I Resistenti, con il Sud

TRATTA AVELLINO-ROCCHETTA S. ANTONIO S.A.: PROPOSTA ISTITUZIONE PARCO NATURALE

Posted by Staff su febbraio 14, 2008

LA FERROVIA AVELLINO-ROCCHETTA S.A.: PARCO NATURALE

Il P r o g e t t o

Studente sognai scorrendo le mirabili descrizioni di Ippolito Nievo, che, ragazzo, raccontava di nobili, fantesche, fumi, umori di vita del castello di Fratta, delle cucine, del paesaggio intorno. Associai quel castello al palazzo marchionale, che domina imperioso il centro storico della mia Taurasi.

In esso, come a Fratta, soggiornarono un tempo, alternando la vita cittadina a quella del borgo, i nobili proprietari con i loro ospiti, riunitisi per assaporare le primizie dei nostri campi, partecipare a battute di caccia, di pesca, festini al palazzo. Sul portone d’ingresso uno stemma in chiave,scolpito in pietra, è il testimone della Signoria di Carlo Gesualdo, Principe di Venosa, Conte di Conza, Signore di Taurasi, che nel 1593 sposò Eleonora d’Este, figlia di Alfonso, Duca di Ferrara. Nelle sue cucine ci doveva essere sicuramente la stessa vitalità, la stessa agitazione di fantesche e nobili, così come spiegava il giovane Ippolito.


Stimolato da tali sentimenti, mi sono lasciato andare a scrivere queste pagine per indagare negli aspetti peculiari, per capire se, oltre a rinnovare le ragioni per continuare ad amare il mio paese sia possibile pensare ad un Parco naturale, offrendo come servizio suggestivo l’uso della ferrovia, l’Av-Rocchetta S.A., come risorse i nostri pregiati prodotti ITG,DOC, DOCG e DOP, come obiettivo il turismo e come finalità sviluppo e occupazione.

C’è ancora oggi un treno a Diesel, che si insinua quasi silenzioso nel cuore della nostra Irpinia, – erede del più famoso il 740 a vapore, portando un certo progresso- che parte da Avellino, si insinua nel giogo delle tante colline irpine, tocca Salza Irpina, poi Montefalcione, Montemiletto, Lapio, correndo poco al di sopra del nostro fiume il Calore, Taurasi, Luogosano, S.Mango, Paternopoli, Castelvetere, Castelfranci, Cassano irpino, Montella, Nusco, posta a cavalier tra i due versanti dell’Ofanto e del Calore.

Superato l’Ofanto, giunge a S.Angelo dei Lombardi. Da S.Angelo la ferrovia continua in discesa seguendo il corso di questo fiume, arriva a Lioni. Poi c’è la fermata di Morra de Sanctis, e di lì le stazioni di Conza- Andretta- Cairano, poi Calitri, Pescopagano, Rapone Ruvo e S.Tommaso (in prov. di Potenza), poi rientra in provincia di Avellino; superato l’Ofanto, di nuovo si insinua in territorio potentino, tocca la staz. di Monticchio (Pz), Aquilonia (AV), Monteverde; di lì alla fermata di Pisciolo e finalmente alla stazione di Rocchetta S.Antonio, dove la linea si biforca da un lato verso Potenza, in Lucania, e dall’altro verso Foggia, in Puglia.

Per la realizzazione di questa linea, che fu inaugurata il 27 ottobre del 1895, fu necessaria tanta perseveranza e una lotta costante di tanti deputati Irpini, tra cui Francesco de Sanctis.

Alle sue fermate attesero il treno gli emigranti che partivano per le Americhe, quelli che partirono per le miniere del Belgio e per altri Paesi del mondo; i nostri soldati, i viaggiatori occasionali, i pendolari, gli studenti per raggiungere le scuole della Provincia e le varie Università, tra cui quella di Napoli.

Oggi questa ferrovia è considerata un “ramo secco”, tenuta in vita forse per mettere in mostra lo stato di degrado in cui versa la nostra terra.

In parte è stato sostituito dall’Ofantina bis, che corre quasi parallela alla ferrovia; inoltre c’è una superstrada che congiunge Contursi (Autostrada SA-Reggio Calabria) con Lioni e, fra alcuni anni, con Grottaminarda (che si collegherà sicuramente all’autostrada Napoli-Bari).

