I Resistenti, con il Sud

AVELLINO, 30.01.2009, FRANCO MASELLI: DALL’ALTO CALORE ALLA QUESTIONE PD NAZIONALE ED IRPINA, IL LEADER PRESTIOGIOSO CHE IN IRPINIA MEGLIO INCARNA LE ASPETTATIVE E LE SPERANZE DI UN SOGNO, SPAZIA CONFESSANDOSI IN UN’INTERVISTA A CHRISTIAN MASIELLO DEL QUOTIDIANO IRPINO “OTTOPAGINE”

Posted by Staff su gennaio 31, 2009

maselli1di Christian Masiello

pubblicata su Ottopagine il 30 gennaio 2009

«Emergenza idrica, Maselli: 700 milioni di progetti pronti…» attacca: «Disponibilità da Bassolino e Lonardo, ma Ganapini sfugge. Eppure è in gioco la sete campana»

Franco Maselli punta a sciogliere tutti i nodi strutturali che il timone della società pubblica più importante in Irpinia oggi pone. Mentre ricuce i rapporti con la consorella Patrimonio, definendo i margini per una futura diversificazione industriale, punta a recuperare all’Irpinia il ruolo di guida idrica in Campania.

Difendendo la professionalità delle centinaia di professionisti e impiegati della sua azienda, puntando sulla trasparenza in un’Acs che deve essere innovativa. Chiede alla Regione di investire su un bene primario per l’intera Campania, l’acqua irpina.

Presidente Maselli, la dichiarazione dello stato di emergenza idrica è arrivata all’attenzione del Consiglio Regionale, attraverso la convocazione dei capigruppo. Ma la situazione è davvero drammatica, come si è detto in questi giorni?

«Il quadro emergenziale è supportato dai dati scientifici, che dimostrano inequivocabilmente come la crisi sia conclamata».

Nonostante le piogge abbondanti di quest’anno?

«La questione non è legata alle piogge stagionali, ma alla riduzione accertata delle falde acquifere, che risultano ridotte di ben venti metri».

Che cosa ha prodotto questo fenomeno?

«La riduzione stabile delle precipitazioni, anno dopo anno, ha di fatto impedito la naturale ricarica delle falde».

La ripresa delle precipitazioni di quest’anno può aiutare?

«I dati sulla situazione attuale li avremo tra maggio e giugno. Comunque non possiamo aspettarci un miracolo dopo solo pochi mesi di ripresa. Il trend resterà negativo».

La Regione ha recepito la gravità del fenomeno?

«La presidente del Consiglio Regionale Lonardo ha convocato tutti, capigruppo e assessore all’Ambiente. A sorpresa sono proprio gli irpini ad aver disertato la riunione, oltre allo stesso Ganapini, che continua a sfuggire».

In che senso, sfugge?

«Nonostante abbia ricevuto il rapporto sullo stato dell’emergenza e sia stato tempestato di richieste di incontri per discutere la situazione, Ganapini ha sempre trovato il modo di non presentarsi. Pensi, nemmeno quando lo ha fatto chiamare il Presidente Bassolino, con il quale ho affrontato il problema, Ganapini si è fatto vivo, tra lo stupore del Governatore e la mia perplessità».

Lei come se lo spiega?

«Non lo faccio. Ganapini ha tutte le carte, ha il plico con i dati scientifici, come Bassolino e la Lonardo. Il suo dovere di assessore è affrontare e risolvere i problemi. Non potrà sottrarsi, se non vuole creare un caso politico, oltre che amministrativo».

La preoccupazione dimostrata dall’Alto Calore Servizi è condivisa anche dagli altri gestori?

«No, ed è qui il punto. L’Acquedotto Pugliese e l’Arin hanno concessioni che danno loro diritto ad una quantità d’acqua giornaliera superiore al proprio fabbisogno reale…».

Quindi non risentono dell’emergenza…?

«Non possono risentirne, perchè anche in tempi di magra, le loro utenze vengono comunque soddisfatte, mentre noi in Irpinia, con il caso specifico di Ariano in primo piano, dobbiamo razionare la distribuzione».

