I Resistenti, con il Sud

AVELLINO 08.02.2009, Franco Maselli affida il suo pensiero al quotidiano irpino “Buongiorno”: “Pd, basta con le correnti, il problema siamo noi, non il Pd”

Posted by Staff su febbraio 9, 2009

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Maselli, esponente di spicco del Partito democratico in

Irpinia attuale Presidente dell’Alto Calore Servizi, ex

Presidente della Provincia, chiarisce la propria opinione sullo

stato di salute del partito


Il Pd irpino si avvia, pur tra mille difficoltà, alla conferenza programmatica del 6 e 7 marzo. Un appuntamento di importanza cruciale, che servirà a chiarire definitivamente la linea politica del partito in vista del voto di giugno.

Proprio in quella sede, infatti, non solo si determinerà la piattaforma strategica su cui si andrà a costruire l’offerta politica del partito, ma, contestualmente, verranno anche sciolti i nodi relativi alla composizione delle alleanze.

Franco Maselli, attuale Presidente dell’Alto Calore Servizi, ex Presidente della Provincia ed esponente di spicco del Partito democratico in Irpinia, chiarisce la propria opinione sullo stato di salute del partito ed affronta i nodi più spinosi dell’attuale contingenza politica.

Allora Maselli, molti parlano di un Pd irpino confuso ed immobile. E’ d’accordo?

Il Partito democratico nasce per sancire una rottura con i vecchi schemi e le vecchie pratiche della politica. Se il sistema politico non avesse mostrato evidenti segnali di inadeguatezza, non ci sarebbe stato bisogno di fondare un partito nuovo.

Il vero problema è che, purtroppo, sono ancora troppi coloro i quali ritengono di poter perseguire la mission ideale dalla quale ha preso vita il Pd, muovendo da schemi interpretativi obsoleti che meglio si adatterebbero alle dinamiche della politica del novecento.

E’ invece necessario oltrepassare la faziosità insita in uno sterile correntismo e comprendere che la politica è ormai cambiata perchè sono cambiati gli assetti sociali.

Mi sembra di poter dire che le classi dirigenti del Pd non hanno ancora maturato tale passaggio. Vivono ancora nella conflittualità tra ciò che sono state e ciò che dovranno essere. La confusione non sta nel partito, ma in ognuno di noi. Ecco la ragione dell’immobilismo di cui molti parlano ».

Quale valenza attribuisce alla conferenza programmatica prevista per i primi di marzo?

«In questo momento, sono convinto della necessità di rispondere a quell’esigenza di rinnovamento della politica, che in maniera tanto esplicita quanto allarmante, proviene dalla pubblica opinione.

In una fase come quella attuale, caratterizzata da una profonda sfiducia nei confronti della rappresentanza politica, è indispensabile, prima di ogni cosa, ripristinare il rapporto di reciprocità tra politica e cittadini.

Se non si affronta questo problema, parlare di programmi non ha senso. Prima di entrare nel merito della conferenza programmatica, il Pd è chiamato ad un grande sforzo per riaffermare il primato della politica attraverso un radicale rinnovamento delle sue pratiche.

Per quanto concerne la definizione delle priorità programmatiche su cui andare a costruire la proposta politica da presentare all’elettorato, credo che qualsiasi programma che voglia risultare effettivamente attuabile e sostenibile, non può essere schematizzato autarchicamente.

In altri termini, sviluppare un programma senza tener conto delle indicazioni della Regione, del Governo centrale e dell’Europa, risulterebbe assolutamente inutile. Credo, dunque, che il programma del Pd dovrà essere calibrato e costruito sulla base delle indicazioni dei livelli superiori, in modo da costruire un’offerta programmatica a partire dalla consapevolezza di ciò che effettivamente si potrà realizzare sul nostro territorio ».

Indichi alcune priorità su cui dovrà essere costruito il programma.