Malgrado ciò, la strada ferrata a mio avviso rimane pur sempre un supporto alternativo interessante alla strada gommata perché permette meglio lo smercio dei nostri prodotti, perché è la strada ferrata che, non creando ingorghi, meglio serve e/o servirebbe i nuclei industriali e che, con minore dispendio di denaro, potrebbe contribuire allo sviluppo del territorio.

Nella semplicità e spontaneità delle nostre realtà troverebbero conforto tanti che trascorrono una vita stressante nelle città, ai quali possiamo offrire il nostro clima mite, l’aria tersa e pulita, i luoghi fertili e i colori suggestivi delle stagioni, i nostri piatti -la famosa cucina mediterranea, genuina e gustosa- rendendo le nostre zone luoghi estremamente interessanti per le vacanze in alternativa al mare e alla montagna.

Tanto premesso, verifichiamo insieme se ci sono i requisiti per chiamare “Parco naturale, tutta la tratta” a cominciare dal Parco Letterario del De Sanctis.

Potrebbero realizzarsi dei Parchi fluviali, recuperando un minimo vitale di portata d’acqua, controllando e potenziando la fauna, composta da volatili e pesci che attualmente lo popolano (Parchi faunistici), controllando la flora, favorendo la creazione di invasi sia per la realizzazione di spiaggette, sia per il recupero dell’acqua piovana da asservire allo sviluppo dell’agricoltura.

Con questo obiettivo, a lungo termine, pensiamo ad un percorso, che tiene conto del tracciato seguito in grandi linee dalla tratta Avellino-Rocchetta S.A:

Area del terminio Cervialto

Comprende circa 200 chilometri di percorso che si consiglia di effettuare in due giorni.

E’ un zona abitata fin dalla preistoria e segnata da testimonianze archeologiche, artistiche e monumentali. Notevoli le ricchezze naturalistiche e ambientali: basti pensare che il solo Progetto Bioitaly -messo a punto tra Regione Campania, Ministero dell’Ambiente e Commissione Europea- ha individuato 11 aree d’assoluta unicità: Alta Valle del Calore Irpino, Alta Valle dell’Ofanto, Monte Accellica, Monte Cervialto e Montagnone di Nusco, Monte Terminio, Monte Tuoro, Piana del Dragone, Piani Carsici del Terminio, Piano di Laceno, Querceta dell’Incoronata, Vallone Matrunolo e Alta Valle del Sabato: oltre 26.000 ettari di natura incontaminata.

La fauna comprende mammiferi (gatto selvatico, lontra, lupo), numerose specie di uccelli (allodola, averla, aquila reale, beccaccia, calandro, colombaccio, cuculo, falco pecchiaiolo, falco pellegrino, grillaio, gufo reale, lanario, martin pescatore, merlo, nibbio bruno, nibbio reale, picchio nero, quaglia, succiacapre, tordela, tortora, tottavilla, starna), rettili (biacco, cervone, saettone, natrice tassellata, orbettino, luscegnola, ramarro, coronella); gli anfibi comprendono ululone a ventre giallo, salamandrina dagli occhiali, salamandra pezzata, rana, raganella e tritone crestato; pesci (arborella e barbo).Molto ricca è la flora, per la quale si segnalano: pioppo, faggio, leccio, cerro, castagno, roverella, tasso, ontano, agrifoglio, crespolina napoletana e praterie d’alta quota (che comprendono stellina calabrese, coda di topo, aquilegia, verbasco, cresta di Wettstein, spillone del Cilento, festuca di Calabria, salvastrella, vedovella, trifoglio).

Area dell’ Alta Irpinia

 

Comprende il vasto territorio della parte più orientale dell’Irpinia, al confine con Puglia e Lucania, segnato dal susseguirsi di valli e rilievi, corsi d’acqua e laghi. Un’area abitata fin dalle più antiche epoche che richiede la percorrenza di circa 250 chilometri; pertanto si suggerisce di visitarla in due giorni, sostando lungo il percorso, dove le attrezzature ricettive sono ottime.

In tutti i centri il visitatore avrà modo di ammirare borghi che conservano tratti medioevali, splendidi esempi d’architettura civile e religiosa, raccolte d’arte, botteghe artigiane e punti di ristorazione, dove poter gustare prodotti sani e genuini.

