I Resistenti, con il Sud

ANDREA FORGIONE DELEGATO REGIONALE E SEGRETARIO CITTADINO DEL PD DI PATERNOPOLI (AV) A TUTTO CAMPO SULLA QUESTIONE “PD IRPINO”

Posted by Staff su novembre 20, 2008

Allora, Forgione lei è uno dei firmatari del documento di solidarietà al Segretario provinciale Vittoria promosso dai dirigenti territoriali dell’Alta Irpinia – Valle Calore – Valle Ufita. Perché avete avvertito l’esigenza di intervenire con questo documento?

Per dirla tutta e con la dovuta umiltà siamo stati proprio noi, i democratici di Paternopoli insieme a quelli di Montella, a promuovere ed organizzare il documento a sostegno del segretario Vittoria.

Anzi la ringrazio della domanda perché mi da l’occasione per esprimere riconoscenza a tutti gli amici che hanno sottoscritto il documento, che vanno da Montella a Sant’Angelo dei Lombardi, da Fontanarosa a Grottaminarda, da Sturno a Cassano Irpino, da Montemarano a Luogosano.

 

 

Un territorio ben circoscritto che rappresenta più di 50 mila cittadini.

 

Siamo voluti intervenire, senza che alcuno ci avesse sollecitato, perché stanchi dei soliti giochetti che alcuni professionisti della politica, nostalgici del vecchio sistema di potere, periodicamente ripropongono per porre veti e condizioni ad una segreteria provinciale che non li privilegia nel rapporto politico.

 

 

Nel Partito democratico ognuno sarà e dovrà essere, in ogni momento, alla stessa stregua dell’altro e dovrà sempre essere privilegiata la partecipazione diretta dei cittadini alla vita politica.

 

 

Certo, nel documento sono state usate parole forti nei confronti dei compagni di partito che si riconoscono nella componente bassoliniana.

Il PD non potrà mai riconoscere alcuna componente interna che si comporti come un partito nel partito, ma riteniamo che la pluralità di voci, di sensibilità e il diverso trascorso politico sia per il Partito democratico un arricchimento e non un limite.

 

 

Quello che conta non è da dove si viene, ma dove si vuole andare.

 

Chi crede che la nascita del PD attraverso il metodo delle primarie e della partecipazione diretta sia stata solo un’operazione di maquillage e di marketing per poi tornare a praticare la vecchia politica dei soliti noti intorno ad un immaginario caminetto, che dalle nostre parti si traduce nel continuare a detenere incarichi, consulenze e privilegi di casta, ha fatto male i conti ed ha sbagliato partito.

 

Su questo fronte saremo sempre più attenti e vigileremo affinché nel PD irpino non prenda mai piede questa pratica.

 

 

Si spieghi meglio.

Personalmente ho creduto alla prospettiva del Partito democratico, all’aspetto rivoluzionario di questo partito, anche quando in provincia non pochi, ironizzando, ci chiamavano: “quelli del partito democratico”.

 

 

Questa idea di partito mi sembrava un piccone adatto ad abbattere il muro di un sistema politico basato su un potere oligarchico e gerontocratico sempre più arroccato sui privilegi di casta e lontano dai bisogni della gente. La gente come me, che la mattina va a lavorare, per fare politica sottrae tempo e denaro alla propria famiglia perché crede nel rinnovamento della politica e perché vuole lasciare un mondo migliore ai propri figli.

 

 

Tre anni fa, fummo i primi in Irpinia, insieme con Franco Maselli e pochi altri a credere in questo nuovo soggetto politico.

 

 

A quel tempo l’asse di potere De Mita – Bassolino avversò la nostra presenza nella costituente del PD.

 

Fummo visti come coloro che rompevano le uova nel paniere.

Ebbene, grazie alle primarie molti di noi, nonostante l’ostracismo di chi voleva cambiare solo la forma, furono eletti e portarono nel partito un forte contributo di innovazione.

 

 

Poi, quando i demitiani decisero di uscire dal PD, fummo gli unici a sciogliere la componente dei Riformisti Coraggiosi, per rimarcare la necessità di sentirci soltanto dei veri democratici.

 

 

L’uscita di De Mita dal PD colpì l’immaginario collettivo e dette maggiore credibilità ad un progetto politico di rinnovamento che dichiarava di volersi aprire alla società civile e ai cittadini senza tessera per dar vita a una forza riformista, plurale e democratica.

 

 

Fu soprattutto questo rinnovamento, che si concretizzò con l’abbandono di De Mita, ad essere premiato dagli elettori irpini. Infatti, il PD irpino risultò il primo partito democratico in Campania con il 32 percento dei voti. Purtroppo, oggi abbiamo scoperto che il lavoro di rinnovamento non è stato del tutto ultimato.

