FONDAZIONE “GENERAZIONI”: FORUM DEI TERRITORI con MASELLI,VITTORIA ed ARMINIO
Pubblicato da Staff su Maggio 12, 2008
Sabato 10 maggio c.a. alle ore 10,00, presso l’aula conferenze del monastero di S. Pietro A Cesarano in Mugnano del Cardinale (AV), si è tenuto il
F O R U M D E I T E R R I T O R I
sul tema: Luoghi, Diritti e Nuovi Spazi politici.
Ha introdotto i lavori con un’ampia relazione il dott. Franco Vittoria, presidente della Comunità Montana Vallo Lauro Baianese.
Altri relatori che hanno stuzzicato un ampio ed articolato dibattito fra i convenuti sono stati l’ing. Franco Maselli già Presidente dell’Ente Provincia di Avellino e membro della direzione regionale della Campania del PD, profondo conoscitore del territorio e Franco Arminio, intellettuale e paesologo.
È stata notata anche la presenza di Enzo De Luca, senatore di fresca nomina.
Diversi i rappresentanti istituzionali tra i quali il sindaco di Lioni, Rodolofo Salzarulo, quelli di Montoro Superiore e Montoro Inferiore: De Giovanni Francesco e Carratù Salvatore, Michele Langastro Presidente della Comunità Montana Serinese-Solofrana, Carmine De Blasio direttore Piano di Zona, Toni Ricciardi ricercatore universitario, diversi segretari comunali tra cui quello di Mugnano Sperandeo Guido Matteo, Amalio Santoro e Lello De Stefano dirigenti provinciali del PD, oltre a tanti consiglieri comunali, consiglieri di Comunità Montane provenienti da tutta la provincia ed un folto pubblico di cittadini interessati al tema in questione.
È molto difficile parlare dell’Irpinia – esordisce Franco Vittoria – perché, essendo questo un territorio fatto di grandi contrasti che vanno dallo spopolamento dell’alta irpinia all’iperpopolazione del baianese, è necessario prima capire le mutazioni in atto del contesto – se trattasi cioè di classi sociali da analizzare, o di problematiche collettive da interpretare- se si vuole assicurare attenzione alle persone ed ai loro bisogni.
Per fare questo, si deve prendere atto che ci sono difficoltà distinte per pezzi di territorio e che quindi bisogna ipotizzare modelli diversi da mettere in campo. C’è bisogno di leggere con un linguaggio nuovo ciò che accade.
I luoghi e gli spazi sono cambiati come interlocuzione. Ad esempio, internet che allontana i luoghi, quindi nuovi luoghi: i supermercati, che sostituiscono i vecchi luoghi, l’agorà.
Non ci sono più comunità, ma spazi nuovi e luoghi nuovi. Anche i processi economici sono cambiati; prima erano ristretti entro luoghi, oggi, invece, sono diventati processi globalizzati, i cui effetti influenzano la vita economica di tutto il mondo.
Oggi, c’è un pezzo di grandi ricchezze e grandi pezzi di povertà. Ci sono nuovi flussi di migrazione che s’incrociano e quindi nuovi diritti da tutelare: quelli relativi agli stranieri che s’insediano sui nostri territori e quelli relativi a vecchi diritti che quasi scompaiono a causa di nuove emigrazioni: i nostri giovani che vanno via e non ritornano più.
Ci sono dei mutamenti in atto nell’organizzazione sociale che, se non ben compresi, si stenta non poco, poi, a capire la fenomenologia comportamentale di una scelta politica consumata dagli elettori.
La società italiana attuale, nell’esprimere o meno pezzi di consenso, si è distinta più per esigenze obiettive e strutturali da salvaguardare che per vecchie ideologie.
Se capissimo questo, non ci meraviglieremmo più per il voto di una delle cosiddette categorie politiche, quella della sinistra che oggi è andato a Berlusconi.
Dobbiamo convincerci che nella testa delle persone le vecchie categorie della politica sono state cancellate. Sono i bisogni che la fanno da padrona. Ci sono nuovi bisogni da appagare ed in più la preoccupazione per le difficoltà nella gestione dei bilanci familiari che non si riescono a far quadrare.
Nella riflessione sociologica, poi, è da tenere presente il valore di altre entità morali (nuove religioni), perché ci sono nuove etnie che s’insediano sul nostro territorio.
Una realtà che cambia richiede strumenti nuovi per soddisfare bisogni? I bisogni di chi, delle vecchie o delle nuove entità, di chi è rimasto o di chi è arrivato, oppure bisogna individuare strumenti cui possono far capo tutti?
