I Resistenti, con il Sud

NOTA DI VANDA GRASSI PRESIDENTE COORDINATORE PD IRPINO

Posted by Staff su aprile 9, 2008

Avellino, 9 aprile 2008

E sia. Puntuali – come l’influenza, come la prima rondine di primavera, come il compleanno che non c’è modo di sfuggirli ad ogni anno che passa e gli anni passano per tutti, evidentemente – nella campagna elettorale, anche in Irpinia, sono arrivati gli insulti.

Strali velenosi, declinati a quel personalismo di stampo berlusconiano, di cui giocoforza, avendo l’Udc governato per oltre un decennio con il Cavaliere, le stanze del partito di Cuffaro sono impregnate.

Ragion per cui, non deve sorprendere che a lanciare ingiurie sia Ciriaco De Mita, al quale, stavolta, l’intelligenza superiore – l’unico che sembra metterla in discussione è lui – non ha fatto argine contro i veleni, nella convinzione, chissà, che dove non hanno potuto le motivazioni politiche, a convincere qualche indeciso, a strappare qualche voto in più riescano il veleno, la maldicenza, la frase di seconda mano, attribuita ad un autorevole assente e riportata a piacimento, ad uso e consumo dei propri scopi.

Ora, l’umana comprensione e il rispetto che si deve alle intemperanze di chi è avanti con l’età – lo stesso De Mita ha sempre ricordato che “chi è più intelligente deve aiutare l’altro a capire” – ci convincono a non cedere alla tentazione di replicare. Confortati dalla certezza che, in politica come nella vita, non è l’insulto il terreno sul quale si misurano le forze e si combattono le battaglie elettorali: a differenza di quel che pensa Berlusconi – e constatiamo con amarezza anche De Mita – non vince chi insulta di più.

Però, due cose al candidato capolista al Senato per l’Udc, vogliamo ricordarle. Abbiamo imparato tanti anni fa che battere sul tamburo della maldicenza, tirando in ballo presunte confidenze – come ha fatto De Mita nei confronti del presidente Mancino per attaccare De Luca – altro effetto non ha se non quello di rendere inaffidabile il latore delle dichiarazioni in questione.

Ci sia consentito, infine, chiudere con due riferimenti alti. Il primo è Oliver Wendell Holmes jr – ebbene sì, si può essere jr e già saggi, ironici, affascinanti – il quale, a quanti glielo chiedevano, amava rispondere: “Il segreto del mio successo è che da giovane ho scoperto di non essere Dio”. Come a dire, ritenere sempre di non aver speso abbastanza bene gli anni vissuti è l’unico modo per tentare di spendere meglio quelli che restano.

Infine, Aldo Moro. Un jr della provincia ha sottolineato stamane che Moro amava ribadire che non serve cambiare le persone, piuttosto convincerle a cambiare comportamenti. Ci permettiamo di ricordarlo a De Mita, che, evidentemente, deve aver occultato l’insegnamento in qualche angolo della sua (lunghissima) memoria.

Vanda Grassi

Presidente – coordinatore provinciale

Partito democratico irpino

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