I Resistenti, con il Sud

Gargani: generosità, altruismo?

Posted by Staff su novembre 2, 2007

L’on. Giuseppe Gargani, da tempo, interviene, quasi ossessivamente, sulle vicende della Margherita e del partito democratico. Nulla di strano se, appunto, non vi fosse quest’insistenza -per così dire, preoccupata- su entrambe le esperienze. C’è un richiamo continuo ai dirigenti di questi partiti, come a dire “ripensate a quello che state facendo perché vi dirigete verso un sicuro precipizio”. Insomma, sembra preoccuparsi più del destino dei suoi ex compagni di viaggio che non del destino del suo partito di approdo. Generosità, altruismo? Tentativo di dimostrare che la scelta giusta poteva e doveva essere diversa? Articolazione di una tesi politica? Conoscendo Gargani, propendo per quest’ultima lettura e come uomo “dell’ultima panca”, già democristiano, poi popolare, quindi Margherita ed oggi democratico vorrei fare alcune considerazioni. E da laggiù, dall’ultima panca, appunto, non taccio il mio rammarico ed il mio sconcerto per la scelta dell’on. Gargani. Sia ben chiaro non l’ho capita né condivisa, ma la rispetto se non altro perché, se non sbaglio, è stata anche un gesto di ribellione nei confronti di chi ritiene di avere potere di vita e di morte su tutto e tutti.Veniamo al punto, anzi ai punti, dell’intervento dell’on. Gargani, riportato sul “CORRIERE” di qualche giorno fa.primo punto. Gargani assume, con accentuata ipermetropia, che Forza Italia sia un partito di centro ed il Partito popolare Europeo il naturale riferimento politico-culturale e, tuttora, la riconoscibile “residenza” del popolarismo europeo. Sulla connotazione “centrale” di Forza Italia, in senso politico, credo di potermi limitare a dire che i fatti sono più eloquenti di ogni affermazione. Sul Partito popolare europeo, la sua evoluzione è sotto gli occhi di tutti ed il riferimento al popolarismo europeo di Forza Italia definisce l’attuale natura dell’uno (il popolarismo europeo) e dell’altra (Forza Italia). è proprio questa affermazione, certo generosa e illuminata nelle intenzioni di chi la formula, che suscita perplessità e disagio in chi si è ispirato al popolarismo ed al cattolicesimo democratico. L’evoluzione storica dei partiti – semplifico- democristiani e social-comunisti europei ci indurrebbe a superare un equivoco che, in Italia, ci portiamo dietro da almeno 15 anni.

Esclusa l’Italia, quindi, ben prima del 1989, la coabitazione tra cattolici democratici e conservatori era ovunque conclusa: i partiti dc, ove sopravvissuti, come in Germania, o neonati, come in Portogallo e in Spagna, erano ormai saldamente in mano a cattolici conservatori impegnati a governare in modo democratico il loro elettorato, ma chiaramente distanti dai contenuti di quello che abbiamo sempre chiamato “cattolicesimo democratico”. Lo scontro del 1948, che ha strutturato il sistema politico italiano fino al 1989 in modo diverso dagli altri Paesi europei, oscurava i conflitti interni, pur importanti e decisivi, che apparivano minori rispetto a quella linea di demarcazione. La transizione che si apre dopo il 1989 è in realtà il tentativo di recuperare il ritardo con gli altri sistemi europei. Anche in Italia si ripropongono le due soggettività. La prima si manifesta col perseguimento del progressivo allargamento a sinistra delle formule politiche e considera insuperabile la frontiera verso destra e la seconda che assomma la prudenza sociale dei cattolici liberali e la tutela prioritaria della Chiesa istituzione che c’era nell’impostazione originaria del cattolicesimosociale.

