I Resistenti, con il Sud

AL CONGRESSO DEL PD IRPINO MASELLI PRESENTA UN ORDINE DEL GIORNO E VOTA FRANCO VITTORIA CHE VIENE ELETTO SEGRETARIO PROVINCIALE

Posted by Staff su giugno 29, 2008

ORDINE DEL GIORNO

Vi sono principi fondamentali e scelte fondanti, sui quali pensiamo che il PD debba trovarsi unito, perché costituiscono elementi essenziali della sua identità. Su questi principi e su queste scelte pensiamo sia giusto chiedere al Congresso un impegno comune, una scelta chiara ed inequivoca, una presa di posizione netta ed impegnativa.

La prima riguarda le appartenenze di provenienza. Nel P.D. non ci sono solo ex DS ed ex Margherita che possono contendersi ruoli e responsabilità in un bilanciamento meccanico esasperato ed esasperante. Vorremmo contribuire a “decostruire” le identità di origine per costruire, invece, l’identità comune del P.D. ed evitare che il P.D. diventi un mosaico di sensibilità organizzate nella forma di mondi chiusi gli uni di fronte agli altri. Non si tratta di contrapporre all’eventualità di rischi simili l’atteggiamento opposto, consistente nel negare le sensibilità per affermare un unitarismo astratto. Il compito di un partito politico plurale, adeguato a questo genere di problemi, ci sembra debba considerare le diverse sensibilità non come uno spazio nel quale rifugiarsi per ricavarne rendite di posizione, quanto piuttosto un elemento dialettico arricchente, in continuo divenire.
Sarebbe, in soldoni, questo il modo per affermare che le discussioni si fanno senza rete e che gli organi dirigenti del P.D. si eleggono democraticamente. Né le une, né gli altri possono essere il risultato dello sgradevole retaggio delle riunioni dei capicorrente dei partiti fondatori. Un’immagine siffatta, statica e multi-frazionata, non aiuterebbe il Partito democratico a definire la propria identità e a decidere cosa vuole fare da grande, così come una vocazione ecumenica, invece di rafforzare la novità, la renderebbe sbiadita e, con apparente paradosso, meno rassicurante.

La seconda questione riguarda l’etica pubblica, il ruolo della politica, i limiti della politica, il rapporto tra politica ed affari, il rigoroso rispetto della legalità. Per piacere, capiscano bene anche quelli pronti a tacciarci di moralismo. E’ esattamente il contrario e lo diciamo dall’alto della consapevolezza e, se può far piacere a qualche illuminato, dalla presa di coscienza della nostra imperfezione di uomini tra uomini più o meno imperfetti e più o meno “macchiati” dalla gestione del potere. La politica deve saper riconoscere i confini al di qua dei quali deve restare ed al di là dei quali non dovrà mai andare. La politica non è un affare, ma un servizio alla società, che comporta la capacità di progettare e di decidere, l’assunzione di responsabilità prima ancora che di potere. Su questo terreno, incertezze e ambiguità di comportamenti hanno alimentato il malessere e la disaffezione verso la politica. Alle radici dell’antipolitica c’è l’impressione diffusa -e anche qualcosa di più dell’impressione- che la necessità di far sopravvivere e alimentare gli apparati e, a volte, spezzoni di partito appiattisca spesso la politica nella gestione del potere, nell’occupazione partitica di ogni spazio istituzionale, nella subalternità delle scelte pubbliche ad interessi privati, nella commistione fra politica e affari.
Nel nuovo partito devono essere rafforzati e presidiati con attenzione ed energia i confini della politica. In ogni senso. Il PD elaborerà, naturalmente, idee e progetti, ma coloro che saranno chiamati a svilupparli negli Enti di governo ed in quelli di servizio dovranno richiamarsi ad un unico ed imprescindibile imperativo: l’interesse generale. Questo non dovrà mai essere sacrificato da altro tipo d’interesse, né di partito, né ancor più particolare.

La terza questione concerne i metodi della politica, i suoi costi e la sua trasparenza. Questi aspetti rappresentano il terreno fertile per l’antipolitica e la causa certa della disaffezione dei cittadini. Sono anche le ragioni, non uniche ma qualificanti, della nascita del P.D. Si impegni il Congresso ed impegni il Congresso il Segretario e gli organismi dirigenti perchè la proliferazione dei posti e degli incarichi, l’abnorme incremento del ceto dei politici, la dilatazione dei costi della politica, il cumulo di incarichi in capo alle medesime persone siano banditi dalla pratica politica del P.D. Sarebbe stato auspicabile che, da subito, chi di dovere, avvertisse questa sensibilità e qui, per davvero, il termine sensibilità ha un significato oggettivo e soggettivo. Troviamo utile, altresì, che il P.D. censisca i profili e le competenze degli iscritti per riutilizzarle, al momento opportuno, in gruppi di lavoro coerenti ed in staff preparati. elimini la deprecabile pratica dei doppi e tripli incarichi ricoperti dalla stessa persona, fissi l’incompatibilità tra incarichi di partito e, quindi, d’indirizzo politico e quelli amministrativi o di gestione all’interno di Enti ed Istituzioni. Naturalmente, questo presuppone che ogni iscritto comunichi, da subito, i ruoli che ricopre, a qualsiasi titolo, in Enti, Istituzioni e quant’altro e che tutto sia reso pubblico sul sito internet del partito. Nel nuovo partito deve essere forte e trasparente l’impegno per la buona politica, per il rilancio dell’etica pubblica, per la riduzione dei costi della politica. Siamo sicuri che il Congresso condivida queste convinzioni e, in virtù di questa certezza, chiediamo a tutti i delegati di volerle rendere esplicite in forma chiara, pubblica e impegnativa.

Francesco Maselli

Bernardino Tirri

Forgione Andrea

Petruzzo Antonio

Grappone Rossano

Marena Melina

Landi Pasquale

Volino Pasquale

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