«In primo luogo occorre puntare sulla diversificazione dei comparti produttivi sia per sfruttare al meglio le tante potenzialità che il territorio offre, che per diversificare i rischi provenienti da congiunture economiche sfavorevoli come quella che stiamo attraversando.

In altri termini, occorre dire di no ad un modello di sviluppo monosettoriale. In quest’ottica, credo sia assolutamente necessario puntare sull’istituzione di un polo turistico diffuso in relazione al grande patrimonio naturalistico, enogastronimico ed agroalimentare di cui disponiamo, in modo da creare un’offerta turistica di nicchia che risulti complementare al tradizionale circuito turistico regionale.

Parallelamente, si avverte la necessità di puntare su comparti innovativi come quelli inerenti le energie rinnovabili e, contestualmente, di veicolare ingenti investimenti in Valle Ufita per sfruttararne la vocazione logistica. Ma ripeto, il programma va costruito tenendo ben presenti le priorità e le indicazioni determinate dai livelli di governo superiori».

Veniamo al nodo candidature. Cosa pensa delle primarie? «Non solo credo che vadano fatte, ma credo che sia indispensabile indire primarie di coalizione, libere e senza condizionamenti legati a quello che già ho definito uno sterile e fazioso correntismo.

E a coloro che indicano nelle primarie uno strumento per confermare le candidature apicali, rispondo che la maturità di un partito e della sua classe dirigente si valuta anche su questo ».

Molti indicano lei come possibile candidato alle primarie per la corsa a Palazzo Caracciolo. Conferma o smentisce? «Smentisco nella maniera più assoluta. Non solo non rientra nei miei programmi, ma una scelta del genere risulterebbe chiaramente incompatibile con la mia attuale posizione».

Non crede che nel caso di primarie realmente competitive, il Partito democratico andrebbe incontro ad ulteriori lacerazioni?

«Se così dovesse essere, vorrebbe dire che non si è ancora compresa l’importanza delle primarie ed il loro significato nell’ambito di un partito che fa della partecipazione uno dei tratti fondanti della propria identità.

Le primarie hanno senso solo se c’è reale competizione. La cultura politica alla quale dobbiamo guardare è quella del Partito democratico americano. Diciamo no, all’incompatibilità degli opposti, ed affermiamo un nuovo modello di dialettica politica, mettendo da parte il correntismo ed aprendo al dinamismo di un confronto aperto, libero e basato sul merito delle questioni.

Basta, insomma, con le vecchie categorizzazioni che vogliono il Pd diviso tra ex Ds ed ex Margherita. Quelli sono vecchi schemi che non devono appartenere alla nostra cultura politica. Il Pd è uno solo».

Al di là di Galasso e della De Simone quale altro esponente del Pd potrebbe concorrere alle primarie?

«Dopo che Rosetta D’Amelio si è detta indisponibile a scendere in campo, non riesco ad immaginare altri possibili esponenti del partito disponibili a concorrere. Tuttavia, penso che il punto sia un altro.

Come già ho detto, credo nella necessità di indire primarie di coalizione e non di partito. Auspico, dunque, che Sinistra democratica ammorbidisca la propria posizione ed accetti la sfida di una competizione leale che veda misurarsi il tandem Galasso – Gengaro. Questa si che sarebbe una bella prova di maturità politica».

Un’ultima domanda. Qual è il suo giudizio sulle amministrazioni uscenti?

«Qualsiasi giudizio da parte mia si esporrebbe a facili strumentalizzazioni. Sono completamente d’accordo con Rosetta D’Amelio quando afferma che ogni esperienza amministrativa si caratterizza per momenti di luce e momenti di ombra.

Come lei sono d’accordo che in questa fase andrebbero sottolineati i primi, e messi in secondo piano i secondi. Tuttavia non volendomi sottrarre alla sua domanda, da uomo di parte quale sono non posso esimermi da esprimere un giudizio positivo su entrambe le esperienze».

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