I Resistenti, con il Sud

IL LEADER DEL PD IRPINO FRANCO MASELLI SULLA QUESTIONE RIFIUTI: “L’Irpinia oltre che un danno sta subendo un vero e proprio imbroglio”

Posted by Staff su settembre 7, 2008

L’Irpinia oltre che un danno sta subendo un vero e proprio imbroglio.

Perchè la provincializzazione è saltata? Perchè Chiaiano non apre?

 

Perchè la provincia di Avellino con il 6% di rifiuti prodotti vede il suo territorio destinatario di una discarica, un CDR, di una discarica chiusa ma ancora da bonificare e di un mega impianto i cui aspetti di dettaglio ancora non si rendono noti?

Tutto questo perchè c’è l’emergenza e bisogna superarla?. Tutto questo perchè dobbiamo recuperare quell’immagine negativa che è circolata nel mondo negli ultimi mesi?

Modestamente credo niente di tutto ciò.

Chiediamoci quante deroghe alla legislazione vigente hanno dovuto effettivamente essere impiegate (l’art. 18 del DL di maggio contiene un elenco di norme che il sottosegretario e i capi missione sono autorizzati a derogare, lungo circa 2 pagine).

Ricordiamo, inoltre, che, ai sensi del DL del 23-5-08 (art. 17) la copertura della spesa per la gestione dell’emergenza, valutata in 150 milioni di €, è posta interamente a carico del bilancio dello stato, stornandola da un capitolo di spesa (il Fondo per lo sviluppo delle aree sottoutilizzate!!!) che sarebbe stato presumibilmente destinato al Sud. Approfittiamone, allora, per fare una riflessione un po’ più generale.

Nell’immaginario collettivo sembra che il mago di Arcore abbia fatto “o’ miracolo”, ma noi tutti sappiamo che è più nell’apparenza che nella sostanza.

La munnezza è sparita dalle strade di Napoli, o per meglio dire sono state ripulite le strade del centro, mentre lasciano ancora a desiderare le condizioni dell’hinterland e dell’intera regione. La vera verità è che la situazione all’ombra del Vesuvio è ancora lontana dalla normalità, nonostante le vagonate caricate sui treni e destinate un po’ qua un po’ là nel Nord Europa.

Si ricerca ancora un rimedio temporaneo per far fronte all’emergenza; figuriamoci soluzioni più strutturali. Ma, soprattutto, noi tutti sappiamo che la soluzione strutturale – quella vera – è ancora lontana.

Qualche treno per la Germania, i soldati a Chiaiano, discariche misteriose reperite in aree limitrofe, un aiutino da Formigoni e Galan possono andar bene per un po’, per gettare fumo negli occhi, per nascondere la polvere sotto il tappeto. Ma la vera magia, quella di far partire l’impianto di Acerra, quando si verificherà sul serio? Chiediamoci perchè Formigoni e Galan, furono tanto decisi nel dire di no quando governava il centrosinistra, ed ora sono stati pronti a venire in soccorso ricevendo, udite udite, l’equivalente di una settimana di rifiuti prodotti dalla sola Napoli.

Atteggiamenti politici utili a cantare le sorti magnifiche e progressive dell’Italia Forzista e, magari, a tacitare la coscienza delle regioni del Nord che troppo a lungo hanno approfittato della Campania, ostaggio della camorra.

Ma c’è un aspetto fortemente inquietante che potrebbe dare risposta ai tanti interrogativi: il principio di autosufficienza o, se si preferisce, la provincializzazione. Essa, in condizioni normali varrebbe per i rifiuti urbani, ma non per gli speciali.

Cosa sono gli speciali? Sono tutti i rifiuti generati dalle attività produttive e commerciali, di qualsiasi natura, anche pericolosi. Chi detiene rifiuti speciali è obbligato a servirsi di un operatore accreditato, il quale avvia le varie categorie di rifiuti (individuate dai codici CER) a impianti e trattamenti autorizzati per quelle categorie, che però possono trovarsi ovunque.

Sì, ovunque e, dunque, anche in Irpinia e, perchè no, sul Formicoso!

I trattamenti in questione possono consistere in un gran numero di attività che spostano, trasformano, mischiano, tritano i diversi materiali con l’obiettivo o di destinarli a qualche forma di recupero più o meno diretto, oppure in discarica.

Naturalmente questo gran numero di attività abbisognano di un’area vasta e polifunzionale.

Ma al Formicoso, forse, non hanno intenzione di fare qualcosa del genere?

Essa non servirà solo la Regione Campania ma l’Italia tutta e, principalmente, ancora una volta, gli impianti produttivi delle Regioni del Nord! E’ il tentativo di far fronte, in termini formalmente legali, alle esigenze di chi non sa dove smaltire i propri rifiuti, non tanto quelli urbani, quanto quelli speciali.

La storia ha insegnato qualcosa al mago di Arcore ed ai suoi compagni di viaggio. Chi non l’ha capito è Bassolino che, col suo silenzio-assenso, sta consentendo che l’Irpinia faccia la stessa fine del napoletano e del casertano. Con una differenza. Lì c’erano i poteri malavitosi a governare il processo e qui è direttamente lo Stato.

Ho detto che la storia ha insegnato qualcosa perchè Milano, la grande e civile Milano, la capitale morale d’Italia, una quindicina di anni fa, in piena emergenza rifiuti, dopo che l’ennesima proroga all’ennesima discarica ennesimamente precettata con ordinanza della Regione scatenò la rivolta, organizzò una soluzione di lungo termine – la messa in opera di un sistema di raccolta differenziata e la realizzazione di un sistema di termovalorizzatori – ma, nel tempo necessario per costruire gli impianti e il consenso, ricorse ad un semplice espediente.

