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Istat: ”L’Italia è in recessione tecnica” il Pil è negativo da sei mesi, inflazione. Eurostat: a ottobre frenata a 3,2% e a 3,6% in Italia

Posted by Staff su novembre 15, 2008

Dopo la diminuzione registrata nel periodo aprile-giugno, l’Istituto stima un nuovo calo: il prodotto interno lordo è sceso di quasi un punto in un anno e dello 0,5% rispetto al trimestre precedente.

Sulla base delle informazioni finora disponibili, nel terzo trimestre del 2008 il prodotto interno lordo (PIL), espresso in valori concatenati con anno di riferimento 2000, corretto per gli effetti di calendario e destagionalizzato, è diminuito dello 0,5% rispetto al trimestre precedente e dello 0,9% rispetto al terzo trimestre del 2007.

Il risultato congiunturale del PIL è la sintesi di una diminuzione del valore aggiunto dell’agricoltura, dell’industria e dei servizi.

Il terzo trimestre del 2008 ha avuto tre giornate lavorative in più rispetto al trimestre precedente e una giornata lavorativa in più rispetto al terzo trimestre del 2007”. I dati sono stati diffusi stamane dall’Istat precisando che si tratta di una stima preliminare.

Il dato negativo va ad aggiungersi a quello del periodo aprile-giugno quando si era già registrato un calo (-0,4% nel secondo trimestre, rivisto oggi in peggioramento dalla precedente stima di -0,3%). Dunque, l’Italia è in recessione tecnica visto che il Pil è negativo da sei mesi.

”Nel terzo trimestre il Pil è diminuito in termini congiunturali dello 0,1 per cento negli Stati Uniti, dello 0,5 per cento nel Regno Unito e in Germania. In termini tendenziali, il PIL è cresciuto dello 0,8 per cento negli Stati Uniti e in Germania, e dello 0,3 cento nel Regno Unito”, conclude l’Istat.

”La grave situazione relativa agli andamenti industriali e produttivi del nostro Paese è profondamente legata al crollo dei consumi ed alla disastrosa caduta del potere di acquisto delle famiglie”, denunciano Rosario Trefiletti ed Elio Lannutti, presidenti rispettivamente di Federconsumatori e Adusbef.

”Le imprese italiane sono sottoposte ad una rilevante diminuzione di introiti e ricavi proprio in una fase delicatissima, in cui anche il costo del denaro, a causa della crisi finanziaria, è elevato e di difficile reperimento -continuano Trefiletti e Lannutti- Questi fattori contribuiscono a creare una grande difficoltà per gli investimenti, soprattutto quelli destinati all’innovazione tecnologica, indispensabili per far fronte alla competitivita’ sui mercati internazionali”.

‘La recente crisi finanziaria ha contribuito ad aggravare la drastica diminuzione del potere di acquisto delle famiglie che, secondo uno studio Adusbef e Federconsumatori, ne hanno subito una ricaduta negativa pari a 1827 euro annui, sia per effetti diretti (andamento dei titoli azionari e perdite di prodotti finanziari tossici) che indiretti (caduta del PIL, aumento delle rate dei mutui a tasso variabile, aumento del costo dei prestiti, aumento dei costi di investimento delle imprese e ricadute sui prezzi dei beni)”.

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