I Resistenti, con il Sud

GIANVINCENZO SAVIGNANO: “CULTURA AMBIENTALE NUOVA E NON STRUMENTALE”

Posted by Staff su gennaio 23, 2008

Come giovane cittadino di questo Paese assisto davvero imbarazzato al balletto politico del rimbalzo delle responsabilità della “perenne emergenza” dei rifiuti, qui, in Campania.

 Credo che chi amministra sia più responsabile di chi siede,oggi, all’opposizione, non fosse altro perché guida la macchina amministrativa.

 A livello regionale talune dimissioni sarebbero state sicuramente opportune, nonché, politicamente ineccepibili. Però ricordo,ove ancora ve ne fosse il bisogno, che l’incipit della cronaca di un dramma annunciato aveva altri protagonisti, che nel corso degli anni sono rimasti inerti o, comunque, silenti e conniventi.

A livello nazionale, si sfiora come al solito il ridicolo, perché è vero che il dicastero dell’ambiente (avendo talaltro chiare radici campane) è più responsabile, in qualità di amministratore, di chi è opposizione di governo. Però, anche qui, tutti noi ricordiamo che, meno di due anni fa, al Governo sedevano altri e che l’emergenza rifiuti era lì dinanzi ai loro occhi e nulla di concreto per riapre ai danni hanno fatto o proposto.

Quindi, mi chiedo, che senso ha questo scarica barile che potrebbe generare solo un inutile regresso all’infinto, senza occuparsi del dramma?. Mi chiedo, ancora, esistono i principi che legano la responsabilità all’amministrazione?

Sono pienamente d’accordo con l’iniziativa confermata alla Camera dal Ministro dei rapporti con il Parlamento, circa lo scioglimento di nove consorzi per lo smaltimento rifiuti. I consorzi che dovrebbero offrire nei loro sevizi condizioni migliori rispetto a quelle offerte da mercato, diventano un inutile carrozzone di privilegi che danneggiano solo le tasche dei cittadini. Eppure, in se e per se, il consorzio avrebbe dovuto rappresentare l’ottimo nella gestione dei rifiuti.

 Invece sono serviti solo ad assecondare la fame di caselle da riempire di tutte le forze politiche che ne hanno condiviso la gestione.

Naturalmente facendo salva la posizione di quei lavoratori e lavoratrici che con onestà e dignità hanno svolto il loro dovere e che oggi subiscono le scelte scellerate operate da altri. A loro va la mia più totale solidarietà con l’auspico che la loro situazione lavorativa possa mettersi sui giusti binari al più presto.

Si deve creare una cultura ambientale “nuova” e non strumentale, altrimenti, ci troveremo come al solito prigionieri delle scelte bizzarre che eliminano centrali nucleari, in modo opinabile, e poi ce le si ritrova a dieci km dai nostri confini e  i danni sono tutti nostri!

Spero che i vantaggi che un ciclo integrato e completo dei rifiuti possa apportare insieme alle recenti scoperte della riduzione dell’inquinamento ambientale attraverso l’utilizzo della banda larga, possano restituire baglio di speranza alla Campnia felix.

Gianvincenzo Svignano da Gesualdo

(Riformisti Coraggiosi)

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Una Risposta to “GIANVINCENZO SAVIGNANO: “CULTURA AMBIENTALE NUOVA E NON STRUMENTALE””

