I Resistenti, con il Sud

CAPOSELE (AV) 30.11.2008: “ACQUA PROSSIMA EMERGENZA?”, IL PRESIDENTE MASELLI IN CONVEGNO

Posted by Staff su dicembre 1, 2008

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Michele Marzullo con un parterre di tutto rilievo in una sala stracolma ha introdotto il convegno “Acqua: prossima emergenza?”, organizzato dall’Associazione 360 ° della provincia di Avellino.

 

Nella sua veste di presidente dell’associazione ha descritto i compiti e le funzioni “è sorta per valorizzare risorse umane e professionali, produrre ricerche, suggerire nuovi interventi alla politica, offrire occasioni di confronto, promuovere corsi di formazione”.

Rappresenta che la politica deve salvaguardare gli interessi generali e deve essere portatrice di idee nuove, non di chiacchiere.

C’è sfiducia nei partiti,  il nostro obiettivo – afferma – è quello di dialogare a tutto campo con tutti. Noi chiediamo una buona leadership, maggior rispetto della politica verso i cittadini che hanno bisogno della politica.

Dopo i saluti del sindaco  del comune di Caposele Pasquale Farina, il suo assessore Angelo Ceres fa da apripista ai diversi relatori dissertando sul concetto di idropolitica e dell’importanza dell’acqua nei sistemi di vita della società e lancia un allarme: “c’è un rischio che 3 miliardi di persone non avranno accesso all’acqua potabile”.

Il consigliere comunale Gonnella, ingegnere impegnato come attività professionale nell’Ente A.T.O., esprime dubbi e perplessità sul management delle società di gestione dell’acqua “assenza di buoni risultati”, esprimendo, altresì, parere “negativo all’affidamento  delle acque all’amministrazione dei privati”.

Il giornalista Rai Pierangelo Piegari già sindaco di San Gregorio Magno  per ben 23 anni, “l’acqua è un bene primario. La prima volta che sono stato eletto sindaco, il primo impegno che ho portato a termine nei primi nove mesi dell’amministrazione è stato quello di  portare l’acqua in una frazione.

Nei paesi, il problema dell’acqua è stato risolto dai sindaci che sono diventati esperti sul campo”. Conclude, senza entrare nel merito della polemica pubblico-privato, che il problema dell’acqua deve essere risolto dall’autorità nazionale: “l’Italia ha bisogno di una politica nuova dell’acqua”.

Ampia, articolata, interessante e circostanziata è stata la relazione del dott. Sabino Aquino nella sua duplice veste di presidente del Parco Monti Picentini e di dirigente tecnico della Spa Alto Calore Servizi.

Parte dalla descrizione delle caratteristiche morfologiche del sistema montuoso della provincia di Avellino fatto di “roccia fratturata e carsificata attraverso le quali le acque affluiscono alle sorgenti” per soffermarsi analiticamente sulla resa delle stesse “6 mila litri il secondo, dal massiccio del Partenio che sono utilizzati dagli abitanti dell’area vesuviana; 40 litri il secondo per mq da quello del  Terminio che alimentano l’acquedotto del Serino che soddisfa i bisogni di Napoli; 4 mila litri il secondo dal massiccio del Cervialto che partendo dal comune di Caposele alimentano l’acquedotto pugliese; 2 mila litri di acqua, la produzione dei Monti Vicinici, che va a soddisfare i bisogni della Costiera Amalfitana”.

Altro aspetto importantissimo per la formazione dell’alta quantità del prezioso elemento del bacino acquifero dell’Irpinia è quello che attiene la funzione svolta dalla vegetazione che ammortizza le acque piovane, le trattiene e le trasferisce nel substrato calcareo dei massicci montuosi e fa sì che non si disperdano nel reticolo idrografico di ruscellamento a valle.

Ultima annotazione da non sottovalutare riguarda la oligomineralità dei complessivi 18 mila litri di acqua il secondo che producono i bacini irpini.

I rischi di tutta questa acqua: “inquinamento e sovrasfruttamento. L’inquinamento è causato dai batteri che si possono trattare e dai fitofarmaci sintetici, non trattabili, che avvelenano le acque. Il sovrasfruttamento è ancora più grave dell’inquinamento perché produce una sofferenza atroce per i fiumi.

Ci opponiamo all’attuale prelievo – e  termina la sua relazione il valente ed esperto tecnico dell’Alto Calore – perché dobbiamo prendere l’acqua solo a gravità, non in profondità dei pozzi, come oggi avviene.

La formula equilibrata da tenere in considerazione è:

  • P =  E + I + R  che, in sintesi, significa che il prelievo deve essere inferiore alla capacità di carica del bacino;
  • Evitare perdite investendo sul rifacimento delle reti idriche;
  • Impegnarsi in interventi di bonifica.