 

 

La gente ci chiede di voltare pagina. Chi vuole riportarci indietro, ai tempi degli incontri ristretti intorno ad un caminetto e della spartizione del potere, ho l’impressione che abbia fatto male i propri conti.

 

Siamo noi, segretari cittadini e amministratori del PD, che presidiamo il territorio, siamo noi delle cento città che raccogliamo le critiche, le istanze ed i bisogni delle nostre comunità. E siamo sempre noi a dover fare i conti con i problemi, a ricercare le soluzioni, a seminare bene per sperare poi di raccogliere consensi per il partito democratico.

 

 

Le decisioni, quindi, si prendono con i cittadini e con chi rappresenta le cento città irpine e non con una vecchia lobby di potere che al posto delle primarie preferisce il caminetto di Nusco.

 

 

Se Fierro ed Adiglietti vogliono ricoprire posizioni di preminenza nel partito democratico provinciale devono misurarsi con l’elettorato, devono dimostrare di avere i consensi e di godere dell’appoggio della gente. La pacchia di prima è finita, oggi si premia chi raccoglie consensi e chi si spende per il bene comune.

 

 

Vedo che lei appartiene ai falchi del PD.

Non è un problema di falchi o di colombe. Dividerei piuttosto fra chi crede nel processo di rinnovamento ed innovazione e chi invece vuole conservare il sistema politico preesistente. Quindi se divisione c’è all’interno del partito, questa è fra innovatori e conservatori. Io appartengo alla schiera degli innovatori.

 

 

Veda nel mio paese questo modo di intendere “la nuova politica” ha fruttato a Walter Veltroni il 41,6 percento dei consensi alle ultime elezioni. Il PD è diventato il primo partito ed ha sbaragliato tutti gli avversari politici. Anche se il partito di Berlusconi si unisse a quello di De Mita a Paternopoli non avrebbero i numeri per vincere contro il PD ed il centro sinistra.

 

 

E’ proprio sicuro che questo risultato non sia figlio di una casualità?

No, questo risultato è figlio della programmazione, della coerenza, della dedizione, della capacita di ascolto e della volontà di affrontare e risolvere i problemi.

 

 

Un vero democratico si spende per il bene comune e, quando contribuisce alla risoluzione dei problemi, i cittadini lo capiscono e lo premiano con il voto.

 

 

I bassoliniani hanno detto che sono disponibili a tornare negli organismi di partito a condizione che il gruppo dirigente si faccia carico delle regole.

 

 

Le regola nel PD ci sono. Noi, componenti dell’assemblea provinciale, abbiamo eletto un segretario all’unanimità. Abbiamo scelto democraticamente una linea politica e un gruppo dirigente. Abbiamo deciso di dar vita ad una coalizione di centrosinistra per le prossime elezioni comunali e provinciali ed abbiamo indicato il metodo delle primarie per scegliere i candidati di coalizione che guideranno le liste di centrosinistra.

 

 

Abbiamo inoltre detto che non siamo disponibili a fare alleanze con chi si è assunto la responsabilità di far cadere il consiglio provinciale e con chi sta lavorando per far saltare anche il Sindaco di Avellino.

 

 

 Il PD irpino sta lavorando per realizzare una coalizione di centrosinistra aperta alla società civile. Con l’UDC di D’Amelio, Romei e Pratola e con Rifondazione Comunista di Gennaro Imbriano è già iniziato un buon lavoro.

 

 

Con queste forze politiche, con la Società civile, e con chi ci sta, sceglieremo con il metodo delle primarie i candidati a Sindaco di Avellino e a Presidente della provincia.

 

 

Io ritengo che vadano riconfermati sia Giuseppe Galasso che Alberta De Simone per l’ottimo lavoro svolto, ma è giusto che siano proprio i cittadini, con le primarie, a scegliere direttamente i candidati.

 

 

Se i bassoliniani vogliono lavorare insieme a noi per il bene del partito e della nostra provincia, sono i benvenuti. Se invece intendono allearsi con Ciriaco De Mita, allora le nostre strade si dividono. Non permetteremo a nessuno di portare questa contraddizione all’interno del nostro partito e per questa via cercare di sfasciare il PD irpino.

 

 

Forgione, nel parlare della coalizione di centrosinistra non ha fatto alcun cenno a Sinistra democratica. Li escludete perché non condividono il percorso delle primarie?

Ci sono due modi per studiare e comprendere i fatti. O partire dallo studio dei massimi sistemi per poi calarsi nel particolare, oppure fare il percorso inverso.

