I Resistenti, con il Sud

IL PROF. PETRUZZO ANTONIO DOCENTE PRESSO L’I.T.I.S. DI AVELLINO SU: IL DISEGNO DEL GOVERNO BERLUSCONI SULLA SCUOLA E L’UNIVERSITÀ

Posted by Staff su ottobre 27, 2008

Dopo quanto dichiarato nella Conferenza stampa del 22 ottobre dal Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi e dal Ministro dell’Istruzione Mariastella Gelmini sulla scuola e sulle presunte bugie dell’opposizione, oltre alle pesanti minacce lanciate agli studenti che non condividono nelle scuole le loro scelte, non possiamo non replicare a chi cerca di manipolare scientemente la verità dei fatti.

 

Questa destra è da quindici anni che, quando va al governo, attua la vecchia dottrina di raccontare frottole a chi non è in grado di verificarne i contenuti.

 

Tale dottrina si giustifica con la consapevolezza  che chi è addetto ai lavori appartiene sempre ad una minoranza che spesso non obietta per non inimicarsi i potenti e che comunque conta poco rispetto alla grande opinione pubblica che, non conoscendo a fondo gli argomenti trattati, o si fida dei governanti che ha votato oppure può essere facilmente manipolata da una informazione giornalistica e radiotelevisiva ampiamente influenzata dalle politiche governative.

 

Si prenda come esempio il tentativo di far passare in queste settimane nell’opinione pubblica il messaggio che i tagli agli organici della scuola, il ritorno al maestro unico, la riduzione del tempo scuola, la chiusura delle scuole di montagna, la creazione di classi differenziate per gli alunni stranieri, la privatizzazione dell’università, il blocco del turn over dei docenti universitari, il taglio di risorse ingenti alla scuola e all’università per un totale di 10 miliardi di euro, possa aumentare l’efficienza e l’innovazione nel sistema scolastico italiano.

 

 Ai cittadini che vogliono rendersi conto delle frottole raccontate in questi giorni dalla propaganda governativa riguardanti la scuola e l’università italiana vogliamo solo ricordare che: il decreto legge 137 in vigore dal primo settembre 2008 stabilisce che dal prossimo anno scolastico le classi della scuola elementare saranno affidate ad unico insegnante per un “tempo scuola” pari a ventiquattro ore settimanali.

 

 

Scomparirà, così, il team di tre insegnanti che operano su due classi che ha portato la scuola elementare italiana ai primi posti nelle classifiche internazionali.

 

 Il decreto legge 137 parla chiaramente di “maestro unico” e non basta certo una affermazione del Presidente Berlusconi in conferenza stampa per trasformarlo in “maestro prevalente”. Per di più, nello schema di piano programmatico del Ministero dell’Istruzione scompare il “tempo pieno” e compare la dizione “estensione delle ore di lezione fino a un massimo di 10 ore settimanali comprensive della mensa”.

 

 

 

Il Governo Berlusconi dunque pensa a un “doposcuola” di tipo ricreativo che è una cosa ben diversa dal “tempo pieno didattico” che oggi raggiunge le 40 ore settimanali. Berlusconi dice che non saranno licenziati gli insegnanti delle scuole. Purtroppo però le cose non stanno così, perché la soppressione di 87.000 cattedre andrà a colpire tutti quegli insegnanti che lavorano da anni, ogni anno, con incarichi annuali nella scuola pubblica.

 

I “precari” della scuola, che dal prossimo anno scolastico rimarranno disoccupati, oltre al danno economico, subiranno anche la beffa di chi nel centrodestra sostiene che per un precario si può parlare al massimo di “mancata assunzione” ma non di “licenziamento”.

 

Il ministro Gelmini non sa neanche quanti dipendenti ha la scuola italiana quando parla di 1.350.000 dipendenti. Eppure, dal sito della Ragioneria generale dello Stato si può facilmente appurare che i dipendenti della scuola nell’anno 2007 erano 1.133.000. Non è vero neanche, come detto in conferenza stampa dal premier, che in Italia il rapporto docente/alunni è di un docente ogni 9 alunni: nella pubblicazione “la scuola in cifre” dello stesso Ministero dell’Istruzione (pubblicata a settembre 2008) il rapporto reale è di un docente ogni 11,1 alunni.

 

Berlusconi, per rassicurare famiglie ed insegnanti, dice che “nessuna scuola sarà chiusa” smentendo a chiacchiere quanto riportato nel Piano programmatico del Ministero dell’Istruzione dove viene esplicitamente detto che saranno chiuse tutte le scuole sotto i 50 alunni. In Italia ci sono circa 4.200 plessi scolastici con meno di 50 alunni.

 

Il Presidente del Consiglio e il ministro dell’Istruzione continuano a dire che il 97 per cento della spesa pubblica della scuola serve a pagare gli stipendi di chi ci lavora. Questo dato viene categoricamente smentito dall’OCSE che nella pubblicazione “Education at a glance 2007” risulta che in Italia questo dato è pari all’ 80,7 per cento come in  Francia e meno della Germania che si attesta ben al di sopra con l’85,1 per cento.

 

L’uragano si abbatte anche sulle università e gli enti di ricerca a partire dalla legge 133 del 6 agosto 2008 che stabilisce che per ogni cinque professori universitari che andranno in pensione gli atenei potranno assumere un solo ricercatore. In base poi al disegno di legge 1441quater-A, già approvato dalla Camera, 60 mila ricercatori precari che fino ad oggi hanno lavorato presso università ed enti di ricerca rischiano di non stabilizzare più la loro posizione lavorativa e di dover fuggire all’estero.

 

 La legge 133 inoltre prevede per le università, fino al 2013, la riduzione annuale del Fondo di finanziamento ordinario e un taglio del 46 per cento sulle spese di funzionamento. Un provvedimento che, tagliando in pochi anni 1,4 miliardi di euro, farà mancare le risorse agli atenei e li obbligherà, attraverso la trasformazione in Fondazioni, a privatizzarsi.

 

Questo nuovo disegno del sistema scolastico italiano così tenacemente perseguito dal Governo Berlusconi somiglia ad una matrioska, una di quelle bambole russe di cui la più grande nasconde nel suo interno una copia identica ma più piccola, che è figlia di una logica che passa per il federalismo, prosegue con il bonus scuola alle famiglie per finire nel consentire loro di abbandonare la scuola e l’università statale sempre più devastata nelle sue strutture scientifiche, didattiche e nella qualità della sua offerta formativa.

Data, 26.10.2008

 

                                                                    Ing. Antonio Petruzzo

                             docente I.T.I.S. di Avellino

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