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AVELLINO, LA NOTTE DEI LUNGHI COLTELLI NEL PD IRPINO: l’On. Anzalone affida al quotidiano “Buongiorno Irpinia” la sua lucida e spietata riflessione politica

Posted by Staff su dicembre 23, 2008

«Nel Pd bisogna guardarsi le spalle»

Da Roma a Napoli e fino ad Avellino, il momento è delicato. Tanti i nodi da sciogliere per il partito democratico. L’analisi del consigliere regionale Anzalone è puntuale e i impietosa allo stesso tempo.

Consigliere Anzalone, lei che da molti anni porta avanti, per la verità in modo del tutto inascoltato una forte battaglia per la questione morale, che cosa ne pensa dell’alternativa posta, in maniera ultimativa, da Walter Veltroni al Pd: innovazione o fallimento?

«E’ evidente, come lei facilmente intende, che sono del tutto d’accordo. E, come al solito, senza nulla chiedere, cercherò di dare un convinto ed appassionato contributo. Detto questo, però, mi lasci aggiungere tre cose.

 

La prima è che il segretario del nostro partito si è accorto con vistoso ritardo, per qualche verso imperdonabile, del fatto che non è possibile dar vita ad un grande soggetto politico, riformista, di centrosinistra, legato alle più grandi esperienze democratiche, come quella americana, senza porre a sua base e fondamento una grande tensione ideale e politica, una passione civile, un disinteresse ed un’eticità sia pubblica che privata e un’apertura al nuovo che rendano il Pd credibile ed attraente.

 

La seconda notazione che vorrei fare è la seguente: il segretario del mio partito, temendo che i notabili sia ex Ds che ex Margherita lo condizionassero, si è servito delle elezioni più per crearsi una corte e un esercito di fedelissimi che per dare un contributo di primo valore alla costruzione di una classe dirigente che avesse i titoli della qualità e della novità.

 

In terzo luogo, non vorrei, che passata la tempesta giudiziaria, ammesso che passi presto, ci si scordi di tutto e, semmai, ci si lasci prendere dalla tentazione di accordarsi in qualche modo con Berlusconi per fare una riforma della giustizia che metta la mordacchia ai magistrati alle prese con una lotta nobile ed intransigente contro il malaffare, la corruzione, la disamministrazione, le connivenze più spregiudicate e rivoltanti, fino a quelle contigue al crimine organizzato ».

 

Mi permetta di dirle che mi ha sorpreso non poco la sua richiesta di dimissioni non solo del sindaco di Napoli ma anche del governatore Bassolino. E questo per due ragioni. La prima rinvia alla storica amicizia con il governatore. La seconda ragione richiama la sua appassionata, caparbia e sempre più solitaria difesa dell’onorevole Bassolino. Che cosa è cambiato?

«Mi creda su quanto di più caro ho al mondo. Non è cambiato nulla. Anzi il mio affetto verso Antonio Bassolino è ancora maggiore, se possibile, rispetto al passato e, con esso, la mia stima incondizionata.

 

Proprio per ciò, per un verso non tollero che sia quotidianamente fatto oggetto, anche da parte di tanti esponenti di rilievo del nostro partito, di attacchi e di frasi sprezzanti. Dall’altro ho però preso ormai atto che la continuazione della esperienza amministrativa a Napoli come in Regione, non ha più senso.

 

Non riesco a capire perché, una volta approvato il bilancio e lo statuto, e messa in cantiere qualche iniziativa rivolta verso i ceti più deboli e più poveri, non si debba andare a casa. Mi rifiuto di star zitto in nome dello stipendio ragguardevole. Questo mestiere lo lascio agli altri.

 

E poi due cose sono indubitabili: la prima è che Bassolino è un galantuomo ed una persona moralmente specchiata e trasparente; la seconda è che egli, al pari di Rosa Russo Iervolino, ha commesso gravi errori politici e si è purtroppo spesso svolte circondato, come ha fatto pure la Iervolino, di persone indegne delle sua fiducia».