Quale modello di democrazia, infine, calare sulla realtà, la nuova realtà, per garantire nuovi diritti ad entità sociali, morali e culturali che cambiano con una velocità che fa del futuro dell’oggi il presente del domani ed il vecchio già nel dopodomani?
“Ho lasciato la bigiotteria del paese per passare all’oreficeria del paesaggio”. In tal modo da inizio alla
sua relazione l’intellettuale paesologo Franco Arminio, descrivendo il suo percorso nel raggiungere la sede del forum e mettendo ben in evidenza sul tavolo della discussione quella che dovrebbe essere la prima chiave di lettura di un territorio.
Avere i sensi spalancati da parte di chi fa politica – continua il relatore – vuol dire andare in un posto non assillato da quello che si deve dire, ma osservare quello che si vede, riflettere, ed esprimersi tracciando opinioni e dando indicazioni, risposte.
Se si ama il territorio, il proprio territorio non si deve aspettare la televisione per dare soluzione a problemi. (Cita al riguardo Giuseppe Rosato, il manager dell’ospedale civile “Moscati” di Avellino che solo dopo l’intervento di “Striscia la notizia” che gli ha messo sotto il muso la scena dell’immondizia fin sotto i primi piani dell’ospedale, si è preoccupato di farla togliere).
Chi ha visto la televisione a Milano, sicuramente avrà detto: è mai possibile che ci vuole la televisione per far togliere l’immondizia dall’ospedale di Avellino?
Stigmatizza, con l’occasione, anche il comportamento dei media che gli hanno negato la pubblicazione di una sua riflessione sul caso, per non turbare la tranquillità politica del potere locale. “Hanno manifestato un atteggiamento non collaborativo con gli interessi dei cittadini, per non cozzare contro il potere politico di Ciriaco De Mita, rappresentato dal manager in questione”.
Se vogliamo parlare di territorio – incalza nel suo ragionamento il paesologo – dobbiamo parlare di cose che appartengono alle persone.
Come PD, dobbiamo avere uno sguardo lungo sulla complessità del mondo e lo scrupolo per analizzare la sua realtà, tenendo sotto osservazione l’ecologia: la politica non parla del pericolo di scomparire che corre il mondo.
Il buon passaggio dalla bigiotteria all’oreficeria del paesaggio, venendo qua – afferma tirando anche l’orecchio a chi amministra il paese di Mugnano del Cardinale - è stato oscurato da un vecchio materasso abbandonato sul ciglio della strada. E’ un frammento di mancanza di amore e di assenza di dolore.
Ciò avviene anche in politica – afferma. E, continuando imperterrito nella sua fredda, critica e spietata analisi, va giù di corsa attraverso i ripidi pendii delle sue osservazioni. - Anche su di essa è opportuno soffermarsi e riflettere- aggiunge -.
Di poi, come una saetta: “le facce dei politici del PD, terminate le elezioni ed a batosta incassata, mostrano un’assenza di dolore. Il motivo è che la politica comporta la gioia di comunque stare sulla giostra anche se si perde”.
La semplicità di chi sa di essere nel giusto e la fierezza della sua postura, la profondità del suo sguardo felino, il flusso magico, laser che parte dalle sue pupille azzurre come il terso cielo che si staglia all’orizzonte dei suoi monti, catturano l’attenzione ed immobilizzano i pensieri della folta platea in un turbinio di considerazioni.
Lui pedala con scioltezza sui sentieri delle sue ragioni, un fiume in piena che con il suo fresco e sano borbottio s’incanala nei cunicoli della coscienza e porta ossigeno e luce a menti rattrappite, plagiate ed abituate a non vedere anche quello che è marcatamente visibile e sotto gli occhi di tutti.
La politica la fanno i politici – andando giù senza freni inibitori, dice -. Anche gli amministratori, i nostri amministratori sono politici perché s’interessano delle cose dei territori, dei luoghi, degli spazi su cui insistono delle persone.
E noi, ahimé, stiamo ricoprendo il paesaggio di cose, tra le quali, la politica. Sono tutte cose che producono una polvere che non ci fa vedere nulla.
Troppo spesso – e, subito, un altro fendente - verifichiamo che coloro che ci amministrano tolgono il ciottolato dai nostri centri storici e mettono le mattonelle rosse, vedi il paese di Savignano Irpino.
Hanno cancellato le righe sul palmo delle mani!
