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GENNARO CUOFANO: LA CRISI DEI MERCATI FINANZIARI E L’ESIGENZA DI UN NUOVO PARADIGMA PER L’ECONOMIA E LA SOCIETA’

Posted by Staff su dicembre 10, 2008

L’inizio di questa avventura finanziaria finita male fu il 1997, anno in cui due premi nobel per l’economia (Black e Sholes) elaborarono una formula di matematica finanziaria che si riteneva potesse eliminare i rischi impliciti, contenuti all’interno degli strumenti negoziati nei mercati finanziari, impacchettando tutto (anche obbligazioni e strumenti di dubbia provenienza) ed immettendolo sui mercati con rating molto alti (basti pensare che molte obbligazioni strutturate che oggi sono alla base della crisi finanziaria avevano un rating di tripla A).

Questa formula matematica si basava su alcune premesse basilari, tra le quali : i mercati finanziari sono perfetti, la assoluta convinzione che non possono mai sbagliare e che alla fine essi trovano sempre un equilibrio.

Questa formula matematica però non teneva conto di un fattore fondamentale : il fattore umano. Infatti la psicologia umana è composta da due momenti (l’euforia e il panico) i quali sono assolutamente determinanti nel fissare il prezzo degli strumenti negoziati in borsa e che, nei momenti di ottimismo possono raggiungere delle quotazioni esuberanti e nei momenti di pessimismo o ancor peggio di panico (come sta avvenendo oggi) possono riflettere dei prezzi irrazionalmente negativi.

Partendo da questo presupposto mi sono reso conto che essere un economista che fa delle previsioni (specialmente in questo periodo di forte crisi) è come leggere le carte napoletane per interpretare il proprio futuro (impossibile).

La convinzione che nessuno sa cosa sta per accadere e nessuno è in grado di dire cosa il futuro ci preserva l’ho avuta nel dicembre del 2007.

Infatti, leggendo un depliant sui mercati finanziari e i vari outlook per il 2008 notai come tutti, a partire dai più grandi banchieri e dalle investment banks del mondo (che perlopiù oggi sono in bancarotta o costrette a fondersi per salvarsi dalla crisi, ad eccezione della Goldman ) furono in errore nel sottovalutare questa crisi e non capire cosa stava per accadere di lì a poco.

La verità è che il mondo attuale è diventato così complesso e così globalizzato che la sua comprensione è al di là della portata umana. Per questa ragione ho iniziato a diffidare da tutti coloro i quali cercano di convincerci che il futuro può essere gestito ancora, da poche persone o da pochi attori della scena internazionale.

Al contrario, noi abbiamo bisogno di un nuovo paradigma economico, una nuova Bretton Woods,(cittadina del New Hampshire, dove nel 1944 si incontrarono i capi di stato dell’occidente  industrializzato e diedero vita all’FMI e alla World Bank), dove a parlare non sia più solo l’occidente (USA-UE) ma venga dato spazio al mondo intero e ai mercati emergenti (BRIC).

Nell’ultimo decennio la finanza era riuscita a dare una lezione alla politica, (infatti molti parlavano di finanza globale e di politica anacronistica),ma oggi che tutti noi siamo tornati con i piedi per  terra, abbiamo compreso che non ci può essere un grande progetto di globalizzazione se prima non vi è un grande progetto politico alla base (come i padri fondatori hanno sempre sostenuto).

Il nuovo paradigma in cui io spero  è quello di mettere oggi come ieri al centro del dibattito politico : la persona e l’etica ; le uniche basi su cui costruire un solido presente per un prosperoso futuro.

Non più progetti  volti a guardare solo la logica finanziaria (il guadagno), ma progetti concentrati essenzialmente sulla logica industriale (piani di riqualificazione del territorio per il lungo-periodo).

Non più trader  che guardano l’andamento dei  mercati finanziari da un giorno all’altro, ma grandi investitori che credono nel proprio prodotto, credono nella propria gente e nel  proprio territorio!

In un’unica parola : CAMBIAMENTO                              gennarocuofano@libero.it

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