Il Progetto Bioitaly – di Regione, Ministero e Commissione Europea ha individuato sei zone di grande importanza ambientale (Siti di Interesse Comunitario):
Alta Valle dell’Ofanto, Boschi di Guardia e Andretta, Bosco di Castiglione, Lago di Conza, Lago S. Pietro, Querceta dell’Incoronata, che da soli coprono circa 15.000 ettari, cui vanno ad aggiungersi le aree lacustri di Sarda, Tanga, Canne, Grata, Ansanto, Baggianiello, Difezze, Piani di Provolacchio, S. Maria in Elce, Abbazia, Calvario, Gagliano, Carapelle e le cascate di Borgo Sao e Vullo.

La fauna comprende, tra le altre specie, cinghiali, lepri, lupi, volpi, faine, tassi, quaglie, beccacce, fagiani, nibbi, falchi, gru, aironi, martin pescatori, picchi, albanelle, pettirossi, poiane, salamandre, tritoni, barbi, arborelle. La flora è composta da vegetazione di prateria, faggi, castagni, lecci, roverelle, agrifogli, cerri, aceri, cannucce, sparti, salicornie e pioppi.

L’Irpinia e la tratta

 

Quando la linea era attiva serviva molti altri paesi non toccati dalla strada ferrata.”Intorno alla ferrovia ruotava tutto un mondo” (dirà Tonino Spagnolo, un capotreno che per molti anni ha lavorato sulla linea in oggetto.- vedi articolo sul libro “Avellino-Rochetta S.A. Con De Sanctis una rete per il Sud”, A.Panzone). La linea ferroviaria corre alle falde delle colline irpine, per cui la maggior parte delle stazioni si trova in media a 4/5 chilometri dai centri e solo pochi paesi hanno il piacere di ritrovarsela in prossimità del centro abitato, come Salza I., Lioni.


I Comuni irpini, infatti, sono per lo più arroccati sulla sommità delle colline o sparsi ai fianchi dell’Appennino Campano,come Chiusano, Castelvetere.
Veri e propri tesori di beni culturali in molti paesi, che contano per lo più dai mille ai tremila abitanti, si ergono immancabili rocche o castelli.
Sotto la protezione dei feudatari di turno una volta si ponevano per vivere sicuri gli umili contadini del borgo.

In questo contesto si è sviluppata la nostra civiltà contadina con i suoi sapori, tradizioni, usi, costumi, con i suoi valori e tale si è conservata per buona parte del ‘900; oggi continua con un approccio più funzionale e razionale (tanti sono i prodotti DOC).

Cosa può trovare il visitatore?

 

Per riviverne le caratteristiche si potrebbero visitare questi centri, immergendosi nella vita del borgo, genuina, serena, dove la storia scorre lenta e solo marginalmente interessano i ritmi della modernità, mentre vivo rimane il legame alla nostra campagna. Alla cultura del maiale e di altri animali da cortile, oggi come una volta, fanno eco le fasi della coltivazione: si semina, si sarchia, si coltiva l’orto, si potano le viti, si raccolgono frutti,si vendemmia, ci si provvede la legna per il camino; c’è il rispetto delle festività, delle tradizioni, degli usi, con un sapore simile a quello agreste di un tempo.

Anche i mestieri non si discostano da questa civiltà. Così si va in giro per l’Irpinia alla ricerca degli artigiani/artisti di una volta per carpire aspetti della lavorazione del ferro, della pietra, del legno, dei pizzi e dei merletti.

Da noi sempre poco spazio è stato concesso all’industria.