Chi ricorda più il celebre impianto Maserati? Pochi ricordano quell’impianto che avrebbe dovuto ricavare dalla ruera lombarda ammendanti agricoli (compost) e combustibile da destinare ad attività industriali come i cementifici.

In realtà, i materiali in uscita dall’impianto cambiavano etichetta, diventavano magicamente rifiuti industriali e venivano inviati, ad esempio, in Campania.

Sembrerebbe che nemmeno un grammo di compost e di cdr fosse stato mai recuperato. Un escamotage del tutto legale per indirizzare il flusso verso altri territori. Lo ha fatto Milano per prima, lo stanno facendo un po’ tutti al Nord.

Forse è questa la vera ragione del superamento del criterio della provincializzazione nella nostra regione e la realizzazione della mega discarica polifunzionale al Formicoso.

A questo punto nasce un’altra domanda: se smaltire (correttamente) i rifiuti inquina più o meno come tante altre attività industriali, per quale motivo non si impone la provincializzazione anche per quelle, cioè per i rifiuti speciali?

E, ancora, perchè non provincializzare anche altre cose, come ad esempio l’uso della risorsa idrica, nel senso che obblighiamo ogni provincia a coprire da sola il proprio fabbisogno idrico? E gli esempi potrebbero continuare in un lungo elenco, questa volta a favore della nostra provincia!

Questo vale per l’emergenza ma, il vero problema dei rifiuti è evitare che si possa ricadere in essa.

Possiamo continuare ad interessarci solo di gestire la fase finale del ciclo di vita delle merci per risolvere il problema della progressiva crescita della produzione dei rifiuti?

Secondo uno studio del CNEL su dati APAT ed Eurostat, la produzione di rifiuti urbani aumenta ad un tasso medio annuo di +2,5% ben al di sopra dello stesso PIL.

E’, dunque, impensabile limitarsi a gestire solo il problema finale perchè riempiremmo il Paese di discariche e inceneritori secondo la logica di questo governo e del suo commissario straordinario-sottosegretario.

Negli anni passati sono stati compiuti – e tuttora si stanno compiendo- dei passi in avanti: l’aumento della differenziata, la riduzione negli ultimi anni del numero di discariche nella misura del 50% e l’aumento, sia pure modesto, degli inceneritori.

Si registra, tuttavia, ancora un forte deficit impiantistico. Ora, pur ammettendo di superare i problemi economici e quelli del consenso sociale per la loro realizzazione, comunque,viene da chiedersi se tutto questo sia sufficiente.

A fronte delle previsioni, la risposta a questo interrogativo non può essere che negativa.

Emerge in tutta evidenza l’indiscutibile priorità, indicata peraltro dall’Unione Europea come il punto cardine su cui costruire una lungimirante politica dei rifiuti: una politica della prevenzione nella produzione dei rifiuti. Questo significa pensare a tutti gli aspetti del ciclo di vita dei prodotti, dal loro progetto iniziale al loro ridursi in rifiuto, con l’obiettivo di garantire che ogni prodotto sia utilizzato al meglio delle sue caratteristiche, evitando sprechi ed usi impropri.

La risposta sta nel seguire gli indirizzi europei sulle politiche integrate di prodotto. Cioè prodotti per cui, già dal concepimento, è tracciato il loro destino nelle varie fasi di vita e, dunque, una forte capacità di indirizzo della produzione e quindi del mercato.

Un piccolo suggerimento mi sento di affidare alla valutazione dei nostri amministratori come contributo concreto a questa politica: gli acquisti pubblici verdi.

Si tratta, in poche parole, di fare gli appalti pubblici in modo che le forniture siano garantite sulla base di specifiche che tengano conto, appunto, del ciclo di vita dei prodotti. Si innescherebbe, in questo modo, un processo di progressiva selezione in favore di quei prodotti che impattano meno sulla produzione dei rifiuti.

Un secondo strumento, peraltro già previsto in normativa ma attuato solo parzialmente, è il passaggio da tassa a tariffa.

Questo passaggio, stabilendo un rapporto diretto tra quantità di rifiuti prodotti e onere del servizio, attiverebbe un meccanismo capace di stimolare il cittadino a comportamenti più virtuosi.

In conclusione tutto questo ci porta a guardare sconsolati alle performance del nostro Premier a Napoli, tutte tese a rappresentare una finta efficienza ed un’approssimativa capacità di soluzione dei problemi.

Il centro sinistra certamente non ha fatto meglio ma mai ha inteso turlupinare il popolo italiano come sta facendo Berlusconi.

Un governo serio, più che presentarsi con l’immagine folcloristica del suo Premier con la ramazza in mano per le strade di Napoli e con il dispiegamento dell’esercito per aprire nuove discariche nelle aree deboli ma incontaminate della nostra provincia, dovrebbe sviluppare una corretta politica industriale dei rifiuti che si fa carico di indirizzare la produzione ed il consumo verso modelli di maggiore sostenibilità sotto il profilo economico, sociale ed ambientale. Ma, intanto, l’ambiente può aspettare perché…… maiora premunt.

Pardon, per il Formicolo….. maiores premunt!

Francesco Maselli

 

 

 

 

 

 

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Una Risposta to “IL LEADER DEL PD IRPINO FRANCO MASELLI SULLA QUESTIONE RIFIUTI: “L’Irpinia oltre che un danno sta subendo un vero e proprio imbroglio””

  1. bravo franco.
    condivido e sono contento che hai scritto questo testo. fa onore a te e al partito che rappresenti al meglio.
    arminio

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