I Resistenti, con il Sud

DA ROBERTO VITTORIANI: LETTERA A VELTRONI

Posted by Staff su ottobre 30, 2008

Al presidente PD on. Valter Veltroni

Sti.mo presidente,

finalmente la scuola al centro di dibattiti e oggetto di discussioni serie. Si spera! Finalmente alla scuola si comincia a riservare un poco di attenzione e di tempo, anche talvolta se mi sorge un dubbio, un forte “dubbio da inquinamento”, perché non di rado ricavo l’impressione che dentro ai movimenti studenteschi, si annidino superficialità, scarsa voglia di studiare, magari anche un poco di strumentalizzazione e perfino fanatismo politico.

Certo io voglio e desidero il formarsi di una forte coscienza critica nei giovani, ma son quasi obbligato a chiedermi come mai questo inseguirsi e susseguirsi di manifestazioni arrivino soltanto da quando una tale signora, si fa per dire, Gelmini, ha inventato, a nome e per conto di qualcun altro, un infelicissimo progetto in cui sono presenti tagli e null’altro; senza di lei noi tutti, grandi e piccini( per loro ovviamente i genitori) ce ne saremmo stati belli e tranquilli a braccia conserte a dar per buona una istituzione- la scuola appunto- che proprio non va, non funziona da almeno 40 anni.

Mezzo secolo di vuoto.

E’ una storia triste quella di cui dobbiamo prendere atto e fare anche un po’ di mea culpa. Eravamo fuori strada. Sic! Mettiamoci allora in moto senza paure o tentennamenti e lasciamo per strade quanti ci fan perdere tempo e credibilità. La scuola è, prima di ogni altra cosa, una vicenda sociale, un patrimonio e una struttura portante della società tutta!

Si consideri una volta tanto la scuola un fatto serio e difficilmente risolvibile, al cui miglioramento devono concorrere tutti, dai semplici cittadini alle forze politiche, dai sindacati agli operatori scolastici, ai genitori ( un miliardo di euro in più o in meno non risolve il problema di fondo).

La scuola va vista come l’anima vera e viva di una paese che voglia crescere e migliorarsi.

La scuola che prova a metter toppe non serve a nessuno e men che meno a chi più ha bisogno, la scuola che non ha progetti e idee brucia ricchezze materiali e umane, disperde patrimoni di incalcolabile valore.

Ma per parlare di scuola in forma progettuale occorre gente che sappia di scuola, che viva da vicino e non per sentito dire i problemi della scuola, che della scuola conosca fino in fondo i mali e le potenzialità, le burocratiche inefficienze, non meno delle necessità, dei rischi evidenti e non fittizi di creare ghetti, questa la gente che va portata a casa, amico presidente( io la parola compagno l’ho persa per strada da tempo, da metà anni ’60, quando mi impegnai in una tesi di laurea su “Marxismo e Cristianesimo, necessità di un dialogo”, che ora, presidente, per certi aspetti mi avvicina ad un partito politico che potrebbe avere le mie stesse motivazioni, i miei stessi presupposti socio-umanitari, prima che ideologici.

La richiesta del tempo pieno, ad esempio, ormai struttura socio-culturale da perseguire con tenacia e convinzione, non può essere pensata soltanto come il toccasana per le famiglie indigenti o per i ragazzi che hanno genitori impegnati per l’intera giornata, così intesa rischierebbe di andare incontro ad un pericoloso processo di ghettizzazione; la scuola dell’obbligo, al contrario, va orientata tutta verso un tempo lungo in cui tutti si ritrovino a vivere assieme esperienze sociali, ludiche culturali e sportive.

Pretendere però di far tutto “bene e subito” è presunzione da poveretti; non c’è bisogno di vendere fumo, ma di concretezza e di serietà propositiva. A volte possono si vincere le chiacchiere, più spesso però sono i fatti i più fedeli testimoni del fare.

Noi, qui alle Alfonsine(Ra), ove vivo ormai in pensione, a metà degli anni ’70 riuscimmo a realizzare un meraviglioso progetto di scuola sperimentale approvato e autorizzato dal ministero della pubblica istruzione.

Il progetto prevedeva laboratori artistici, fotografici, due lingue straniere, compresenze, lettura sistematica del quotidiano( si decise per Paese Sera e Corriere della sera), incontri- interviste con personaggi del mondo della cultura, della politica, dello sport –indimenticabili quelli con Ines Pisoni, Giuliano Montaldo, Gianni Rodari, il Presidente della Repubblica Sandro Pertini- la messa in scena di lavori teatrali, per lo più ricavati da libri di narrativa, un modo eccezionale per penetrare un libro, capirne i risvolti psicologici, le vicende umane, le finalità ecc. (quelli meglio riusciti- a mio modesto parere- “Il Corvo” di Mario Lodi e “ Mi chiamerò Serena” di Ines Pisoni, due opere a carattere autobiografico ambientate nella resistenza) poi, cosa eccezionale, la possibilità per ogni alunno di costruirsi la propria antologia, una grande cartella in cui ognuno raccoglieva il lavoro dei tre anni, non meno che i pareri, i consigli, i suggerimenti, le correzioni, i giudizi degli insegnanti.

E che familiarità, che feste quando ci si trovava tutti assieme: alunni, genitori, insegnanti per qualche ricorrenza, compleanni o altro! Ma soprattutto che bello rincontrare quegli alunni e ritornare, seppur di passaggio là, a quegli anni!

Mi scuso, un attimo di retorica mi è uscito di penna, ma lo lascio perché mi piace ed è verità.

Quel progetto purtroppo non ebbe seguito, un poco perché qualche insegnante tirava a campare e (ecco cosa conserva ancora la scuola!!!)scaricava gran parte del lavoro sulle spalle degli insegnanti di lettere e matematica, specie al momento di formalizzare le valutazioni, molto perché in paese si costruì ad arte la voce che alla “Sperimentazione” dovevano andare i figli dei bisognosi, ragazzi con qualche difficoltà o segnati da handicap.

Personalmente non ebbi il coraggio e la forza di avallare un processo così fortemente discriminatorio per cui me ne tornai alla scuola tradizionale.

Si chiudeva. Chi si era battuto per mettere in piedi una scuola nuova staccava la spina, era inevitabile che…

Va comunque puntualizzato che tra coloro che si “impegnarono” a discriminare e, stante il ruolo socio-politico, a porsi come modello da seguire, qualcuno fosse di casa dell’ora PCI.

Spero vivamente che oggi quegli stessi, né loro, né i loro figli vadano in piazza a manifestare per una scuola nuova, alternativa o a tempo, sarebbero il segno evidente dell’incoerenza e dell’opportunismo più subdolo e magari farebbero perdere credibilità ad un movimento che deve puntare sulla buona fede e sull’onestà di intenti e di progetti.

Detto della scuola, in poche righe ovviamente, mi permetto di chiedere qualcos’altro.

Lei è uno dei pochi che ha avuto il coraggio di proporre la riduzione del numero dei parlamentari, insista

In momenti come quello attuale, in cui si fa spesso riferimento a difficoltà ad arrivare a fine a mese,

chieda una riduzione degli stipendi dei parlamentari; al riguardo proviamo di impegnarci per una qualche

trasmissione televisiva dalla quale emergano talune verità circa gli agi dei parlamentari.

Vogliamo porre un limite di età ai parlamentari? Se di norma un lavoratore a ’65 anni circa è in pensione

perché in parlamento ci si può andare fino a…e dei senatori a vita che diciamo? Gran rispetto per la loro

vita o da scienziati o da luminari o da studiosi, ma ad una certa età…suvvia un poco di serietà!

E delle pensioni dei parlamentari? Bastano poco più di due anni di legislatura per beccarsi pensioni da

nababbi, non è troppo, non le pare?

P.S.

Mi par di capire che si potrebbe andare ad un Referendum, provi a metter dentro anche qualcuna delle

cosette sopra esposte, potrebbe uscire un bel successo.

Con stima. Roberto Vittoriani-

E’ ovvio che attenderei una risposta se però…cell.3338598064

roberto.vittoriani@libero.it

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Una Risposta to “DA ROBERTO VITTORIANI: LETTERA A VELTRONI”

  1. bernardino said

    MI inchino di fronte al suo straordinario amore per la scuola, al suo alto senso di responsabilità verso i giovani, al suo rigore morale che traspare da quanto esposto.

    Mi inchino di fronte alla sua obiettiva visione della realtà, dote non comune oggi.

    Mi inchino di fronte alla sua grande chiarezza e semplicità nel trattare i temi veri della vita dell’uomo, non . . . le chiacchiere.

    Grazie,
    bernardino

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