Lei ha discusso con gli altri gestori?

«Ho mostrato loro i dati sulla situazione del Massiccio Terminio-Cervialto, fonte che disseta l’intera Campania. E ho avanzato delle ipotesi di accordo, in attesa che la Regione decida soluzioni strutturali».

Ad esempio?

«La prima proposta riguarda quella che ho definito la “banca dell’acqua”. Un’intesa di mutuo soccorso, che consenta al gestore che dovesse trovarsi in difficoltà di attingere alle quote degli altri, senza incorrere nell’acquisto a prezzi di mercato…».

Vuol dire che oggi, se l’Acs resta senz’acqua deve pagare agli altri gestori pugliesi e napoletani l’acqua irpina?

«E’ così, con un danno per le casse della società. Noi non siamo padroni della risorsa idrica in casa nostra, ma anche con una violazione dei diritti dei cittadini, che ad Ariano pagano di più rispetto a chi vive a Napoli».

Che soluzione propone?

«Creare una interconnessione tra le condotte dei tre gestori, per esempio. Ciò consentirebbe di utilizzare le quote non utilizzate senza incorrere in aggravi».

Questo è l’unico handicap amministrativo che l’utente irpino subisce?

«No. Va aggiunto il costo industriale. Gli altri gestori attingono l’acqua a gravità, in superficie. A noi tocca sostenere i costi di estrazione in profondità dai pozzi, con l’aggravio di costi energetici e gestionali per il sollevamento. Per non parlare di un altro mistero burocratico…».

…quale?

«A Benevento l’utente non paga il costo industriale, perchè il carico manutentivo delle reti grava sulla Regione. Da noi l’utente paga tutto».

Quindi, all’emergenza idrica in termini di depauperamento delle falde, si aggiunge un assetto burocratico che grava sull’utente irpino. Come se ne esce?

«Con un riordino delle regole, con il bilancio idrico».

Cioé?

«Regole chiare e valide per tutti, partendo dalla risorsa idrica irpina, che va protetta e assicurata a tutti i cittadini senza sperequazioni».

Cosa deve stabilire il bilancio idrico?

«Cosa diamo alle Regioni in termini di fornitura, cosa ne riceviamo».

Alla Regione cosa chiede?

«Deve fare da coordinamento tra tutti i soggetti interessati, mettendo attorno ad un tavolo tutti i gestori e gli Ato. Da questa concertazione, partendo dai problemi, deve scaturire un patto per l’acqua, che restituisca ai cittadini il diritto all’approvvigionamento in maniera equilibrata».

Quando si potrà realizzare questo obiettivo?

«Tradizionalmente ogni anno l’Alto Calore diffonde la cultura idrica nelle scuole attraverso un concorso per gli studenti. Quest’anno abbinerei allla manifestazione una conferenza regionale apposita».

Questa la strategia per il riassetto dell’utilizzo dell’acqua. Ma per contrastare il depauperamento della risorsa?

«Occorre intervenire per razionalizzare l’uso dell’acqua, ristrutturando la rete di distribuzione, oggi carente in gran parte del territorio irpino-sannita di competenza dell’Acs».

A chi tocca procedere, vista la dubbia proprietà delle condotte?

«L’Alto Calore non è proprietario. Nei centri abitati sono i Comuni i rispondere, per il resto la Regione formalmente rivendica la titolarità, al di là della posizione dell’Acp, che vanta diritti. A noi va bene in ogni caso, ma nel frattempo abbiamo presentato progetti, sulla base di deleghe richieste ai Sindaci, in linea con le disposizioni sollecitate dalla Patrimonio recentemente. Occorre intervenire subito».

L’Acs punta a sostituirsi ai Comuni?

«Abbiamo indicato i tratti di condutture da sostituire. Non potendo procedere loro, se non in casi specifici, abbiamo avanzato noi gli interventi, richiedendo i fondi alla Regione».

L’obiettivo è ridurre le perdite degli acquedotti?

«Sì, agendo in vari modi. Mettendo al sicuro le reti strutturalmente, ma anche creando le condizioni di un monitoraggio costante delle tubazioni. Con un telecontrollo di ultima generazione potremo gestire in tempo reale l’intero sistema».

Quindi anche gli impianti?

«Impianti, macchine di sollevamento, motori. Potremo impiegare microsensori anche per la portata, cioé per stabilire la quantità d’acqua che deve passare ogni secondo dentro i tubi, in modo da prevenire falle».

Continui.

«Grazie all’Università di Bologna, che sta seguendo per noi la ricerca dedicata, sperimenteremo una innovativa tecnologia in due o tre punti delicati, tra cui Ariano. Se i risultati saranno quelli attesi, avvieremo subito un project financing in quest’ambito».

Oltre a quello idrico, che risparmio può derivarne sul piano finanziario?

«La possibilità di controllare il volume d’acqua pompata nei tubi, consente di attingere quantità inferiori ai pozzi, quindi di ridurre l’utilizzo delle macchine a parità di erogazione effettiva per l’utenza. Il risparmio è manutentivo ed energetico, quindi notevole».

Tanto da reggere il project financing?

«Inviteremo le imprese a produrre soluzioni progettuali in grado di produrre un risparmio, sufficiente a trarne anche il proprio utile».

Per l’Acs, impegnata a fronteggiare il disavanzo accumulato negli anni scorsi, gli investimenti con fondi europei e regionali consentiranno certamente di correggere i conti, grazie ai diritti di progettazione. Oltre al risparmio energetico, la bolletta resta alta comunque, però.

«Grazie ad una convenzione del precedente Cda con l’Università di Perugia, che stiamo portando avanti a titolo gratuito. Attendiamo un progetto di utilizzo di energie prodotte da fonti rinnovabili, fotovoltaico, eolico e anche termo-idraulico».

Che tempi si prevedono?

«La prossima settimana i tecnici saranno ad Avellino per un briefing. Vedremo i risultati».

Nel complesso quanto vuol investire l’Alto Calore Servizi?

«Alla prima tranche di progetti depositatri nell’autunno 2008, per un ammontare di quasi 300 milioni di euro, abbiamo aggiunto una seconda per 400 milioni, tutta progettazione interna, sia chiaro. Chiediamo alla Regione che si faccia carico di un’esigenza, che attraverso noi riguarda la Campania».

Quanto si aspetta di ricevere?

«Si tratta di salvaguardare il diritto dei cittadini campani. La domanda è quanto possono negarci?».

Del Piano Strategico presentato dal Cda precedente cosa resta?

«I tempi di finanziamento e realizzazione del piano di diversificazione industriale non consentivano di puntare sul Piano Strategico per fronteggiare i nodi finanziari dell’Acs. Tuttavia, a parte il discorso energetico che vedremo, non abbiamo rinunciato a valutare i possibili sviluppi».

Si parlava anche di rifiuti e imbottigliamento…

«Per quel che attiene all’impianto di trattamento degli organici, presentato anche dalla  Patrimonio, abbiamo avviato un confronto per giungere ad una soluzione condivisa da sottoporre alla Regione».

Restano conflittualità?

«Sono state alimentate più dall’esterno che dall’interno, per qualche esperienza negativa del passato, che risale ad altre gestioni. Il rapporto è di buon vicinato».

E per l’imbottigliamento?

«Abbiamo quasi ultimato le richieste delle autorizzazioni, poi si dovrà decidere se andare avanti e come».

Non è convinto?

«In Italia sono duecento gli imbottigliatori. Vedremo con i soci. Si può andare avanti o rivolgersi ad operatori esistenti oppure rinunciare. Vedremo».

Veniamo al futuro dell’Acs. L’Ato ha un Cda, tra poco avrà un presidente. Si deciderà l’affidamento della gestione idrica. L’Alto Calore ce la farà?

«La normativa attuale, sottolineo questo perchè cambia di continuo, chiede al gestore di occuparsi in prevalenza, qualcuno dice esclusivamente, del servizio idrico e solo sul territorio di appartenenza, se si vuole ottenere la gestione in house, quindi direttamente. Per prima cosa dovremmo modificare lo statuto…».

E poi?