 

 

Io preferisco il secondo modo anche perché in un mondo globalizzato, come quello che stiamo vivendo, l’unica realtà dove un soggetto politico può realmente incidere per migliorare le condizioni generali è la comunità nella quale vive ed opera.

 

 

Dico questo perché voglio riportare un’esperienza vissuta a Paternopoli che potrebbe ripresentarsi sul piano provinciale. A Paternopoli, due anni fa, durante la preparazione delle liste per le amministrative, Sinistra democratica mise in piedi la stessa sceneggiata che sta rappresentando oggi ad Avellino.

 

 

SD poneva una pregiudiziale sul Sindaco uscente e pretendeva una rosa di nomi per la candidatura a Sindaco per poi fare il tiro al bersaglio. Risultato di questa posizione di SD: alle elezioni furono costretti a fare una lista di minoranza e fecero vincere il Sindaco uscente con una valanga di voti che nessuno poteva ipotizzare. Come dire: il cattivo maestro ripete sempre lo stesso errore e non impara la lezione.

 

 

Il gruppo dirigente di SD non può continuare a fare il gioco del tanto peggio tanto meglio e nemmeno può illudersi di sommare i suoi già esigui consensi a quelli di chi rappresenta solo il civismo regressivo, che oggi si allea con l’estrema sinistra mentre ieri si alleava con le forze reazionarie.

 

 

Quando il voto si polarizzerà potranno tutto al più prendere il 3 percento, ma questo risultato finirà per aggravare ulteriormente la condizione politica di SD. Speriamo che questa scelta di marginalità, di mera battaglia identitaria e di conservazione non apra la strada alle destre, sarebbe una macchia indelebile per uomini politici come Giordano e Aurisicchio. Ma sono fiducioso e alla fine credo che prevarrà il senso di responsabilità e non si ripeterà più l’errore commesso a Paternopoli. D’altronde, in SD ci sono persone di buon senso.

 

 

Quindi lei è fiducioso?

Si sono convinto che possiamo vincere sia al Comune di Avellino che alla provincia a patto di non fare alleanze con i demitiani, che impersonano la conservazione ed il potere per antonomasia, e di smettere con le guerre interne che porterebbero inevitabilmente ad indebolirci a vantaggio degli avversari politici.

 

 

Siccome la posta in gioco è alta e i tempi stringono, non ci possiamo più permettere comportamenti che frenano il PD ed avvantaggiano gli avversari politici.

 

 

Se gli attacchi dall’interno dovessero continuare a manifestarsi, bisognerà prendere dei provvedimenti che prevedano anche l’espulsione dal partito. Attenzione cari democratici, mentre noi litighiamo c’è chi ha già aperto ad Avellino un ufficio politico e riceve tutti i giorni amici e potenziali candidati da contrapporre al Partito democratico. Qualcuno riferisce che gli sia stato detto: stai tranquillo, manderemo in frantumi il PD provinciale e ci riprenderemo la scena politica. A buon intenditore poche parole.

 

 

Andrea Forgione

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2 Risposte to “ANDREA FORGIONE DELEGATO REGIONALE E SEGRETARIO CITTADINO DEL PD DI PATERNOPOLI (AV) A TUTTO CAMPO SULLA QUESTIONE “PD IRPINO””

  1. Rita said

    Caro Forgione hai perfettamente ragione, i demitiani hanno aperto un ufficio politico a Viale Italia e c’è un continuo via vai di persone. Mentre loro si organizzano noi continuiamo a litigare con i bassoliniani che forse hanno avuto ordine proprio di creare scompiglio nelle fila del partito democratico

  2. Adriano said

    Ma il caminetto di cui parlano i bassoliniani sponsorizzati da Gianni Festa è anche una metafora negativa per il partito democratico che ha nel suo dna la democrazia partecipata, le primarie e il coinvolgimento della società civile. Il caminetto infatti viene visto come uno spazio limitato dove si possono sedere e riscaldare solo poche persone e non una moltitudine di persone. Qualcuno direbbe alla paesana: “emb’è, le buoi fessa a li bassoliniani”. Invece, io penso che se proprio dobbiamo identificare un luogo di incontro con il fuoco, allora sarebbe meglio scegliere un grande falò dove bruciare i vecchi legni e riscaldare con gli stessi una gran massa di persone.
    Complimenti a Forgione e a tutti i Riformisti coraggiosi che spero vogliano ritornare a fare politica anche come sensibilità all’interno del PD. Questo invito naturalmente è rivolto soprattutto a Franco Maselli che di quel movimento fu il coordinatore.

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