli utilizzati dal resto della popolazione, a cominciare dall’orientamento all’utilitarismo e dalla scarsa predisposizione verso le competenze e i valori.

I dirigenti non ritengono l’attuale classe dirigente un gruppo attrattivo, nel quale riconoscersi e identificarsi e di conseguenza se io non mi riconosco in quel gruppo non agisco come membro di quel gruppo, ma riterrò sempre gli altri responsabili di ciò che accade di negativo!

Abbiamo, inevitabilmente, bisogno di rovesciare questo clima di sfiducia, ma senza operare una rimozione degli ostacoli concreti e ricorrendo ad uno sterile ottimismo di facciata che, come propugnato da Bersluconi, finisce solo per aggravare nel medio termine la condizione generale del Paese.

Secondo gli indicatori statistici la popolazione muove le seguente critiche alle elites del paese:

  • sono carenti di visioni strategica (per il 42,7% degli intervistati),
  • di capacità decisionale (44,7%),
  • innovazione e creatività (46,3%),
  • di senso della moralità e della legalità (58%)
  • di responsabilità pubblica e sociale (50,9%).

Senza ombra di dubbio la banalizzazione di questa percezione popolare è che comandano “i ricchi e i raccomandati” e non i migliori.

Quale risposta?

La soluzione ad una “crisi di sistema” non risiede nella banale invocazione di un rinnovamento generazionale. L’esigenza di svecchiamento del Paese è sicuramente un tema, ma esso va accompagnato dall’assunzione di due paradigmi: INNOVAZIONE e MERITO. Senza di essi la cooptazione aggraverà la crisi e condannerà il paese al declino per ulteriori generazioni, perché si otterrebbe la mera sostituzione di un “ceto” (o di una casta) ad un’altra, mutuandone limiti e difetti e protraendola nel tempo.

Abbiamo bisogno, invece, di mutare le condizioni che reggono il Sistema. Innovazione e Merito sono le chiavi di volta. Il miglior alleato di un Giovane di talento non è la previsione di una Quota o di un accesso privilegiato, ma la garanzia di essere parte di un processo di cambiamento che, basato sulla trasparenza, riconosca le sue capacità e la sua funzione nella Società in cui opera. Soprattutto nel Mezzogiorno.

Più investimenti, soprattutto nei settori strategici dell’innovazione, delle nuove tecnologie e della ricerca, significano più occupazione e una prospettiva concreta e dignitosa per i tanti talenti e le innumerevoli risorse che il mezzogiorno continua ad esprimere, nonostante difficoltà ed avversità difficilmente riscontrabili altrove.

Al Mezzogiorno nel suo complesso per crescere occorre però la capacità di apprezzare e sfruttare al meglio la sua principale ricchezza, il suo fondamentale punto di forza: e cioè la presenza di capitale umano altamente qualificato, di giovani di talento, di numerose competenze espresse dal mondo della ricerca.

È questo il modello di sviluppo su cui il Partito Democratico deve puntare: un modello che vede nella conoscenza il punto di forza per il rilancio del territorio e per il recupero di competitività su scala nazionale ed internazionale. Non diversamente dall’Italia, in qualche misura, il Sud è chiamato ad affrontare in questi mesi una serie di sfide, legate all’esigenza di un generale recupero di produttività: dunque le sfide della riconversione del sistema produttivo, della modernizzazione della PA, del potenziamento della ricerca e dell’innovazione che si riverberi non solo sui settori ad alta tecnologia, ma anche su quelli più tradizionali. Da una crisi globale il Mezzogiorno può uscirne più forte se riesce a convogliare il suo capitale umano in una sfida di cambiamento.

Le classi dirigenti italiane, e tutti quanti oggi guidano il paese dovrebbero dare il buon esempio alla nazione e mettere mano al cambiamento, migliorando innanzitutto il sistema politico-istituzionale e la democrazia del paese.

Il PD deve, anche se all’opposizione, candidarsi a sostenere le riforme che semplificano e stabilizzano il quadro politico (vedi sbarramento, vedi superamento coalizioni che non garantiscono credibilità) e fornire alle sue nuove leve non la garanzia di una collocazione certa (magari tramite fideismo e criticità), ma impegnarsi a sostenere la massima trasparenza e meritocrazia nella selezione delle sue leadership diffuse (ad ogni livello !), diventando la casa delle opportunità.

La crisi non investe solo la politica, ma un’operazione di rottura della Politica può fungere da driver per tutti i settori trainanti della società.

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