La politica del PD deve tendere alla conservazione. Se ci carichiamo di cose come un albero di natale avremo una cornice troppo pesante.
Ci sono luoghi e territori da preservare, perché luoghi e territori hanno funzioni diverse: se devo andare dal parrucchiere mi reco nel comune di Lioni; viceversa, se devo respirare aria buona vado nel comune di Cairano. Non tutto, necessariamente deve essere concentrato nella stessa parte.
Questo succede anche ai politici che si affannano a posizionarsi ognuno in quattro o cinque Enti contemporaneamente, disinteressandosi, poi, di aumentare le pensioni. Questo modo di essere rappresenta la malattia della società.
Il PD, se vuole, può, e, a mio avviso, deve, essere la medicina per una società ammalata dove i luoghi sono un non luogo. È un luogo disperato quello dove c’è un giovane che non sa cercare una cicoria, non sa cucire un vestito.
La politica deve mettersi in movimento, deve prendere aria.
Anche il PD non deve chiudersi nelle stanze, ma ritornare sui luoghi, tra la gente. Deve dire cose chiare, precise e già questo fa del PD un partito: Rosato, manager dell’ospedale civile di Avellino, se ne deve andare – una richiesta chiara e precisa -.
Il nuovo partito non deve avere paura di dire cose concrete; non deve avere paura di dire a chi già sta in un Ente che non può essere pure in un altro Ente. Così si fa il partito.
Dobbiamo accorciare l’Irpinia perché ciò che accade nel comune di Bisaccia interessa anche al comune di Quadrelle. Io noto che c’è voglia di stare insieme, di fare comunità.
Per fare questo, però, c’è bisogno che apriamo un corso dove tutti si relazionano, che va da Bisaccia a Quadrelle.
Franco Maselli discetta sul rapporto fra politica e società, tra territorio, spazio e socialità, tra globale e locale, tra globalizzazione globalizzante e localizzazione localizzante.
La politica – afferma- deve essere intesa come socialità collettiva. La politica è tale, solo se fa scattare un sentimento che porta alla risoluzione dei problemi. Il territorio deve essere visto e considerato come patrimonio.
È un territorio, però, che deve essere inserito e rapportato al globale perché è la globalità che regola i flussi sociali ed economici non solo, ma li influenza anche, determinandone o meno l’economia.
Quindi luoghi e spazi recettori che si orientano e si modificano nel loro determinismo sociale ed economico in funzione di ciò che accade da qualche altra parte dell’emisfero. È una territorialità, per certi versi, senza confini, da mettere sotto la lente di ingrandimento.
Ciò impone alla politica di essere attenta su fronti diversi. Non tutti gli indirizzi possono essere indicati, infatti, guardando al locale; non tutte le strategie da mettere in campo possono essere pensate e progettate guardando solo a quello che accade sotto i tuoi occhi, lì dove tu vivi.
La politica, quindi, nel procedere nelle sue competenze deve guardare ad una società non più e non tanto più “particolare”, del posto, (di quel luogo che rischia così di diventare un non luogo se rapportato ai vecchi schematismi, ossia quella che si caratterizza per stanzialità), quanto ad una di tipologia diversa, più ampia, quella, cioè, inserita in una socialità collettiva.
È l’importanza del locale inserito nella mondializzazione da valutare o, per meglio dire, da rivalutare, se si vuole fare l’interesse della gente in maniera seria e compiuta.
Se si capisce questo, si comprendono anche fenomenologie, atteggiamenti, situazioni e comportamenti che lì per lì, a primo acchito ti lasciano anche perplesso.
Se ben si comprende ciò che è, in altre parole, quello che in uno spazio temporalmente brevissimo più non è perché si modifica in continuazione, a velocità inimmaginabile al punto che si stenta pure a coglierne i mutamenti, si è già sulla buona strada per interpretare le esigenze e progettare soluzioni ai bisogni.
Quindi tante piccole irpinie inserite in un’irpinia che , a sua volta, è calata in un contesto regionale, nazionale e mondiale.
Tante piccole irpinie che costituiscono il patrimonio dell’irpinia su cui, nell’ambito di un contesto regionale, nazionale e mondiale, far scendere progettualità compatibili sia con il territorio, con le sue vocazioni e le sue culture, sia con le richieste del mercato globale.
Questa è la chiave di lettura per capire il perché del sorgere di nuovi centri di aggregazione, socializzazione, il “ vulcano buono”.
Essi sostituiscono le vecchie piazze, i vecchi luoghi di attenzione che, se non riusciamo a metterci in sintonia con i mutamenti in corso, rischiano davvero di diventare non luoghi.