Entrambe dentro la democrazia, distinte e distanti dal comunismo e dal fascismo, ma non allo stesso modo.La deriva conservatrice (e neoliberista, aggiungo io) del Partito popolare europeo, le più o meno celate posizioni euroscettiche, l’abbandono dei valori originari, come il federalismo europeo e l’economia sociale di mercato, sono sotto gli occhi di tutti. Esso ha lasciato orfani quei cattolici -e non solo cattolici- che hanno a cuore valori come l’economia sociale di mercato, la giustizia sociale, l’europeismo, il multilateralismo, valori importanti nella tradizione popolare e democristiana a partire da Sturzo. La presenza sempre più centrale dei popolari spagnoli (simili alla nostra AN), la stessa intenzione manifestata da Alleanza Nazionale di entrare nel PPE, la fusione con i Democratici Europei (movimento politico di “destra” fondato e guidato dai conservatori inglesi), hanno finito, praticamente, per snaturare il “centrismo” e per orientare il Partito popolare europeo verso una linea politica tutta sbilanciata a “destra”. Insomma, il popolarismo è rimasto solo un vago e malinconico richiamo nell’etichetta.Secondo punto. E’ vero che nella storia della dialettica politica europea forze socialiste e organizzazioni cattoliche sono state segnate da un elevato tasso di conflittualità e rivalità. Tuttavia, una lunga e felice evoluzione ha segnato, fin dall’inizio del secolo scorso, queste due culture politiche. Nel campo socialista è maturata l’opzione riformista, che accettava di dialogare con lo Stato nell’ interesse delle classi lavoratrici, un certo realismo sindacale, un protagonismo politico maturato col suffragio universale maschile (che gli effetti della guerra e delle difficili scelte relative resero molto diviso al suo interno, provocando insieme l’esito fascista e la scissione comunista); nel campo cattolico le esperienze sindacali, iniziate sotto la spinta della Rerum Novarum, quelle amministrative, la nuova cultura universitaria giovanile, maturavano un rapporto positivo col mondo moderno e i fatti compiuti, che, avrebbe dato luogo al cosiddetto cattolicesimo democratico. Gia prima dell’avvento del fascismo in realtà, se le culture di riferimento socialista e cattolico-democratica restavano senz’altro distanti, anche nella versione socialista riformista, maturavano tuttavia convergenze di fatto sul valore della democrazia diffusa, della difesa sindacale e delle politiche di solidarietà, sul valore democratico e popolare delle autonomie locali. Quello che dovrebbe spiegare, meglio di ogni altra affermazione, questo lungo processo è che la simbiosi delle culture politiche è assai più avanzata di quanto si pensi. E’ comune ad entrambe le tradizioni l’abbandono della invasività e del centralismo dello Stato nazionale, per riconoscere i più livelli della sovranità ( internazionale , nazionale, regionale, locale), l’abbandono di un internazionalismo solo di lotta o testimonianza per un internazionalismo di governo della pace, il riconoscimento dell’autonomia della società civile e il valore del mercato regolato, l’obiettivo politico della inclusività di tutti i soggetti. Queste tradizioni diventano, prima, l’asse della coalizione politica che, nell’ultimo decennio, si è battuta contro la destra, oggi il Partito democratico, elemento di chiarificazione e razionalizzazione del sistema politico italiano. Terzo punto. La scelta del Partito democratico è la coerente conclusione di un lungo itinerario che si può non condividere, ma che non può essere considerato uno strappo imposto da un’oligarchia di un partito che, peraltro, Gargani considera “evanescente”. Veltroni potrà anche non piacere, ma certo non si può dire che sia stato acclamato senza un documento, senza una discussione, senza un itinerario, senza un programma. In questo l’on. Gargani non si dimostra un osservatore, appena appena, attento. Undici anni di discussioni, di accelerazioni, di frenate, di documenti sono ben più che un itinerario. Oltre tre milioni di partecipanti alle primarie, preceduti da dibattiti impegnati, da documenti pregnanti, da confronti su proposte diverse hanno rimesso la costruzione del partito nuovo nelle mani di un leader che hanno liberamente scelto e non nelle mani di un demagogo che, solo grazie ai mezzi di cui dispone, si impone e pretende di essere capo carismatico.Quest’ultimo, senza dubbio, mi sembra molto più vicino al fenomeno del caciquismo nei paesi sud-americani.Quarto punto. Su una cosa ha ragione l’on. Gargani: quando dice che il p.D. è il partito che non c’è. Non c’è ancora. E’ appena nato! Lo stiamo costruendo e lo si costruisce nel mentre lo si definisce nella realtà quotidiana. Lo si definisce in base al tipo di società che abbiamo proposto al Paese, alla capacità di svilupparla, alla partecipazione che siamo in grado di sollecitare, ai legami che stabiliamo tra dirigenti e diretti – cioè al tipo di democrazia che organizziamo- , al modo in cui interveniamo e condizioniamo i diversi flussi e le diverse correnti della cultura nazionale. Sarà questa l’identità del partito nuovo che non c’è ancora, ma che ci sarà presto.
Francesco Maselli

Annunci

Una Risposta to “Gargani: generosità, altruismo?”

  1. Marco said

    Ma quando finisce la politica dei pannoloni? Cercasi disperatamente una badante per Gerardo, Peppino e Ciriaco. Don Antonio già ce l’ha e si trova bene.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

 
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: