I Resistenti, con il Sud

IL COMMENTO di Antonio Porcelli . . . una disamina spietata e vera della realtà irpina fotografata dall’occhio vigile ed attento di un osservatore indipendente e lucido giornalista della provincia di Avellino: “Vecchi e nuovi Santi in questa valle di lacrime”

Posted by Staff su dicembre 20, 2008

(Irpinia News) Il terreno di scontro delle ultime ore, a livello regionale e nella verde Irpinia è la qualità dell’organizzazione del potere negli Enti e sulla cosa pubblica dove si incontrano e si beccano non le culture, ma le persone che a furia di insistere sull’identità locale, hanno di fatto creato recinti spesso invalicabili che alimentano nuove forme di chiusure.

E se al Nord sono state inventate le origini celtiche, a Roma, in passato la “razza italiana” che si rifaceva ai fasti dell’impero romano, da noi, la Storia ci rimanda a una tribù appartenente al ceppo delle popolazioni sannite che balzò agli onori per la sconfitta nella battaglia delle Forche Caudine ad opera dei romani.

Sempre dai romani siamo stati sconfitti nella battaglia di Aquilonia e l’ostilità delle tribù irpine venne punita con la “damnatio memoriae”, trattamento che i discendenti di Romolo e Remo non riservarono neanche ai più odiati cartaginesi. Siamo stati anche terra di briganti e migranti, strutturalmente indomabili, chiusi e diffidenti verso i forestieri.

L’ostilità che caratterizza la difesa del territorio, del potere e del proprio… orticello, allontana oggi sempre più le nuove generazioni dai maestri della difesa delle identità culturali che enfatizzano sotto la maschera della cultura, altre spinte ed inconfessabili motivazioni, tra le quali, anche quella più banale di “tengo famiglia…”.

Il caso dello scioglimento dell’Ente Provincia, quello successivo all’Alto Calore Servizi, le dimissioni e le resistenze all’Asi, lo scioglimento del comune di Andretta, le polemiche all’Asi e all’Ato, i tentativi di accerchiamento al comune di Lioni, le ambizioni al Consorzio Alta Irpinia, gli emendamenti alle Comunità Montane, etc, sono o non sono la difesa dei propri recinti?

Qualcuno ribatterà che esiste una mancata legittimazione morale di chi gestisce le istituzioni e che la politica ha il compito di recuperarla. La morale appunto, diventa il nuovo campo di confronto che l’opinione pubblica attende per segnare la svolta rispetto all’illegalità diffusa. E non basta rifarsi il look e l’immagine per apparire santi nella valle di lacrime dei tanti ed innumerevoli nuovi poveri in attesa decennale di risposte per una vita dignitosa e con la richiesta sempre disattesa di una qualità della vita migliore.

Siamo tra gli ultimi in Italia per la qualità della vita eppure gongoliamo riuscendo perfino ad accontentarci se un Comune organizza la sagra del pesce azzurro in montagna e la condisce con versi poetici e lessico grammaticale difficile ai più da comprendere.

Siamo tutti più o meno complici delle invenzioni senza fondamento dell’appartenenza alle radici, quasi come se il sangue blu appartenga al 100% alla stirpe e il restante ad altre tribù, come quella dei pastori e dei lupi.

E continuando ormai da mezzo secolo ad arrovellarci, si continua a parlare di Memoria, Futuro e Comunità.

Viviamo in mezzo a flussi di persone, idee, sollecitazioni culturali, internet, modernità, tendenze che si muovono in contesti sempre più lontani dai territori, e noi continuiamo a ritenere i territori, come unici contenitori delle culture, quando non solo il presente, ma anche il passato recente e non, è stato attraversato da una moltitudine di persone in movimento.

Per i tanti “cultori” del nuovo e del passato vale la pena di rileggersi la storia degli uomini forti e coraggiosi come Carlo Del Balzo, Francesco De Sanctis e Guido Dorso sempre attuali e moderni per le intuizioni che invitano alla riflessione seppur a distanza di anni.

Il malcostume politico fa ritornare in mente ad esempio il romanzo – denuncia del secolo scorso “Le Ostriche” di Del Balzo come metafora per il vizio antico dei parolai della politica. Ostriche attaccate allo scoglio, come i… politici alle poltrone e al potere.

Parlare oggi di “identità culturali” dà tanto l’impressione di qualcosa di scientificamente ideato per giustificare gli scontri scatenati da ragioni difficilmente comprensibili come gli interessi di parte, o da cose che non vogliamo vedere come la disperazione degli uomini. Eppure non siamo più una tribù, ma un popolo in cammino!

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