C’è, allora, la necessità di approfondire bene il problema del locale-globale, per la complessità della sua lettura.
Rispetto a detto problema, la sociologia contemporanea risponde con l’elaborazione del concetto di globalizzazione globalizzante e localizzazione localizzante.
La globalizzazione globalizzante altro non è che il cosiddetto fenomeno della macdonaldizzazione in atto: le grandi multinazionali delocalizzandosi in tutto il mondo tendono ad imporre una cultura di un certo territorio ad altri territori.
Non è più, quindi, il sistema sociale che si attrezza per rispondere alle richieste degli individui, ma sono, invece, i grandi gruppi industriali e di potere che orientano le richieste sui loro modelli, le miniere delle proprie ricchezze.
Come è facile capire, la persona, in questo tempo, non è vista più come soggetto attivo che vive la promozione umana e sociale della sua condizione, ma uno strumento passivo, un oggetto da sfruttare in funzione di una produzione di ricchezza da assicurare.
Al centro non viene più messo l’uomo ma l’economia. L’economia, infatti, non è più in funzione del soddisfacimento dei bisogni dell’uomo, ma è quest’ultimo, invece, che è utilizzato dall’economia come nutrimento ai bisogni della produzione.
Cosa, allora, possiamo contrapporre a questa filosofia incalzante? Ad essa possiamo rispondere, sempre secondo la sociologia contemporanea, con la localizzazione localizzante.
La localizzazione localizzante, in effetti, non è altro che un insieme di cose che nascono sul piano locale e si proiettano sul globale con la propria cultura, mettendola dentro uno scenario che riguarda l’intero mondo.
Però, non è solo l’economia che è globalizzante. Altro aspetto da non sottovalutare che ha una non piccola incidenza sui non luoghi è quello della comunicazione.
La comunicazione imperante, oggi, con il cosiddetto mondo di internet, mette in relazione segni, parole e voce, ma non si sta insieme, non si crea un legame.
Pur comunicando, ci sentiamo soli perché gli spazi cibernetici stanno sostituendo i contatti con la fisicità delle persone.
Sebbene soggetti ed oggetti siano correttamente riconosciuti, tuttavia siamo investiti da una perdita di capacità di annusare emozioni, sensazioni che ti possono essere trasferite solo se l’interlocutore lo tieni di fronte.
Solo in tal modo hai davvero la possibilità di metterti in relazione vera con lui, da persona a persona, da soggetto a soggetto di carne viva.
Così i luoghi diventano non luoghi. Rispetto ad essi la politica deve porsi domande e dare soluzioni e non essere più muta ed assente. Bisogna cambiare gli atteggiamenti della politica: dare gli esempi sempre.
Le tre relazioni oltre ad essere state ben apprezzate dagli astanti, hanno scatenano un nutrito ed approfondito dibattito fra i convenuti.
Gli interventi sono stati tanti, tra cui quello del sindaco di Lioni Rodolfo Salzarulo docente di filosofia, Carmine De Blasio che si sofferma sul concetto di luoghi e comunità.
Di Toni Ricciardi ricercatore universitario oltre che amministratore, che interloquisce anche sulle problematiche e temi amministrativi prospettati ed analizzati da Guido Sperandeo, Segretario comunale che, a sua volta, da assicurazione circa la rimozione veloce del materasso dalla strada di Mugnano, il paese ospitante il forum.
Di Genovese Domenico da Baiano, giovane entusiasta del PD, nonché brillante filosofo che intreccia il suo argomentare con quello dei relatori e del pubblico partecipante.
È stata davvero una bella giornata. Per la prima volta ho assistito ad un dibattito vero, onesto, approfondito e senza infingimenti.
Sono stato in un luogo dove si è parlato per quasi una giornata intera di questioni vere, dove sono stati prospettati problemi aderenti alla realtà e, caso strano, per la prima volta sono state anche offerte soluzioni.
In questa sala-conferenze non ho visto attori. Semplicemente c’erano persone vere che non solo hanno dibattuto questioni importanti, ma hanno anche trasmesso emozioni e suscitato grande attenzione.
Sono rimasto così soddisfatto e preso dalla discussione a cui ho assistito che non ho avvertito il bisogno, come spesso mi accade, di andarmene via né prima, né a convegno ultimato.
È questa una delle poche esperienze che incornicerò nell’album dei miei pochi ricordi più graditi.
bernardino tirri



JustForThe Best detto
Hi,
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