«Poi dovremmo vedercela con condizioni esterne difficili, anche se non impossibili, a cominciare dal “controllo analogo” per i soci».

Cioé?

«Significa che i soci dovrebbero avere la possibilità di controllare la società come fanno con i propri enti. Inoltre l’Acs dovrebbe essere passato al vaglio del garante per la concorrenza sotto una serie di requisiti specifici».

Quali sono le alternative?

«Se non si otterrà l’affidamento diretto, si potrà partecipare alla gara attraverso un accordo con un partner internazionale di livello. Ma resta anche un’altra strada, però: ottenere l’affidamento diretto all’Acs, con una gara espletata dall’Ato per selezionare il partner privato, con la scelta finale affidata all’Alto Calore».

Come vede un eventuale ingresso del privato?

«In giro perde corpo questa soluzione. Ovunque si punta a rendere pubblico il servizio, dopo gli esempi negativi clamorosi registrari in alcune province. L’«Acqua Latina» ha visto aumentare le tariffe del 300 per cento con la privatizzazione…».

Perché secondo Lei?

«Il privato ricerca il maggior utile possibile, che in questo settore deve essere soprattutto sociale, attesi gli equilibri di bilancio».

Dall’Ato Lei attende anche il via libera al nuovo sistema di tariffazione, superando il cosiddetto “minimo impegnato”.

E’ così?

«In attesa dell’ufficializzazione degli aumenti già decisi dal Cipe, si possono fare modifiche solo a patto di garantire lo stesso ricavo».

Come si muoverà?

«Ogni utente consuma in Italia, quindi in Irpinia, 200 litri d’acqua al giorno, contro i 175 della media europea. Va ricalcolato il fabbisogno per famiglia, riducendone il costo in bolletta, diminuiendo le spese gestionali alla società. Ovviamente si colpiranno  le eccedenze che fanno aumentare i costi e depauperano più in fretta le falde. A questo va aggiunto un tariffario sociale per i ceti meno abbienti».

Resta però il fenomeno degli allacciamenti abusivi.

«Stiamo intervenendo con controlli, raccogliamo anche segnalazioni, interessando quando necessario i carabinieri e le forze di polizia».

E sulle morosità.

«A luglio il mio predecessore ha revocato gli incarichi legali affidati, in vista del passaggio ad Equitalia. Stiamo perfezionando questo accordo. Dobbiamo recuperare circa 30 milioni di euro.

Torneranno i “letturisti”?

«Le letture saranno necessariamente frequenti. Ma l’utente ha già disposizione un numero verde per leggere il consumo e comunicarlo. A noi spetterà controllare, ma in questo modo il cittadino si porrà al riparo anche dagli errori materiali».

E sul voto: «Primarie subito…»

E spiega: il Pd decida con la massima partecipazione, ma non accetti imposizioni. Se la sinistra vuol aiutare il Pdl…

Per un momento, terminata l’intervista dedicata alle vicende dell’Alto Calore Servizi, Franco Maselli ha ritrovato i panni dell’esponente politico.

«A volte mi piacerebbe essere intervistato sul Pd, sul Centrosinistra e sulla situazione campana, su come il Paese oggi non è governato…», spiega. E si illumina quando si parla del suo partito. «Non ero convinto nel 2005, quando si ipotizzava il superamento di Margherita e Diesse.

Ma l’anno successivo fui costretto a ricredermi», spiega. «Superai lo scetticismo di fronte alle divisioni del Centrosinistra che portarono il progetto dell’Unione ad infrangersi sugli scogli dei diktat e dei ricatti imposti dai partitini.

Mi convinsi che il Paese era pronto per una svolta, che solo la più grande forza riformista della storia italiana poteva e potrà dare». E guarda al presente:«Oggi, anche di fronte alle difficoltà che il partito vive, preda delle sirene del passato, mi rendo conto che nelle mani di questo straordinario partito si concentrano le speranze dell’Italia».

Maselli, cattolico praticante, non crede alla concreta possibilità di un distacco della componente cristiano-democratica verso prospettive di riedizioni identitarie della Dc post Prima Repubblica. «Non so se certe tentazioni attribuite a Rutelli siano reali, conoscendo l’ex sindaco di Roma.