 

E queste cose perché le dice ora?

«Mi fa torto rivolgendomi questa domanda. Non posso non pensare che lei sappia bene che queste cose io le ho dette centinaia di volte al Presidente quando stavamo in giunta insieme. Le ho ripetute anche da consigliere per più di tre anni.

 

E’ Bassolino che si è fatto condizionare dalla partitocrazia, da ambienti “malati” del centrosinistra e del suo partito e, come la stessa Iervolino, ha sottovalutato l’entità della catastrofe in cui si stava precipitando ».

 

Pionati dice che lei dovrebbe dare l’esempio e dimettersi…

«Io, personalmente, non ho bisogno di prendere suggerimenti dall’onorevole Pionati, che rispetto come persona e come esponente politico, ma di cui non condivido nessuna idea.

 

Mi permetto solo di far notare all’onorevole Pionati che egli militava in un partito dove tra gli esponenti di spicco c’era e c’è un personaggio sulfureo e paramafioso, se non mafioso e basta, come Toto Cuffaro».

 

Veniamo a noi, come vanno le cose nel Pd irpino? E’ vero che siete ormai alla notte dei lunghi coltelli?

 «Non direi proprio così, anche perché, io non mi servo di nessun coltello. Sono una persona d’animo mite e pacifica, anche di indole piuttosto ingenua e benpensante e poco incline a vedere il male negli altri.

 

Certo però, da un po’ di tempo a questa parte, ci vado piano nel dare le spalle, politicamente camminando, a certi amici e compagni».

 

Ma questa regola ancora più di lei dovrebbe adottarla il suo segretario Franco Vittoria. Non crede?

 «Diamine, se lo credo. Sottoscrivo la sua affermazione a due mani e a dieci dita. E mi lasci aggiungere che Franco Vittoria è veramente l’uomo giusto al posto giusto.

 

Più passano i giorni più mi convinco che il Pd in Irpinia non poteva augurarsi un segretario più intelligente, onesto, appassionato, buono, gentile, sincero, colto e impegnato come Franco Vittoria.

 

Mi creda, questo giovane per il partito democratico e per il centrosinistra ci sta dando l’anima».

 

Ma, a quanto pare, proprio un gruppo di giovani della ex Margherita, unitamente ai bassoliniani vogliono farlo fuori e l’accusano di essere antidemocratico….

«E’ proprio così come lei dice. Anzi, dirò di più: i cosiddetti bassoliniani, al momento e almeno all’apparenza, sembrano i più cauti e moderati, ci sono, invece, dei messeri la cui spregiudicatezza e la cui doppiezza, ha un che di rivoltante e di umanamente miserabile».

 

Ma è vero che l’ultimo ufficio politico si è concluso in maniera traumatica e che il segretario ha dovuto subire un mini processo di marca staliniana, al punto che ha interrotto la riunione e ha rinviato il chiarimento, alla prossima direzione del partito?

«Anche questo è verissimo, mi duole dirlo, ma la riunione dell’Ufficio Politico di domenica mattina ha avuto un che di kafkiano ed allucinante.

 

Per dirla in breve, una persona, come Franco Vittoria, alla quale dovremmo, anzi dobbiamo rispetto, gratitudine, amicizia e stima, viene trattata in modo irridente e quasi come un cane morto di cui liberarsi al più presto».

 

Ma a Vittoria si addebita di aver scelto in solitudine il presidente dell’Ato, non le sembra che sia trattato di un errore?

«No nel modo più assoluto. Intanto perchè – mi stia a sentire e resti raccapricciato per quello che le sto per dire – chi muove questa balorda accusa a Franco Vittoria è lo stesso malfattore politico che, da servizievole servo, ha inviato a tutti i giornali, compreso il suo, un documento che l’ultima direzione del partito non ha mai né conosciuto, né ascoltato, né discusso, né emendato e meno che mai approvato. Sia pure a stretta maggioranza.

 

E questo perché qualche potente Ras clientelare lo ha preteso. Tanti di noi, compreso Vittoria, hanno assistito a questo scempio delle più elementari regole di rispetto della verità, di correttezza politica e di democrazia e non hanno fiatato».

 

Mi Scusi, ma lei sfugge al merito della mia domanda…

«Non sfuggo affatto, ho ritenuto solo doverosamente necessaria una premessa. Nel merito della sua domanda le dico che Vittoria si è trovato nella necessità di operare una scelta e scegliendo il sindaco di Montefusco, per altro di provenienza ex Ds, e quindi non vicino alla sua militanza politica passata, ha compiuto una scelta di qualità morale e politica, oltre che intellettuale, cosa inconfutabile che più che criticarlo dobbiamo ringraziarlo e con lui ringraziare il sindaco Bonito di aver accettato.

 

Ma tacciano una volta per tutte questi messeri che sono capaci soltanto di costruire pettegolezzi, calunnie, insinuazioni, e nel contempo, si dimostrano incapaci di pensieri retti ed azioni felici ».

 

Ma quelli che lei così duramente e sprezzantemente attacca, pur senza nominarne nessuno, passano per seguaci del senatore Enzo De Luca. Se è vero una cosa del genere, vuol dire per caso che la posizione del senatore De Luca, nei confronti del segretario provinciale è cambiata, passando dal sostegno alla più o meno aperta opposizione?

«Non so francamente se quelli di cui lei parla sono deluchiani e fino a che punto lo siano. A dire il vero non mi interessa, poiché non mi riesco ad occupare di loro se non con fastidio e molto di rado.

 

Non credo neppure che il senatore De Luca si trovi in una posizione, mi scusi il bisticcio di parole, di opposizione al segretario Vittoria, ma questo deve chiederlo a lui.

 

Quel che mi appare evidente è che il senatore De Luca cerca di profondere il suo impegno in uno sforzo lodevole di unità del partito. Ma un siffatto sforzo ha senso e ha significato se si costruisce una piattaforma e un progetto innovativi, seri ambiziosi. In breve, se costruiamo anche per l’Irpinia il piccolo grande progetto di nuova frontiera Kennediana ».

 

Eppure c’è chi sostiene l’esistenza di un accordo De Luca- Bassoliniani per portare la D’Amelio alla Provincia…

«Ritengo di poterlo escludere. Se è vero che le conversazioni private debbono, per le persone serie, rimanere private, è pur vero che si può fare riferimento ad esse allorché la cosa serva non ad accusare uno di quelli che vi hanno partecipato, bensì a difenderlo e a liberarlo da false accuse.

 

In una recentissima conversazione che ha avuto come protagonisti il senatore De Luca, l’onorevole De Simone e chi le parla, il senatore ha confermato e ribadito che non esiste nessun accordo di questo genere e che il candidato che lui sosterrà alla presidenza della Provincia risponde al nome di Alberta De Simone.

 

Io, personalmente, non per concessione alla bonomia o al clima natalizio, credo senz’altro al senatore De Luca che ritengo uomo d’onore. Ma non alla maniera di Bruto».

Che cosa vuole dire?

«Mi riferisco al monologo di Marco Antonio davanti al corpo esanime di Giulio Cesare nell’omonima tragedia di Shakespeare.

 

Ricorderà che il grande generale romano ironizza pesantemente su Bruto, che era uno di quelli che aveva pugnalato Cesare affermando che bisognava credergli perché era “uomo d’onore”.

Io, ripeto, credo, senza nulla concedere all’ironia, che De Luca sia uomo d’onore e che Alberta De Simone non riceverà mai una sua pugnalata, sia pure politica, bensì un aiuto solidale nella difficile battaglia amministrativa che ci accingiamo a fare nella primavera dell’anno prossimo».

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