 

Franco Maselli, il presidente dell’Alto Calore Servizi, irrompe sulla scena con un grido di allarme: “siamo già nell’emergenza, se è vero che c’è una richiesta d’acqua con una tendenza che fa prevedere una domanda che supera l’offerta. La vicenda è drammatica perché non c’è consapevolezza di questa condizione: consumiamo tanta acqua e non ci accorgiamo che stiamo consumando più di quello che abbiamo.

C’è scarsità delle risorse a causa del sovrasfruttamento, c’è siccità ed i bacini non si ricaricano. Al riguardo ho già  chiesto alla Regione Campania il riconoscimento dello stato di calamità.

C’è disattenzione della Regione Campania che sottovaluta l’importanza della tutela idrica, non tenendo nel debito conto nemmeno dell’invito ad attenersi, al riguardo, esplicitato dalla Comunità Europea a tutti gli Stati membri”.

Sull’uditorio ammutolito ed attonito piomba come saetta una denuncia senza mezzi termini che rende l’aria più incupita per la franchezza, la essenzialità, la crudezza delle espressioni ed uno avvertimento del pericolo incombente che sibila nelle orecchie degli astanti: “lancio un appello a tutte le forze politiche a che alla Regione Campania si valuti il rischio di vita degli abitanti della Campania, della Puglia e della Basilicata!”

La Regione deve farsi carico – ancora e sempre più a testa bassa il battagliero presidente Maselli – di come salvaguardare queste risorse alla luce di queste emergenze, riscrivendo le regole per l’attingimento delle acque: c’è bisogno di UN PATTO DELL’ACQUA perché, se è vero che ci sono sorgenti per milioni di persone, è pur vero che non tutti i gestori utilizzano l’acqua che possono attingere; FACCIAMO UNA BANCA DELL’ACQUA PER UNA DISTRIBUZIONE SOLIDALE.

Il galoppo furioso a lame sguainate contro la regione non si ferma. La Regione Campania – riprende l’arrabbiato Maselli – su una disponibilità di 138 milioni di euro, per l’Alto Calore Servizi ne ha riservato solo uno. La Regione – tuona nella sala – è sorda ed omissiva.

Di poi sollecita i Comuni a rifare le reti idriche e, rivolgendosi ai cittadini, devono recuperare la coscienza dell’emergenza – li esorta – non sprecando acqua, un bene prezioso perché vitale e chiude: “nella gestione, dobbiamo recuperare l’adeguatezza del pubblico nell’efficienza del privato”.

Il direttore qualità di “Ferrarelle Spa”, Nicola Manna: “coltiviamo, non sfruttiamo l’acqua minerale. A mezzo di un processo industriale portiamo al consumatore acqua minerale inalterata, non utilizzabile per altri consumi”. Poi discetta sulla loro formazione e composizione, sulle sorgenti di captazione, sui controlli circa l’inquinamento dei relativi  pozzi di attingimento che, se positivi, devono essere subito dismessi dalla loro funzione.

È il turno di Nicola Di Iorio Presidente della Comunità Montana Terminio Cervialto e demitiano di ferro: “sono d’accordo con il Presidente Maselli. La Regione Campania è assente sui problemi della provincia di Avellino.

Abbiamo una Regione: è matrigna perché abbiamo perso una capacità di rappresentanza della nostra terra. Il sen. De Luca ha scelto di pensare a se stesso, alla sua carriera politica ed ha abbandonato l’Irpinia”.

Poi, “sulla questione dei 6 milioni di debiti dell’Alto Calore, dobbiamo dire che cosa è successo in quell’Ente di servizio”. A giorni farò una conferenza stampa chiarificatrice – lo interrompe velocissimamente Maselli –


“Sfido su tutte le questioni in atto” riprende ansimando il presidente Di Iorio – “chi cerca di recuperare una verginità perduta tanti anni fa”.

Di seguito invita a porre al centro dell’attenzione un solo patto “un patto per l’Irpinia, come orizzonte della linea politica dell’Irpinia, altro che le cento irpinie”.

Chiude il convegno con il suo intervento Francesco Lettera, docente di diritto dell’acqua all’università di Trento.

“Tutta l’Irpinia è un’area da salvaguardare; non è pensabile che Napoli e la Puglia prendono acqua senza pagare chi si priva di una dotazione naturale di acqua. La solidarietà non va solo in discesa, ma anche in salita: pagando una quota che riconosca una solidarietà, sarà anche un invito a consumare con parsimonia l’acqua. Il canone di concessione non può essere più irrisorio e deve essere concordato con le comunità che perdono risorse a vantaggio di altre comunità”.

bernardino tirri

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