  1. franco said

    L’etica della responsabilità! Il tanto invocato e declamato riferimento weberiano rischia di diventare, perciò stesso, un’inutile citazione se non comprendiamo che il Nostro voleva indicare una precisa condizione: quella di agire e di agire facendosi carico delle conseguenze del nostro agire. Così non è stato per la vicenda rifiuti ma così non è più neanche nella vicenda politica. Una volta, quando si sbagliava si traevano o si facevano trarre le conseguenze. Ora tutto scorre in un’inesorabile indifferenza. La questione rifiuti in Campania è molto più densa di responsabilità di quanto appaia. Non è Bassolino che, al più, può diventarne il capro espiatorio. Non sono i commissari che si ritrovano sempre con più poteri affidati loro dai Governi di vario colore e sempre iù impotenti dinanzi ai muri umani che si ergono disseminati sul territorio. La vicenda ha un suo peccato originale. Un peccato non veniale ma mortale: aver consentito di dire no la prima volta sul Formicoso. Non per il Formicoso ma perchè, da allora in avanti, si è innescato un circolo vizioso dal quale non siamo più usciti. Occorre rompere il cicrcolo vizioso e lo possono fare solo i cittadini. Quelli responsabili, appunto. Quelli che si renderanno conto finalmente che non serve dire sempre e comunque no perchè oramai siamo invisi alla Nazione intera e siamo diventati ridicoli agli occhi del mondo intero. Se non vogliamo i nostri rifiuti perchè mai gli altri dovrebbero accettarli?. E, si sappia, anche quelle nazioni e quelle regioni che li accettano lo fanno per impinguare le loro casse e per tenere in vita i loro impianti. E lo fanno a caro prezzo, ad un prezzo che, ancora non ce ne accorgiamo, pagheremo rpima o poi noi cittadini.
    E’ impopolare dire si, ma è mortale per la nostra economia continuare a dire no. E oi, vorrei asggiungere, c’è un limite culturale. Fin quando la questione rifiuti resta confinata come mera gestione di un servizio saremmo ricoerti di rifiuti. Occorre alicare olitiche industriali ed interventi amministrativi mirati. Mi spiego: se non si interviene a monte, riducendo o eliminando fin dalla nascita dei prodotti quelle materie non biodegradabili o comunque inadeguate allo scoo i rifiuti continueranno a crescere ad un ritmo sueriore a quell del IL. Emerge in tutta evidenza l’indiscutibile priorità che assume la politica della prevenzione nella produzione dei rifiuti, non a caso indicata dall’Unione Europea come il punto cardine su cui costruire una lungimirante politica dei rifiuti. Faccio un esempio ricavato dalla letteratura in materia: la plastica, derivata da una risorsa preziosa come il petrolio ed altamente inquinante, vede bene impiegate le sue insostituibili caratteristiche di elasticità, plasticità, isolamento, impermeabilità e durata, quando impiegata per realizzare oggetti durevoli, ma è irrazionalmente utilizzata se impiegata per realizzare sacchetti, flaconi ed imballaggi destinati ad essere rifiuto dopo essere stati utilizzati per il breve tempo necessario al trasporto dei prodotti acquistati in un negozio: eppure quest’ultimo e il suo uso più diffuso. Inoltre, utilizzarla per prodotti usa e getta significa trasformare in uno svantaggio la sua migliore caratteristica: la non degradabilità. Altri materiali biodegradabili, derivati da sostanze naturali e non dal petrolio, insostituibili caratteristiche di elasticità, plasticità potrebbero essere efficacemente utilizzati per produrre tessuti,contenitori, imballaggi. Altro esempio è l’assurdità dell’uso dell’alluminio per i contenitori di bevande, un materiale così prezioso che per essere prodotto richiede 10 volte l’energia necessaria a produrre il vetro e più di tre volte quella necessaria a produrre la plastica. Come vedete occorre pensare a tutti gli aspetti del ciclo di vita dei prodotti, dal loro progetto iniziale al loro ridursi in rifiuto, con l’obiettivo di garantire che ogni prodotto sia utilizzato al meglio delle sue caratteristiche, evitando sprechi ed usi impropri.
    E perchè gli Enti Locali, nei loro bandi di fornitura non adeguano i capitolati in modo tale da incidere sulla scelta dei prodotti da acquistare?
    Anche questa è politica dei rfiuti ed anche questo ci può aiutare a salvaguardare l’ambiente e le nostre vite.

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