Ma se lo fossero sarebbero curiose, visto che da leader della Margherita è stato lui a condurre il suo partito nel Pd».

Per Maselli la partita interna al Partito Democratico si gioca sullo slancio in avanti. E in questo senso difende la leadership di Veltroni. «Il segretario nazionale viene tirato per la giacca da chi cerca di imporre abitudini e liturgie dei partiti che hanno originato il Pd, dimenticando che i cittadini hanno premiato l’idea innovativa trasmessa del Pd da Veltroni.

Lo vedo come Gulliver imprigionato tra le mille funi stese dai lillipuziani. Deve liberarsi di questi legami e non aver paura di osare».

Il Presidente dell’Acs indica nelle grandi attese del Pd il timore degli avversari che il progetto riformista che ha originato il soggetto unico possa prendere piede: «C’è troppa fretta di liquidare come evanescente la grande promessa di questo partito da parte degli avversari. L’atteggiamento tradisce una paura preventiva».

Quanto alle prossime amministrative in Irpinia, Maselli non si scompone quando gli si ricorda l’auspicio di molti dirigenti del Pd, che lo vorrebbero candidato alla Provincia, se non addirittura al Comune. «Personalmente sono impegnato in un ruolo che sarebbe incompatibile con la carica elettiva alla Provincia o al Comune.

Piuttosto chiedo al Pd di non perdere tempo sulle primarie». Ma quando gli si chiede se accetterebbe la candidatura, nel caso in cui il partito gli sollecitasse il sacrificio, risponde: «Una volta superata l’incompatibilità, non avrei difficoltà…».

«Io in corsa al Comune?

Ci vuole un avellinese»

«Quattro anni fa mi chiesero di candidarmi come successore di Antonio Di Nunno. Rifiutai, pur essendo stato lusingato dalla proposta, perchè sarebbe stato ingiusto per gli avellinesi dover essere governati da un sindaco nato altrove».

Risponde così Maselli all’auspicio di chi lo vorrebbe candidato a guidare il Comune di Avellino.

E nel ribadire la necessità di primarie, non esita a mandare qualche segnale. Il primo lo manda alla sinistra “alternativa”. «Fermo restando il diritto di tutti di avanzare ipotesi, a nessuno è concesso di imporre pregiudiziali o mettere in dubbio la credibilità delle primarie», afferma citando il caso di Vendola in Puglia, che sovvertì il pronostico.

E a Gengaro affettuosamente si rivolge per dissuaderlo dal ridurre «le proprie potenzialità, la storia e la capacità in uno strumento al servizio di una parte, peraltro esigua». E aggiunge: «Basta tavoli di Centrosinistra: Se i partiti preferiscono perdere e far vincere la Destra, se ne assumano la responsabilità».

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Una Risposta to “AVELLINO, 30.01.2009, FRANCO MASELLI: DALL’ALTO CALORE ALLA QUESTIONE PD NAZIONALE ED IRPINA, IL LEADER PRESTIOGIOSO CHE IN IRPINIA MEGLIO INCARNA LE ASPETTATIVE E LE SPERANZE DI UN SOGNO, SPAZIA CONFESSANDOSI IN UN’INTERVISTA A CHRISTIAN MASIELLO DEL QUOTIDIANO IRPINO “OTTOPAGINE””

  1. Presidente, finalmente si sta facendo chiarezza su un problema di importanza vitale per il nostro territorio.Noi dobbiamo riappropriarci di una risorsa che è nostra per destinazione naturale.In Irpinia non ci sarà mai sviluppo se non saremo messi in condizione di fornire servizi adeguati al viitatore. Taurasi rientra nel piano di ristrutturazione della rete idrica? Come si intende risolvere, inoltre, il problema del “minimo impegnato”. In ultimo posso diffondere pubblicamente la relazione di cui sopra servendomi del sito dell’ACTaurasia, che rappresento,www.taurasi.org? magari riportando l’intervista in un mio lavoro di prossima pubblicazione? Con stima Antonio Panzone

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