Da noi si va per fiere, sagre, feste ,- in un misto tra cristianesimo e credenze pagane in onore una volta a Cerere, Bacco,oggi ai nostri Santi,credenze che si fanno tradizione-,caratterizzate da obelischi di grano e paglia dell’altezza dai 30 ai 40 metri e trascinati da varie coppie di buoi, come quello di Fontanarosa, recante in cima la statua della Madonna,S.Maria della Misericordia; medesimo significato e importanza ha l’obelisco in onore della Madonna dell’Addolorata di Mirabella Eclano; di S.Rocco a Flumeri, dove la fede si mescola con la tradizione, che mira a ringraziare il Signore per il raccolto dell’anno: e così la festa dell’uva, che oggi presenta prodotti DOC come il Taurasi, il Greco di Tufo e il Fiano, o dell’olio DOP , o della castagna di Montella e di Serino, del tartufo bianco e nero, dei funghi porcini, dei caciocavalli e i formaggi di Montella, Calitri, Lioni, Castel del lago, dei salumi di varie zone dell’Irpinia,delle nostre noci e nocciole dalla zona di Avellino ai Comuni della Provincia, della cipolla ramata di Serino, anche DOC, o il pane DOC di Montecalvo, o il torrone di Pietradefusi e del Partenio.

Caratteristiche sono le festività nel corso dell’anno, come i presepi viventi di Natale con animazioni all’interno dei centri storici, o i Misteri di Lapio o quelli di Vallata del venerdì di Pasqua, o i battenti della Madonna dell’Arco, o la festa dell’Angelo a Prata, a Gesualdo; caratteristici sono i carnevali dell’Avellinese, di Castelvetere, di Montemarano, di Paternopoli.

Di rilievo sono i siti archeologici, come la valle d’Ansanto, Aeclanum, le capanne dell’eneolitico di Taurasi, gli scavi di Bisaccia, di Carife,delle catacombe di Prata P.U., il carcere borbonico di Montefusco, gli scavi di Conza , la ceramica di Calitri; i numerosi castelli e centri storici sparsi sul territorio, i beni ambientali delle nostre chiese; le escursioni, le stazioni turistiche estive e invernali del Laceno, ecc.

I nostri emigranti tornano al paese dai posti più lontani per trascorrervi le ferie, vivere insieme ai parenti il momento solenne delle varie ricorrenze mai dimenticate.. , contribuendo a rendere sempre vivo questo affascinante lembo di terra irpina.

La nostra cucina propone piatti tipici, particolari per la loro genuinità, gli stessi di una volta. Spazio sempre più considerevole, inoltre, hanno i formaggi nostrani, e poi i tartufi e una eccellente varietà di dolci tradizionali, tutta una ricchezza sana, sobria, mediterranea, che ormai è nota nel mondo.

L’Irpinia è anche terra di escursioni, mentre le strade di campagna, ingolfate nelle varie tonalità di colori a seconda delle stagioni, ispirano gli artisti, si prestano a lunghe passeggiate a piedi o in bicicletta.

Si può andare per musei, sorti in conseguenza di ricerche e scavi archeologici, che hanno fatto registrare una grande densità della presenza preistorica nell’area della media valle del Calore, dovuta tanto alla grande disponibilità di terreni molto fertili che alla collocazione nodale lungo antichi percorsi naturali.

Infatti, quest’area consente agevolmente di valicare la breve e bassa dorsale che divide il fiume Sabato dal Calore, facilitando in modo più diretto le comunicazioni tra il versante tirrenico campano e quello adriatico pugliese.

Non di meno tutta questa zona, caratterizzata da rilievi collinari di altezza moderata e da ampie vallate fluviali, costituisce anche un comodo raccordo tra le aree appenniniche interne poste a nord (Sannio Beneventano e Molise) e a sud (Campania Meridionale e Lucania).

Disseminato,invece, è tutto il territorio della storia romana e così di testimonianze più recenti di epoca medioevale.

Il treno, un mezzo tradizionale, antico, familiare, lento nel suo porsi, mentre si lascia andare nel fumo dei ricordi, può, nelle sue comode, romantiche tappe, favorire, riavvicinarci al mondo semplice nostrano di un tempo, oggi rinnovato per il turismo, e ridare una giusta dimensione alla frenetica corsa di una società che rischia di non essere più a misura d’uomo.

In fondo in ognuno di noi c’è ancora tanta voglia di passato, di cose semplici:il cinguettio di un uccello o lo spettacolo della luna o le tenebre della sera per fortuna ancora turbano, affascinano, ammaliano il nostro spirito con foscoliano sapore, mentre i comignoli che fumano fanno pensare all’intimità del focolare, della famiglia, all’amore per i campi, tanto cantato da Virgilio, amore rinnovato, modificato, ma mai estinto, per tutte le cose, che Dante chiama “motore dell’universo”.


Antonio Panzone



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